ACCADDE OGGI: IL 28 OTTOBRE 1958 fumata bianca in Vaticano per Angelo Roncalli, il papa buono

261_giovannixxiiiGiovanni XXIII, battezzato la sera stessa della sua nascita, manifestò fin dalla fanciullezza un’inclinazione alla vita ecclesiastica, per questo terminate le elementari, si preparò all’ingresso nel seminario diocesano. Si distinse sia nello studio che nella formazione spirituale, tanto che i superiori lo ammisero prima dei quattordici anni alla tonsura.

Alla giovanissima età di ventidue anni e mezzo, conseguì il dottorato in teologia e fu ordinato sacerdote nella chiesa di S. Maria di Monte Santo; celebrò la prima Messa il giorno seguente nella Basilica di S. Pietro e ben presto fu scelto come segretario dal nuovo Vescovo di Bergamo.

Oltre al compito di segretario, svolse altri numerosi incarichi. Ad esempio fu incaricato dell’insegnamento di numerose materie in seminario: storia ecclesiastica, patrologia, apologetica, teologia fondamentale.

Lo scoppio della guerra nel 1915 lo vide prodigarsi per più di tre anni come cappellano impegnato nell’assistenza ai feriti degli ospedali militari di Bergamo. Nel luglio del 1918 accettò generosamente di prestare servizio ai soldati affetti da tubercolosi, nonostante il pericolo di vita.

Nel dicembre del 1920 il Papa lo invitò a presiedere l’opera di Propagazione della Fede in Italia e, nel 1925 con la nomina a Visitatore Apostolico in Bulgaria, iniziò il periodo diplomatico a servizio della Santa Sede. Dopo esser stato a lungo in Bulgaria, nel 1934 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia ed in Grecia, paesi anche questi senza relazioni diplomatiche con il Vaticano. Con grande abilità organizzò alcuni incontri ufficiali con il Patriarca di Costantinopoli, i primi dopo secoli di separazione con la Chiesa Cattolica.

Durante la Seconda Guerra Mondiale svolse un’efficace azione di assistenza a favore degli ebrei e della popolazione greca, stremata dalla fame.

Sul finir della guerra fu promosso alla prestigiosa Nunziatura di Parigi, dove dovette affrontare la richiesta di destituzione di trenta vescovi, accusati di collaborazionismo con il governo di Vichy.

L’elezione, il 28 ottobre 1958, del settantasettenne induceva molti a pensare ad un Pontificato di transizione, tra due papi importanti. Tuttavia, non solo diede un’impronta pastorale al suo ministero, moltiplicando le visite alle parrocchie, agli ospedali e alle carceri, ma inaugurò il Concilio Vaticano II, che come esposto nel discorso di apertura dell’11 ottobre 1962, non doveva definire nuove verità, ma comunicare la dottrina tradizionale in modo più adatto alla sensibilità moderna. In questa prospettiva, Giovanni XXIII invitava a privilegiare la misericordia e il dialogo anche nei confronti delle varie confessioni cristiane, invitate a partecipare al Concilio.

E proprio la sera dell’11 ottobre 1962, al termine della fiaccolata che concluse la giornata di apertura del Concilio, Papa Giovanni in piazza San Pietro, con tono familiare, pronunciò quelle parole che hanno conquistato e commosso il mondo intero: “Cari Figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero: qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore (…) Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona. Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza”.

Nella primavera del 1963 fu insignito del Premio “Balzan” per la pace a testimonianza del suo impegno a favore della pace con la pubblicazione delle Encicliche Mater et Magistra (1961) e Pacem in terris (1963) e del suo decisivo intervento in occasione della grave crisi di Cuba nell’autunno del 1962. Fu dunque il papa dell’amore, dell’unità, della pace, dell’apertura, a tratti ricordato dall’amato papa Francesco, anche lui rivoluzionario e misericordioso.

Giulia Cataneo

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