Addio a Wes Craven, il maestro dell’horror

C_4_articolo_2130894__ImageGallery__imageGalleryItem_4_imageHollywood perde uno dei suoi più grandi maestri del genere horror, Wes Craven, scomparso all’età di 76 anni. Esordi’ negli anni 70 con pellicole di culto come L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi, entrando nel mito negli anni 80 e 90 con Nightmare – Dal profondo della notte e Scream, capostipiti di due celebri saghe.

Autore estremamente colto e intelligente, Craven si è ritagliato un posto nella storia del cinema sovvertendo e rivoluzionando molti canoni. Considerato un artigiano dell’angoscia e della paura, Craven si è imposto nel 1984 con Nightmare – Dal profondo della notte che trasporta l’orrore nella fase onirica, con lo stile tipico dello slasher anni 80 e una serie di teenager protagonisti (tra i quali l’esordiente Johnny Depp). Ma a trasformare la pellicola in un mito è il personaggio di Freddy Krueger, icona assoluta interpretata da Robert Englund: cappellaccio, maglione verde e rosso, volto devastato, Krueger ha abitato gli incubi cinematografici per trenta anni. La fama del personaggio è tale che l’American Film Institute lo ha inserito nella lista dei 50 migliori cattivi di sempre della storia del cinema, al quarantesimo posto.

L’altro film culto di Craven, ispiratore a sua volta di una serie, è Scream, che ruota attorno alla figura di un serial killer, ma stavolta per ironizzare e sbeffeggiare le regole e i luoghi comuni di quel genere che lui stesso ha contribuito a creare e che per questo è considerato un film che smonta i meccanismi stessi dell’horror più che un normale film di paura (cosa che i film di Craven non sono in realtà mai stati). Il 1999 è l’anno in cui Craven lascia l’horror per sperimentare il genere drammatico con il commovente La musica del cuore per il quale Meryl Streep ha ottenuto una candidatura all’Oscar.

L’orrore di Wes Craven era proprio come quello di Hitchcock, colpiva lo spettatore in maniera inaspettata. Craven sosteneva che l’orrore si cela nei nostri ambienti quotidiani, aspettando solo di cogliere l’occasione per manifestarsi e sfogare il proprio desiderio di distruzione. “Sono interessato a spaventare la gente a un livello profondo, non solo a farla saltare sulla sedia” affermava Craven. “I miei primi due film hanno fatto a pezzi tutti i luoghi comuni riguardanti le idee di come andava trattata la violenza al cinema. Prima la violenza cinematografica era gentile e pulita; io l’ho resa dolorosa, prolungata, scioccante e molto umana. E sono io che ho reso umani gli assassini”.

Ilaria Sinopoli

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