ACCADDE OGGI: il 9 febbraio 1978 morì Kappler, il boia delle Fosse Ardeatine

kappler_herbert1Herbert Kappler, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, del rastrellamento del Quadraro, dell’estorsione di oro agli ebrei del ghetto di Roma e della deportazione di molti, aveva fatto il suo ingresso nelle SS con la qualifica di esperto criminologo, ed in seguito era stato spedito in Italia con il compito di spiare la polizia fascista.

Più tardi, durante il periodo di prigionia di Mussolini a Campo Imperatore, ne pianificò la liberazione per ordine diretto di Himmler al quale Kappler, tuttavia, espresse la propria convinzione che l’operazione fosse inutile.

Compiuta con successo la liberazione di Mussolini, Kappler dispose il sequestro e il trasporto verso la Germania dell’intera riserva aurea dell’Italia, pari a 120 tonnellate, conservata nelle casseforti della sede centrale romana della Banca d’Italia. E ancora, riguardo le razzie di oro, il 26 settembre 1943 convocò presso il proprio ufficio a Villa Wolkonsky il Presidente della comunità israelitica di Roma e il presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane intimando loro la consegna di almeno 50 chilogrammi d’oro, minacciando altrimenti la deportazione di 200 ebrei romani verso la Germania. Nonostante fosse stato esaudito, due settimane più tardi, la mattina del 16 ottobre 1943 vennero rastrellati a sorpresa 1259 ebrei, di cui 1023 furono avviati ad Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero allo sterminio.

Il 23 marzo 1944 alcuni partigiani italiani uccisero con un ordigno esplosivo 33 soldati tedeschi in via Rasella a Roma. Dopo consultazioni tra i comandi tedeschi, si stabilì che dovevano essere uccisi 10 italiani per ogni soldato tedesco morto. Il giorno seguente, i militari della Polizia di Sicurezza e della SD in servizio a Roma (tra cui Kappler), al comando di Priebke e Hass, radunarono 335 civili italiani nei pressi di una serie di grotte alla periferia di Roma, sulla via Ardeatina. Le Fosse Ardeatine vennero scelte per poter eseguire la rappresaglia in segreto e per occultare i cadaveri delle vittime. Tra queste: i prigionieri che erano già stati condannati a morte, detenuti arrestati per motivi politici, due sacerdoti cattolici, 57 prigionieri ebrei, alcuni civili che passavano per caso nelle vie di Roma. Quando il massacro ebbe termine, Priebke e Hass ordinarono ai militari di chiudere l’entrata delle fosse facendola saltare con l’esplosivo, uccidendo così chiunque fosse riuscito per caso a sopravvivere e nascondendo allo stesso tempo i cadaveri.

In aggiunta, il 17 aprile 1944, per stroncare le forze partigiane che operavano nella periferia di Roma, Kappler diede l’ordine di rastrellare il quartiere Quadraro: furono arrestati in più di 1500 e deportati in 947 nei campi di concentramento in Germania e Polonia. Alla fine del conflitto solo la metà di questi sopravvisse.

Nel frattempo, Kappler cercò di catturare e uccidere monsignor Hugh O’Flaherty, un sacerdote irlandese operante in Vaticano, che riuscì a salvare circa 4000 tra prigionieri alleati in fuga, cittadini ebrei e perseguitati politici antifascisti, nascondendoli in Vaticano o presso proprietà vaticane, conventi e basiliche. Dopo la fine della guerra, O’Flaherty visitò regolarmente in carcere Kappler, condannato all’ergastolo, favorendo la sua conversione al cattolicesimo nel 1959.

Infine Kappler, aiutato dalla moglie, riuscì a fuggire dall’ospedale militare del Celio di Roma, dove era stato trasferito a causa della sua grave malattia, e a rifugiarsi in Germania, dove morì il 9 febbraio 1978.

Giulia Cataneo

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