Carlo Nappi si conferma nel dipinto “Epifania del Signore”

IMG-20160127-WA0004L’Opera è un trattato teologico sul significato pieno dell’Incarnazione del Verbo di Dio, così come viene raccontato nel prologo giovanneo e si compone di sei scene: la ricerca dei Magi, la Natività, l’Ultima Cena, la Passione e Risurrezione, l’Ascensione al Cielo. Stupiscono la perfezione del racconto evangelico in un’opera non preparata o studiata sulla carta ma offerta interamente dalla ispirazione divina. Lo Spirito Santo è al centro della scena. Si scorge il principio (Genesi) e la sorgente dell’Incarnazione in una geniale intuizione, la Stella. Carlo Nappi indica, nella ricerca dei Magi il momento cruciale in cui il Verbo che era presso Dio si fa carne perché è giunta finalmente la “pienezza dei tempi”.

La stella, che nel soffio dello Spirito Santo guida i Magi a Betlemme, è insieme, la luce che indica la Via, ma anche l’esempio circa la radicalità della sequela a Cristo. Essa assume la veste dell’Agnello Immolato ed è prefigurazione del martirio quale forma alta di testimonianza. Essa ha il colore dell’Amore forte, fortissimo fino al dono di sè. Notiamo come l’artista, Carlo Nappi descrive Gesù vero Dio e vero uomo a cominciare dal colore delle piccole manine. Martirio e Divinità con i tratti rosso e bianco, colui che nasce tutto verde ad indicare che è pieno di Spirito Santo. Gesù viene per donarci la propria Divinità, infatti ai discepoli che lo accolgono dona il potere di diventare Figli di Dio.

L’opera dunque rivela tutta la storia della Salvezza: Gesù si incarna per riscattare l’umanità dal peccato e dalla morte e ci dona la sua Divinità. L’istituzione dell’Ultima Cena è un capolavoro di sintesi teologica. In un solo tratto di scena, Carlo Nappi, descrive la totalità del dono di Dio ed il suo potere trasformante: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la Vita Eterna”. Per questo egli descrive gli apostoli già risorti in Cristo, il Figlio di Dio è già il Risorto la sera del Giovedì Santo. La scena è impregnata di significati e simboli teologici: uno degli apostoli è appoggiato alla Croce…è forse Giovanni? Nella scena possiamo anche vedere già compiuto il giorno di Pentecoste, ce lo rivelano le teste bianche dei discepoli e la sagoma di una figura femminile tra i primi sei discepoli a sinistra della croce…forse è Maria?

Le sorprese però non finiscono qui. Ad ogni pennellata da cui fuoriescono colori scintillanti e inediti, Carlo Nappi sembra citare le Sacre Scritture. La Santa Croce è immersa nel sangue impregnato di anime redente da quel Sacrificio. “Non c’è lavandaio che possa farle splendere più luminose”. Quindi la Croce è impregnata del Sangue Preziosissimo del Signore per la salvezza ed il riscatto di tutti. Tutto è compiuto! Gesù è staccato dalla Croce perché Risorto dai morti; ha su di sè i colori della morte in Lui vinta ma non è ancora asceso al Cielo. Rimane con noi è fonda la Chiesa, mattone su mattone, l’Artista rievoca che Cristo l’ha fondata su Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”. La cupola ed il crocifisso sono infatti perennemente immersi nel Cielo dello Spirito Santo perché è lo Spirito di Dio a guidarla. Finalmente Gesù ascende al Cielo e siede alla destra del Padre, come? Carlo Nappi lo colloca nel Calice della Nuova Alleanza. L’arcobaleno della Nuova Alleanza tra Dio e l’uomo è quindi Gesù incarnato. “Tutto è compiuto!”, dal Calice della Nuova Alleanza lo Spirito Santo trabocca e percorre tutta la storia della salvezza, ricapitolando in Cristo tutte le cose, quelle del Cielo e quelle sulla terra. Esprimo un compiacimento personale per questa straordinaria Opera non solo per le abilità tecniche dell’Artista, che sono fuori discussione ma per la profondità teologica del Messaggio in essa contenuto.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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