A Roma la mostra Fiorinarte in cui l’arte dialoga con la natura

Angela Ferrara, Il respiro dei fiori (2021) foto di Giuseppe Addante

Dal 28 al 30 giugno presso il museo Orto Botanico di Roma a Trastevere, si tiene una mostra internazionale dal titolo Fiorinarte. L’arte dialoga con la natura, a cura di Manuela de Leonardis, con il coordinamento di Raffaella Tiribocchi, promossa dall’Associazione Culturale Docendo Discitur con il sostegno della Regione Lazio. Sono otto gli artisti che espongono: Angela Ferrara, Stella Marina Gallas, Laura Giusti, Margherita Grasselli, Reiko Hiramatsu, DaeSoo Kim, Young Kyun Lim e Yasuko Oki.

Il filo conduttore di tutta la mostra è la natura espressa nelle forme della fotografia e della ceramica.

Tra gli artisti che si esprimono con la fotografia, Reiko Hiramatsu (Hokkaido) che indaga il legame profondo tra la dimensione spirituale e quella terrena nel progetto Mizu no aru fùkei (Paesaggi d’acqua), di cui fanno parte L’acqua sacra del Monte Fuji #2, in cui si mette in luce la superficie specchiante dell’acqua del Monte Fuji, e Petali di ciliegio sul fiume Meguro (2020), in cui si mostrano i petali di ciliegio durante la loro fioritura sul fiume Meguro a Tokyo.

Ai fiori si riferisce anche Yasuko Oki (Tokyo) nella serie fotografica Hitohira (2011), in cui petali, pistilli, corolle, foglie non sono realistici, ma appaiono come avvolti da un’aura di mistero e trascendenza, grazie al fuori fuoco, che dà rilevanza al simbolo nella sua aspirazione all’immortalità.

Gli artisti coreani di Seoul DaeSoo Kim e Young Kyun Lim si esprimono con una fotografia in bianco e nero, lenta e meditativa.  Il primo in Bamboos from the people (1998) si sofferma sulla pianta del bambù, una delle quattro piante della cultura coreana in sintonia con l’alternarsi delle stagioni: il fiore di prugno, l’orchidea, il crisantemo e il bambù che esprimono le virtù a cui deve ambire l’essere umano come la forza, la resistenza, l’integrità, la dignità, la fierezza, l’eleganza. Invece Young Kyun Lim (Taegu) in Kyoto, Japan (2002), mette in relazione la natura addomesticata con il contesto urbano con una forte attenzione al dettaglio.

Tra gli artisti che si esprimono con la terracotta, Margherita Grasselli (Perugia) presenta Maria, una bambina in argilla Raku SILA, smalto giallo e cristallina gialla, dal volto privo di tratti, espressione dell’attraversamento del particolare momento dell’«infanzia liquida», che allude ad un mondo interiore rigoglioso e vitale. Tale percorso è condiviso anche da Laura Giusti e Stella Marina Gallas, anche se con sfaccettature diverse. Laura Giusti nell’opera in grès smaltato Come bee-come (2021) rappresenta le pressioni psicologiche a cui si è sottoposti ogni giorno che trovano requie in un totem, simbolo saldo per esorcizzare e proteggere, con colori «che introducono con leggerezza all’essenza delle cose».

L’attenzione alla componente cromatica è presente anche in Lotus occidentalis (2021) di Stella Marina Gallas (Latina), in cui vi sono sette sfere di grès smaltato e ferro che rappresentano i chakra dello yoga: sicurezza, piacere, potere personale, amore, comunicazione, intuizione, illuminazione.

Infine Angela Ferrara (Noicattaro, BA) nella serie Il respiro dei fiori (2021) rappresenta in sei opere di terracotta smaltata policroma delle mascherine, oggetto insolito, ma divenuto così comune dalla metà del 2020, con all’interno dei fiori, simbolo di libertà e rinascita. L’idea è nata durante una passeggiata in bicicletta nella campagna pugliese, in cui l’artista ha raccolto dei fiori di campo e li ha appoggiati in una mascherina appesa alla bicicletta. Il giorno dopo si è messa subito all’opera e ha realizzato sei mascherine in terracotta, con l’elastico delle sue mascherine e all’interno fiori diversi; su due di esse vi sono anche delle libellule. Ecco che «la mascherina diventa contenitore di fiori di campo ma messaggio all’umanità per un futuro di libertà», come dichiara la stessa artista. In questa installazione è presente anche un’altra sua opera Quadrifogli blu (2021), quadrifogli realizzati in terrecotte di diverso colore e terracotta smaltata blu.

Una mostra ben articolata, in una location suggestiva, all’insegna del dialogo tra l’arte e la natura, in cui il leitmotiv del fiore, declinato nelle varie accezioni che gli artisti vi hanno dato, risveglia nel visitatore una speranza di rinascita dopo un periodo di difficoltà.

Martina Ragone

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: