Addio a Gigi Proietti, il nostro Cavaliere Nero

Ieri 5 novembre sono stati tenuti i funerali di Gigi Proietti nella Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo a Roma. La celebrazione si è svolta in modalità privata, con una diretta televisiva su Rai 1 per evitare troppi assembramenti. In una Roma desolata, a causa delle restrizioni del nuovo DPCM, il feretro, ricoperto di rose rosse, è partito da Villa Margherita alle ore 10 circa, ha compiuto il giro intorno al Marco Aurelio, accolto dal saluto militare di tutte le forze di polizia della città, e poi è arrivato in Campidoglio, dove è stato accolto dalla moglie Sagitta e dalle figlie Carlotta e Susanna. Dopo un tragitto in centro con la gente che ha donato il suo ultimo saluto, il feretro si è fermato presso il Globe Theatre di Villa Borghese, il teatro elisabettiano che Proietti ha creato e guidato per diciassette anni e che porterà il suo nome. Qui lo hanno atteso amici, colleghi ed ex allievi in lacrime, tra cui Enrico Brignano, Paolo Bonolis, Flavio Insinna, Fiorello, Paola Cortellesi, Walter Veltroni. Alle 12 circa il feretro è arrivato in Piazza del popolo ed è entrato in chiesa per la cerimonia a cui hanno assistito pochi amici e la famiglia. Per questa occasione la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che non ha potuto partecipare alla cerimonia perché positiva al covid, ma asintomatica, ha dichiarato il lutto cittadino.

Gigi Proietti, o come lo chiamavano a Roma “Giggi”, è morto il 2 novembre, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, giorno sul quale spesso aveva ironizzato. Da quindici giorni circa era ricoverato in terapia intensiva in una clinica romana per gravi problemi cardiaci, ma la famiglia aveva deciso di mantenere il massimo riserbo. La sua morte ha sconvolto il mondo dello spettacolo, innumerevoli sono stati gli ultimi saluti di attori, cantanti, registi, conduttori televisivi che hanno visto in lui una guida, un maestro, ma soprattutto un padre. Era in grado di essere profondo e serio, ma anche simpatico e ironico. Amava molto la sua città, Roma, e non si esimeva da lodarla ogniqualvolta poteva.

Gigi Proietti è stato un personaggio poliedrico, ha avuto una carriera molto densa come attore, comico, doppiatore, cabarettista, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico.

Da ragazzo si iscrive a Giurisprudenza, ma la abbandona per esibirsi come cantante dei night club. Successivamente si appassiona al mondo dello spettacolo e si iscrive al “Centro teatro Ateneo”, sebbene i genitori non siano convinti delle sue prime prove teatrali.

Dal 1964 ricopre ruoli di contorno sul palcoscenico con il “Gruppo Sperimentale 101” sotto la direzione di Antonio Calenda, di Cobelli e anche con Andrea Camilleri. Tuttavia il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno, a causa di un incidente capitatogli nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente. Ma uno degli spettacoli teatrali più riusciti è A me gli occhi, please del 1976, in sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, inizio di una serie di spettacoli che saranno portati in tour, in cui Proietti potrà mostrare il suo carattere in scena, ricevendo i complimenti di personaggi eminenti come Federico Fellini ed Eduardo de Filippo.

Il suo esordio cinematografico arriva nel 1976 nella commedia di Steno, Febbre da cavallo, in cui interpreta il ruolo di Bruno Fioretti, detto “Mandrake”, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in società con alcuni suoi amici, purtroppo perdendo regolarmente. Dopo questo inizio non vi è un vero e proprio decollo cinematografico, ma avrà occasione di emergere in altri ambiti, innanzitutto come doppiatore di alcuni film famosi come Aladdin (1992) della Walt Disney e il primo Rocky (1976), al posto della voce di Sylvester Stallone. Inoltre esordisce anche sul piccolo schermo nel 1996 con la serie televisiva Il maresciallo Rocca, in cui impersona Giovanni Rocca, vedovo con tre figli, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo. La serie riscuote subito un immenso successo, a tal punto che vengono realizzate cinque stagioni fino al 2005. Questo è l’inizio di una serie di successi nelle serie tv, tra cui Preferisco il Paradiso (2010), nella quale interpreta San Filippo Neri e Una pallottola nel cuore (tre stagioni dal 2014 al 2018), in cui impersona il giornalista Bruno Palmieri specializzato nella risoluzione di vecchi casi di cronaca nera rimasti irrisolti. Nel 2002 ritorna sul grande schermo con il sequel Febbre da cavallo – La mandrakata, diretto da Carlo Vanzina e nel 2019 impersona Mangiafuoco nel pluripremiato film Pinocchio di Matteo Garrone.

In un periodo difficile che ci costringe ad una serie di privazioni e perdite, ci ha lasciato uno dei personaggi più importanti del mondo dello spettacolo, portatore di valori profondi: ha sempre creduto nella cultura e ha saputo valorizzarla al meglio; ha lodato la vita in tutte le sue sfaccettature; ha saputo parlare con leggerezza di temi importanti; ha dato forma ai suoi sogni, insomma, è stato un gigante rimanendo sempre umile.

Addio mattatore, sicuramente da lassù starai sorridendo.

Martina Ragone

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