Addio a Gastone Moschin, l’ultimo degli “Amici miei”

“Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?”. Gastone Moschin, morto oggi a 88 anni, resterà per sempre nella memoria dei cinefili. Difficile non ricordarlo così, nei panni dell’architetto Rambaldo Melandri mentre esclama felice davanti agli altri compagni di zingarate di Amici miei. Era l’ultimo ancora in vita dopo le scomparse di Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Duilio Del Prete, Philippe Noiret e Renzo Montagnani. Era ricoverato da qualche giorno nell’ospedale Santa Maria di Terni. Attore poliedrico, una lunga carriera iniziata sulle tavole del palcoscenico, aveva raggiunto la notorietà come interprete della commedia all’italiana, diretto da registi come Anton Giulio Majano, Damiano Damiani, e l’immortalità con il film di Mario Monicelli.

Veneto di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, Gastone Moschin era nato l’8 giugno del 1929. La carriera d’attore era iniziata negli anni Cinquanta quando aveva lavorato con la compagnia dello Stabile di Genova, con quella del Piccolo di Milano e successivamente con quella dello Stabile di Torino. Nel 1983 darà vita a una propria compagnia con la quale porterà in scena Goldoni, Miller fino a Cechov.
Il debutto al cinema nel 1955 in La rivale di Anton Giulio Majano, l’esordio nella commedia all’italiana, il genere che decreterà la sua fortuna d’attore, quattro anni dopo, con L’audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy. Ma è del 1962 il ruolo che gli permette di emergere come interprete, quello del fascista in Anni ruggenti, il film diretto da Luigi Zampa. Da quel momento Moschin diventa una presenza costante nel cinema italiano, da La rimpatriata di Damiano Damiani a La visita di Antonio Pietrangeli.

Nel 1972 gli viene assegnato un compito arduo, ovvero quello di prendere il posto di Fernandel, scomparso l’anno precedente, in una delle puntate della saga più popolare dell’epoca, Don Camillo e i giovani d’oggi. L’anno dopo la grande occasione. Francis Ford Coppola gli affida la parte di don Fanucci nella New York di inizio Novecento in Il Padrino parte seconda. Ma è il 1975 l’anno d’oro, quello in cui esce al cinema Amici miei. Moschin è l’architetto Rambaldo Melandri, inguaribile romantico, vittima costante di sbandate d’amore in uno dei film più popolari della storia del cinema italiano, un vero e proprio cult assoluto. Il film si piazza in testa alla classifica degli incassi della stagione. Nel 1982 esce il sequel, stessa squadra, Monicelli alla regia, new entry Renzo Montagnani che sostitusce Duilio Del Prete. Tre anni dopo, nell’85, il terzo film della saga, ma alla regia c’è Nanni Loy e Moschin conquista il secondo Nastro d’argento. Negli anni successivi l’attore rallenta la propria attività. Il 1996 è l’anno della sua ultima interpretazione per il grande schermo, il film Porzus di Renzo Martinelli. Ma non rinuncerà a comparire, nel 2010, nel documentario L’ultima zingarata, dedicato a Amici miei.

Non è stato solo il cinema il grande impegno di Gastone Moschin, perché dalla metà degli anni Cinquanta aveva lavorato per la televisione, da Istantanea sotto l’orologio di Gastone Tanzi, uno dei primissimi lavori, agli sceneggiati di Sandro Bolchi, seguitissimi in tv, come Il mulino del Po e I miserabili. Le sue ultime interpretazioni risalgono al 2000 e al 2001, quando partecipa alle prime due stagioni delle fiction Don Matteo e Sei forte maestro. Da quel momento il ritiro definitivo dalle scene e gli ultimi anni trascorsi in Umbria. Adesso, come in tanti hanno scritto su Twitter, sarà là che ha raggiunto i suoi compari e con loro se la ride, senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapia tapioco, come se fosse antani!

Ilaria Sinopoli

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