“Adamo, Eva e la serpenta”: lezione della prof.ssa Muzzarelli al teatro Petruzzelli

imageDomenica 13 novembre è stata la data del terzo appuntamento dei sei previsti dal programma de “La storia nell’arte” : una serie di lezioni tenute al teatro Petruzzelli di Bari da emeriti docenti universitari su varie tematiche (la guerra, il rapporto tra potere e giustizia, il concetto di borghesia e di rivoluzione) da affrontare partendo dalla lettura di opere d’arte.

Questa lezione è stata tenuta dalla prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli, docente ordinario all’Università di Bologna: insegna Storia medievale nella sede di Bologna e Storia del costume e della moda nella sede di Rimini. Alcune delle sue pubblicazioni sono: “Donne e cibo. Una relazione nella storia” (2003); “Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna”(2007); “Breve storia della moda in Italia” (2011).

La professoressa è partita dall’affresco di Michelangelo del peccato originale nella Cappella Sistina per tracciare  la storia in ambito artistico di questo momento cruciale nella Genesi.

Pietro, detto Comestore per la sua fama di “divoratore” di libri, oltre ad essere insegnante e  cancelliere dell’Università di Parigi dal 1164, commenta la Genesi affermando che la scelta da parte del demonio di un serpente col volto virgineo non sia stata casuale, ma mirata, perché i simili tra loro si intendono e si applaudono reciprocamente. Altri due concetti desumibili dall’analisi di Comestore sono l’instabilità femminile e il rimando alla tradizione: Pietro afferma infatti “ut ait Beda”, riportando così, tramite le sue parole, quello che Beda -monaco e storico inglese  vissuto tra settimo e ottavo secolo- avrebbe detto, ma di cui di fatto non sono state trovate tracce.

Ad ogni modo, ne “Il peccato originale” di Michelangelo sono centrali sia il gioco di sguardi di complicità tra Eva e la serpenta sia il tocco delle loro mani: la serpenta non si limita ad avvicinarsi  senza sfiorare la mano di Eva – come avviene nella “Creazione” tra Dio e l’uomo- ma la cattura, la rende di sua proprietà. Adamo invece è in disparte, come se fosse affetto da una parziale incapacità di agire.

Se nella “Creazione” Michelangelo fa avvicinare asintoticamente la mano dell’uomo a quella divina senza mai fargliela toccare- in modo da rendere manifesta l’inarrivabilità degli attributi divini per la finitudine umana- specularmente, nel “Peccato originale”, rappresenta la coincidenza tra l’uomo e la sua natura istintuale : questa constatazione pittorica non si chiude però nichilisticamente su di sé  perché, se si considera il “Peccato” parallelamente alla “Creazione”, si coglie la possibilità umana di elevare il proprio istinto al pensiero, una facoltà -come direbbe Aristotele- di matrice divina, in quanto essa attualizza la potenzialità della conoscenza, rendendo conosciuto ciò che è potenzialmente conoscibile.

La professoressa si è poi riferita ad una “Bibbia moralizzata” del 1230/40 in cui gli insegnamenti sono trasmessi  in una duplice forma: didascalica e iconografica.  Le immagini rappresentavano la circolarità di sguardi tra Eva e la serpenta ed erano funzionali a istruire la ragazza- a cui questo testo era stato regalato per il matrimonio- affinché conoscesse la vulnerabilità femminile.

Nel capolavoro di pittura franco fiamminga del XV secolo “Très Riches Heures du Duc de Berry” – codice miniato dei Fratelli Limbourg e risalente circa al 1412- emerge la femminilità della serpenta: essa è rappresentata con biondi capelli lunghi, fronte alta e pelle chiara. Anche in questa raffigurazione Adamo risulta essere in disparte.

Un’altra opera in cui è esaltata la femminilità della serpenta è il dipinto del peccato originale di Raffaello Sanzio presente nei Musei Vaticani: il serpente dal volto femminile è infatti vestito secondo la moda del tempo.

La prof.ssa Muzzarelli si è poi focalizzata sulla facciata della cattedrale parigina Notre Dame e sullo “Speculum Humanae Salvationis”- un trattato devozionale anonimo dell’inizio del quindicesimo secolo- per mettere in luce la loro affinità: in entrambe emerge l’immagine dell’uguaglianza tra Eva e la Serpenta che sono intente a parlare, mentre Adamo – che nello Speculum è rappresentato da un drago- guarda da un’altra parte.

Una differenza formale rispetto a queste opere è invece rintracciabile in un affresco di Masolino da Panicale che, all’interno della Cappella Brancacci a Firenze, non ha raffigurato il solito gioco di sguardi tra Eva e la serpenta, bensì quest’ultima pendente sulla testa di Eva.

La serpenta sembra così presentarsi in modo meno subdolo perché non si pone sullo stesso piano di Eva guardandola orizzontalmente per indurla in tentazione ma, senza fingere la complicità di una pari, la guarda dall’alto ricordandole così la supremazia che è in grado di esercitare su di lei.

L’assenza del gioco di sguardi tra Eva e il serpente è riscontrabile anche nella scultura del peccato originale (1425/34) di Jacopo della Quercia che sostituisce lo sfiorarsi degli sguardi con il tocco reciproco tra le due.

In “Sogno della Vergine” (1445) Michele di Matteo introduce un elemento non riscontrabile nelle opere sopra citate: il peccato di gola di Adamo. Quest’ultimo, infatti, annusa la mela pregustandone il sapore, ma la complicità resta tra il serpente ed Eva, aventi il volto molto simile.

Immagine conclusiva di questo viaggio artistico è stata “Eva e il futuro: il serpente” (1880) di Max Klinger  in cui è rappresentato un serpente bicefalo pendente da un albero dinanzi ad Eva. Il serpente ha una testa animale e una testa a forma di specchio in cui Eva vede riflesso il suo volto.

Quest’opera può essere dunque a mio parere considerata come una sorta di ribellione di Eva contro una tradizione artistica che l’ha demonizzata per secoli: infatti Klinger attua così uno smascheramento dell’impostazione artistica che si era consolidata fino a penetrare del tutto nell’inconscio collettivo.

Silvia Di Conno

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