ACCADDE OGGI: Il 17 MAGGIO 1981 gli italiani tornano a votare sull’aborto per abrogare la legge 194 ma il 68% dei votanti la conferma

aborto4La legge italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza è la 194 del 22 maggio 1978. Erosa da oltre 20 anni di boicottaggi e obiezioni, consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere all’aborto in una struttura pubblica, nei primi 90 giorni di gestazione. Ma è anche sottolineato il diritto, per la partoriente, di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione, restando anonima. Inoltre è prevista per il ginecologo l’obiezione di coscienza, eccetto il caso in cui l’intervento sia “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”. Tale legge è stata confermata con un referendum esattamente 34 anni fa, il 17 maggio 1981.

Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza era considerata un reato dal codice penale italiano: era prevista, infatti, in materia, la reclusione da due a cinque anni, sia per l’esecutore dell’atto che per la donna stessa, mentre l’istigazione all’aborto era punita con la reclusione da sei mesi a due anni. Tuttavia, dal 1975 si registrarono forti pressioni in senso contrario da parte dell’opinione pubblica e in particolare dal Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), fondato con il fine di combattere l’aborto clandestino. A fomentare gli animi, si aggiunse la sentenza n.27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale che dichiarò incostituzionale l’art.546 del codice penale allora in vigore  e che, pur riconoscendo alla tutela dell’embrione fondamento costituzionale, consentì il ricorso all’aborto per l’unico fine di proteggere la vita minacciata della madre (unico caso di aborto previsto, oggi, in paesi come Egitto, Kenia, Madagascar, Malta, Irlanda).

Il cosiddetto “vuoto etico” portò dunque alla legge 194 approvata nel 1978, in un’atmosfera però molto tesa, in un paese che sembrava quasi non accorgersene, sconvolto dal sequestro e dall’uccisione di Moro, dalla crisi economica, dalle dimissioni del presidente della Repubblica Leone e dalla morte di ben due Papi.

Giulia Cataneo

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