Addio a Elsa Martinelli, la diva che conquistò l’America

Si potrebbe raccontare la vita di Elsa Martinelli come una lunga favola, molto simile a quella di Cenerentola, compresa la scarpina fatata. Nel suo caso fu Gary Cooper ad accoglierla bevendo champagne in una scarpa della giovane diva come atto d’omaggio. Oppure pensando al modo in cui entrò nel jet-set internazionale, grazie al sarto Roberto Cappucci che la notò in una boutique di Via Frattina a Roma e subito la volle come mannequin per le sue sfilate.

Elsa Martinelli, scomparsa a Roma all’età di 82 anni a causa di un male incurabile, era una ragazza di Grosseto, settima di otto figli, che aveva un padre ferroviere e una madre casalinga, eppure seppe costruirsi con naturalezza un’aura di eleganza, di fascino e di sobria eccezionalità, tanto diversa dalle belle italiane della sua generazione, quella delle maggiorate. Elsa Martinelli, nata il 30 gennaio 1935, incarnò un fascino opposto e davvero poco italiano, mediterraneo: era fuori dai canoni di allora, non maggiorata, magra e slanciata, alta, non dialettale anzi già bilingue, capace di atteggiamenti da maschiaccio e portamento da gran dama, assomigliava più all’idea di divismo di Audrey Hepburn che alle Miss Italia degli anni ’50.  Come lei stessa diceva: “Del resto col mio fisico avrei mai potuto impersonare una vecchina che fa la calza?”.

Cassiera al bar o infilatrice di perline per aiutare l’economia di famiglia, finì quasi per caso sulle riviste di moda, entrando per scommessa nel mondo del cinema e, al contrario di altre colleghe che nello stesso periodo fecero il tragitto Roma-Hollywood, Elsa Martinelli, iniziò la carriera all’estero. Oltreoceano venne notata da Kirk Douglas per una foto su Life e così nel ’55, 20enne, affrontò il western classico, Il cacciatore di indiani di André de TothA quell’epoca non era facile per una piccola italiana approdare nel firmamento hollywoodiano benché a più d’una fosse pagato il biglietto di sola andata. Elsa Martinelli fece però subito eccezione e con testardaggine si fece immediatamente adottare dalla comunità dello star system. Ma la ragazza, che nel ’56 aveva appena 21 anni, usò il biglietto di ritorno in Italia per seguire Mario Monicelli che le propose il ruolo da protagonista in Donatella. Il titolo e il personaggio a cui era più affezionata si rivelò una scelta felice giacché il film, presentato al Festival di Berlino, le valse il premio come migliore attrice. A quell’exploit seguirono La risaia di Matarazzo, titoli amati dal pubblico e soprattutto l’ambizioso La notte brava di Mauro Bolognini (1959) e il più delicato Un amore a Roma di Dino Risi.  Da Lattuada, a Vadim, da Auriel a Bolognini, da Petri a De Sica fino a Salce, questi sono solo alcuni dei registi con i quali lavorò.

Buona parte della sua carriera da instancabile signora del set (una settantina di pellicole in tutto) appartiene ai due decenni della sua giovinezza, gli anni ’50 e ’60, giacché già nel decennio successivo si concede sempre meno volentieri all’obiettivo del cinema in favore della televisione, del jet-set internazionale, incide un disco come cantante, è giornalista brillante e acuta e presenta anche il Festival di Sanremo nel 1971. Come attrice si concederà un atteso ritorno nel 2004, con la terza stagione della serie di grande successo Orgoglio.

Amava vivere, non ha mai fatto mistero del suo carattere passionale e focoso, viveva nella sua bella casa nei pressi di Piazza del Popolo e fino all’ultimo è stata un’icona e una gran dama dal portamento e dall’innata ed elegante raffinatezza, con la sua voce bassa e sensuale che tanti uomini aveva sedotto, era ironica e tagliente, ma mai cattiva nei giudizi. Elsa Martinelli rimarrà nel firmamento delle grandi dive italiane, una donna che seppe sempre anticipare i tempi e guardare al passato con affetto, senza nostalgia.

Ilaria Sinopoli

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