A “Sì Siena”, “L’uomo nel suo misterioso linguaggio”, incontro tra poesia e tecnologia

Dopo un lungo periodo di chiusure forzate a causa della pandemia, Siena riprende con intensità le sue attività culturali. Dal 23 al 26 settembre si è svolto il festival “Sì Siena, linguaggio tra terra e cielo”, diretto dal poeta Davide Rondoni, volto a promuovere la commistione di plurime arti, in un corale “sì” alla Bellezza.

In particolare, sabato 25 settembre, presso la loggia della Mercanzia, alle ore 11.30, vi è stato un confronto tra il linguaggio tecnologico e quello poetico tra Mariuccia Teroni, co-founder di “Facility Life” (la startup italiana high tech che sviluppa una tecnologia rivoluzionaria per l’organizzazione, la gestione e la ricerca delle informazioni), autrice del saggio Il digitale umano e Alessandro Fo, docente di letteratura latina presso l’università di Siena e autore di vari saggi e libri di poesia, tra cui Filo spinato.

Secondo quanto ha affermato Mariuccia Tenori, il web è stata l’invenzione più sconvolgente degli ultimi decenni e ha creato un linguaggio completamente nuovo, composto da dati e informazioni in cui siamo costantemente immersi e che spesso non riusciamo bene a discernere, al punto tale che siamo assorbiti da fake news che condizionano il nostro comportamento e i nostri processi decisionali. Ma il web presenta solo una copia del mondo reale e spesso si incorre nell’errore di scambiarlo con la realtà e l’uomo, al posto di usare la tecnologia, si fa usare da essa. Ecco che quindi in un mondo digitalizzato il linguaggio poetico ha ancora senso, perché ricerca nella quotidianità frammenti di dialogo, di reale. Ma chi si approccia alla poesia rischia spesso di incorrere nel “poetichese”, secondo quanto dichiara Alessandro Fo, ovvero tutti quelli stilemi che danno parvenza di poesia, come le frequenti anafore, ma che in fondo presentano un mondo artificioso. Invece la poesia dovrebbe presentare con naturalezza e semplicità un ricordo, un’immagine concreta, un aneddoto personale.

Un incontro ben riuscito grazie all’affabilità e professionalità dei due studiosi coinvolti che, partendo dalla loro personale esperienza e da letture tratte dai loro libri, hanno messo a confronto due tipi di linguaggio che, per quanto diversi, in fondo possono compenetrarsi a vicenda.

Martina Ragone

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