25 anni senza il Re della commedia, Ugo Tognazzi

© Silvio Durante / LaPresse Archivio Storico Torino 28-02-1954 Ugo Tognazzi E' di scena al teatro Alfieri la compagnia di rivista di Ugo Tognazzi ed Elena Giusti che sta riscuotendo un meritato successo grazie al mattatore Tognazzi e alla sua spalla Raimondo Vianello Nella foto: UGO TOGNAZZI nel suo camerino NEG- 55364
© Silvio Durante / LaPresse
Archivio Storico
Torino 28-02-1954
Ugo Tognazzi
E’ di scena al teatro Alfieri la compagnia di rivista di Ugo Tognazzi ed Elena Giusti che sta riscuotendo un meritato successo grazie al mattatore Tognazzi e alla sua spalla Raimondo Vianello
Nella foto: UGO TOGNAZZI nel suo camerino
NEG- 55364

Venticinque anni fa, il 27 ottobre 1990, a Roma, se ne andava Ugo Tognazzi, uno dei più grandi attori e interpreti della brillante commedia all’italiana, di stampo neorealista che raccontava con ironia e al tempo stesso con amarezza la realtà e le contraddizioni dell’Italia negli anni del boom economico.

Nato a Cremona il 23 marzo 1922, Tognazzi esordì nel cinema nel 1950 con il film I cadetti di Guascogna insieme a Walter Chiari, mentre l’anno successivo conobbe Raimondo Vianello, con cui formò un sodalizio comico e amichevole di grande successo in teatro e nei primi programmi televisivi della neonata Rai. La svolta della carriera arrivò con il film Il federale di Luciano Salce, del 1961, con la sua interpretazione del graduato delle brigate nere Primo Arcovazzi.

Oltre alla collaborazione con Salce, Tognazzi lavorò spesso con Dino Risi in La marcia su Roma e I mostri, entrambi interpretati insieme all’amico di sempre Vittorio Gassman. Negli anni Settanta con Mario Monicelli, in due grandi successi come Romanzo popolare e la trilogia Amici miei, nel quale interpreta uno dei personaggi passati alla storia del cinema italiano, il conte Lello Mascetti e la sua “Supercazzola prematurata con scappellamento a destra”. Nel 1980 fu protagonista della Terrazza di Ettore Scola insieme a Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant e Marcello Mastroianni, mentre l’anno successivo vinse il premio per la migliore interpretazione al Festival di Cannes per il film Tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci. Si autodirige in cinque film Il mantenuto (1961), Il fischio al naso (1966), Sissignore (1968), Cattivi pensieri (1976) e I viaggiatori della sera (1979).

Grande amante del palcoscenico, non abbandonò mai il teatro e, da grande appassionato di cucina, si dedicò alla pubblicazione di libri di ricette. Noto per essere un tombeur des femme Tognazzi è stato sposato tre volte e ha avuto quattro figli che si sono dedicati tutti al cinema. Nel 2010 alla Festa del Cinema di Roma, la figlia Maria Sole presenta il documentario a lui intitolato, Ritratto di mio padre e quest’anno rende omaggio al celebre Il vizietto del 1978, in cui il padre recita al fianco di Michel Serrault, interpretando una coppia omosessuale, con Io e lei, attualmente nelle sale, questa volta, però, al femminile con la coppia Margherita Buy e Sabrina Ferilli.

Ricordarlo attraverso la sua filmografia, composta da ben 150 film, vuol dire scorrere i tantissimi personaggi a cui ha prestato il volto, svelando tutti i difetti dell’italiano medio, ogni volta con sfumature differenti e improvvisazioni tratte dalla sua personale storia: è stato l’innamorato sconfitto e tradito, il piccolo borghese, il fascista irriducibile, il ricco arrogante e il bigamo convinto, rappresentando quel mix di cinismo e furbizia con un suo stile satirico e naturale. In un’intervista era lo stesso Tognazzi ad ammettere certe somiglianze con le maschere interpretate: “Col personaggio devo andare d’accordo, altrimenti niente. Il gusto masochista di sospettarsi traditi come ne Il magnifico cornuto ce l’ho anch’io. Il piacere di lasciarsi divorare da una donna come ne L’ape regina l’ho provato, l’ottusità ostinata de Il federale la capisco e la smania di conquistare la ragazzina di La voglia matta l’ho avuta. In Ménage all’italiana gli sceneggiatori hanno messo interi episodi della mia vita. Insomma, ai miei personaggi faccio fare le cose che farei io nella vita”.

Ilaria Sinopoli

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