Una nuova professione: il restauratore digitale. Si insegna al Panetti

restauratore-digitale

Nella società dei consumi di questi ultimi anni, la tecnologia elettronica ha assunto una connotazione di “materia usa e getta”. Malgrado questo, i dispositivi elettronici hanno indubbiamente lasciato una traccia via via sempre più profonda nella storia di quest’ultimo secolo. Sono entrati a far parte della storia con la S maiuscola, pensando ai grandi eventi ed alle grandi scoperte scientifiche e tecniche, ma anche, e forse soprattutto, nella storia con la S minuscola: quella della vita quotidiana, quella che si conta giorno dopo giorno, quella dei numerosi utenti.

In questo contesto, in cui si pensa solo al futuro dell’elettronica, ed al costruire oppure al comprare oggetti sempre più nuovi, performanti ed avveniristici, c’è un manipolo di studenti che, rivalutando la storia dell’elettronica, ha optato per un percorso che decisamente potrebbe sembrare contro corrente e che tende a ridare valore alla storia della tecnologia che è stata negli scorsi decenni. Nell’ultimo decennio, il MiBACT, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha avviato un riordino delle sue attività e delle sue figure professionali e, dopo un percorso durato diversi anni, ha dichiarato beni culturali anche quegli oggetti che derivano dal mondo scientifico e tecnico. Quindi, è stata data una veste di bene culturale anche a tutta una gamma di oggetti che parte dagli strumenti che dimoravano nei laboratori scientifici di ricerca e didattici, fino ad arrivare alle vecchie macchine che costituiscono l’archeologia industriale, passando per le vecchie radio a valvole ed i primi computer.

Sicché, l’offerta formativa dell’Istituto Panetti è stata ampliata con il primo corso in Italia di restauro elettronico e digitale che verte a dare agli studenti una formazione specifica sul restauro di opere facenti parte del patrimonio scientifico e tecnico, e che ben si affianca alle loro competenze tecniche già acquisite in materia di elettronica ed informatica. Il corso vede impegnati ben dieci studenti scelti fra i migliori studenti del quarto anno delle specializzazioni di elettronica ed informatica, che hanno sin da subito dimostrato vivacità intellettuale e vibrante interesse nei confronti di un percorso di studi così particolare e fuori dal comune. Le lezioni sono state affidate ai formatori Giuseppe Silecchia e Michele Perniola dell’Associazione Culturale Apuliaretrocomputing, che vantano una pluriennale esperienza sia nel campo del restauro elettronico, sia nel campo della docenza, affiancato dai Prof. Francesco Carlucci, Domenico Sacchetti e Giuseppe Spalierno in qualità di tutor scolastici.

Il corso di studi è stato sviluppato in due diverse direzioni: la prima di natura tecnica e scientifica, è stata affrontata nel chiuso del laboratorio, studiando libri antichi e vecchie riviste di elettronica come novelli archeologi per apprendere le vecchie tecniche costruttive e conoscere le nuove modalità di restauro, al fine di poter ridare vita all’oggetto. Invece, la seconda direzione degli studi si è stata sviluppata nel Museo Tecnologico dell’Istituto Panetti e si è sviluppata attorno al problema della divulgazione scientifica, dell’organizzazione museale, e della diffusione della storia della tecnologia. In questo modo si è dato agli studenti un bagaglio formativo unnico che permette loro di accompagnare il bene scientifico o tecnico, dalle prime fasi del restauro fino all’esposizione nel museo e la presentazione al pubblico.

Dal punto di vista delle competenze tecniche, il corso è partito dallo studio dell’evoluzione delle costruzioni elettroniche: a partire dalla fine del ‘800 quando l’elettricità smetteva di essere una curiosità e cominciava a diventare una reale possibilità da usare nell’industria e nella vita quotidiana. Poi è passato per la prima metà del secolo scorso studiando le prime radio a valvole ed i primi televisori in bianco e nero, e si è tuffato nella seconda metà del secolo studiando l’elettronica che ormai si era conclamata come uno strumento essenziale alla vita moderna. In fine, è sfociato nel studio dei computer vintage che si rimpicciolivano per poter uscire dai laboratori asettici e poter entrare in casa e ufficio diventando personal computer. Come non poter citare i computer che sono rimasti nell’immaginario comune: Commodore, Sinclair, Olivetti e IBM?

Invece il percorso dell’attività museale è stato ancora più interdisciplinare, perché ha visto gli studenti impegnati nello studio della legislazione che regola i Beni Culturali, ma anche nello studio delle strategie di comunicazione scritta e verbale verso il pubblico visitatore. In questo modo sono state formate delle figure professionali di guida museale con competenze tecniche anche in campo scientifico e tecnico.

Oltre all’attività teorica, gli studenti hanno affrontato anche una importante attività laboratoriale che li ha portati a restaurare concretamente alcuni preziosi esempi di strumenti ed attrezzatura elettronica in uso negli anni ’50 e ’60 ed a catalogare molti altri pezzi già presenti nel Museo Tecnologico dell’Istituto Panetti.

© Riproduzione Riservata
Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: