4.000.000 di poveri non hanno cibo. Domani con la Colletta Alimentare potremo sfamarli

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Ci sono persone affamate. E sono tante. C’è chi è affamato di potere, chi di successo, chi di cultura, tantissimi, purtroppo, per reale mancanza di cibo. Nella scala dei bisogni, non avere cibo per se stesso e per i propri cari significa essere destinati a una vita di stenti e sudditanza sotto tutti i punti di vista. Affamare un uomo significa soggiogarlo ai propri bisogni. E’ una barbarie che viene perpetrata ogni giorno nelle nostre città, mentre la maggior parte degli italiani vive al sicuro nelle proprie case, sazia di ogni ben di Dio, pronta a gettare nella spazzatura quintalate di cibo, probabilmente sottratte ai poveri, quelli veri.

Per questo, domani 28 novembre 2015, in tutta Italia si terrà la diciannovesima edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, promossa dalla Fondazione Banco Alimentare.

Più di 135.000 volontari stazioneranno in oltre 11.000 supermercati per invogliare gli italiani a donare alimenti a lunga conservazione, che verranno poi distribuiti a 8.100 strutture caritative (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza). Saranno ben 1.560.000 le persone bisognose in Italia, di cui quasi 135.000 bambini fino a 5 anni, che potranno letteralmente essere sfamate grazie alla solidarietà di tantissimi cittadini sensibili al problema.

L’obiettivo è quello di invitare gli italiani a comprare meno cibo per se stessi e a donare quanto risparmiato in equivalente cibo per i bisognosi. Un atteggiamente questo che potrà tradursi in meno spreco nelle discariche e maggiore senso di solidarietà.

I numeri sono disarmanti: in Italia esistono oltre 4 milioni di persone che soffrono la povertà alimentare.

E’ bello condividere il messaggio lanciato da Papa Francesco: “La fame oggi ha assunto le dimensioni di un vero “scandalo” che minaccia la vita e la dignità di tante persone, uomini, donne, bambini e anziani. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con questa ingiustizia. Mi permetto di più, con questo peccato, in un mondo ricco di risorse alimentari, grazie anche agli enormi progressi tecnologici, troppi sono coloro che non hanno il necessario per sopravvivere. Tutti possono fare qualcosa, qualcosa di umile, e che ha anche la forza di un miracolo. Prima di tutto possiamo educarci all’umanità, e a riconoscere l’umanità presente in ogni persona, bisognosa di tutto”.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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