Altro che fannulloni o choosy. In Europa, i giovani italiani sono i più disponibili a rendersi utili per il loro Paese

Da un’indagine dell’Istituto Toniolo di Milano, l’83% dei giovani italiani vorrebbe sentirsi utile alla comunità in cui vive

giovani

Li hanno chiamati fannulloni, choosy, “gente che è bene non avere tra i piedi”. Sono i giovani italiani, per i quali un’indagine dell’Istituto Toniolo di Milano ha rivelato che “si distinguono dai loro pari di altri Paesi europei per il desiderio di essere parte attiva nel promuovere il bene della propria comunità: il valore più elevato, infatti, è quello dell’Italia (83,4%), seguita dalla Spagna (circa 81%), mentre si scende sotto il 70% in Gran Bretagna, Francia e Germania”.

Sono giovani tutto cuore e anima per la loro terra e i loro concittadini. Sono innamorati del loro Paese dal quale invece, troppo spesso, per ragioni di lavoro, sono costretti a fare i bagagli e a spostarsi altrove, anche per svolgere lavori non proprio consoni ai loro titoli di studio. Emblematica è stata la lettera aperta inviata al ministro Poletti da una ricercatrice italiana emigrata in Francia:

Prima ci avete costretto ad andarcene. Poi ci sbeffeggiate, dicendo che è meglio se ci siamo tolti da piedi. No, ministro, le sue scuse non sono accettate. Perché le vostre politiche sono uguali a quelle sue parole […] Il problema, ministro Poletti, è che lei e il suo governo state decretando che la nostra generazione, quella precedente e le future siano i camerieri d’Europa, i babysitter dei turisti stranieri, quelli che dovranno un giorno farsi la guerra con gli immigrati che oggi fate lavorare a gratis.

L’Istituto Toniolo di Milano, in collaborazione con l’Agenzia nazionale giovani, ha pubblicato i risultati  emersi dal focus sulla partecipazione sociale e politica: “I dati derivano da due indagini rappresentative dei giovani tra i 18 e i 34 anni. La prima è stata condotta a inizio ottobre 2016 su un campione di oltre 6mila giovani italiani. La seconda è stata condotta a metà luglio 2016 sui sei Paesi dell’Unione europea più popolosi, inclusa la Gran Bretagna (gli altri sono Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia), su un campione di circa mille giovani in ciascun Paese”.

I ragazzi italiani, dunque, “presentano un grande desiderio di essere soggetti attivi nei processi di cambiamento e miglioramento del territorio in cui vivono. Le nuove generazioni nel nostro Paese si trovano con maggiori ostacoli nell’entrata piena del mondo del lavoro, nella realizzazione dei propri progetti di vita, ma anche meno nel coinvolgimento nell’impegno sociale rispetto ai coetanei degli altri paesi avanzati. Eppure il loro desiderio di essere partecipativi e di contare è alto”.

I nostri ragazzi sono un dono preziosissimo per i quali le politiche nazionali e locali dovrebbero fare di più e i politici spendersi di più per loro. Sono i piccoli di casa, della grande famiglia italiana.  Come un buon padre si toglie il pane dalla bocca per sfamare i suoi figli, così dovrebbe fare il nostro Paese per la parte più bella, ma anche la più fragile della nostra società.

Che gli italiani avessero il cuore grande è cosa nota, ma è sorprendente che nonostante la delusione e la forte demotivazione che accompagna i nostri giovani a causa della mancanza di lavoro, proprio loro sono quelli che in Europa brillano per solidarietà: “Il 74,2% dei giovani tra i 18 e i 34 anni in Italia – racconta il focus dell’Istituto Toniolo – si dichiara disposto a svolgere attività di volontariato”. Rispetto ai loro coetanei europei, i ragazzi italiani sono quelli con la più marcata disponibilità a condividere il proprio tempo per aiutare gli altri (69,5% Spagna; 61,3 Regno Unito; 60,7% Polonia; 57,5% Francia; 56% Germania).

Solo una preghiera… non chiamateli più fannulloni!

 Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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