La vita e il pensiero di Edith Stein, un’eredità ancora attuale

Edith SteinIl 9 agosto la Chiesa ricorda Edith Stein, donna, filosofa, santa monaca carmelitana col nome di Suor Teresa Benedetta della Croce, vittima della persecuzione nazista.
Nata a Breslavia il 12 ottobre 1891 è morta nei campi di sterminio ad Auschwitz il 9 agosto del 1942. Di origine ebraica, si convertì al cattolicesimo dopo un periodo di ateismo che durava dall’adolescenza. I suoi genitori Sigfrido e Augusta Courant, entrambi ebrei di origine, possedevano un’attività commerciale di legname. Nel luglio del 1893 muore suo padre e la sorella Augusta prese l’impegno di sfamare la numerosa famiglia prendendo personalmente le redini dell’azienda.
Sin da bambina si distingueva per la sua acuta intelligenza e tra i 15 e i 16 anni si immerse nell’assidua lettura di libri di letteratura antica e moderna nonché di filosofia, la quale già in quel periodo cominciava ad attirare la sue attenzioni e il cui studio presto l’avrebbe condotta ad un dichiarato ateismo. Il 3 marzo 1911 Edith sostenne e superò anche l’esame finale di maturità. Proseguì quindi gli studi presso l’università di Breslavia, spesso a lezione unica ragazza in mezzo a un folto gruppo di maschi. Attratta dalle teorie di Edmund Husserl, di cui aveva già letto “Ricerche logiche”, decise di intraprendere il percorso di studi presso l’università di Gottinga dove il celebre fenomenologista teneva le sue lezioni. Vi giunse nell’aprile del 1913. Qui conobbe e fu stimata da alcuni fra i più famosi filosofi del periodo, da Adolf Reinach a Max Scheler allo stesso Husserl, il quale le suggerì di fare con lui la tesi di laurea: tema, l’empatia. Fu un lavoro estenuante per il quale spese tempo ed energie considerevoli.
Il 30 luglio 1914 le lezioni furono sospese a causa di quella che sarebbe presto divenuta la prima guerra mondiale ed Edith, tornata a Breslavia, chiese all’ospedale di Tutti i santi d’essere assunta come infermiera volontaria ed essere mandata ad assistere in prima linea. Fiaccata però da una terribile influenza dovette rimanere chiusa in casa dove, riveduti i propri appunti universitari, poté sostenere l’ultimo esame in presenza di Husserl nel gennaio 1915 dopo la riapertura delle università. Risultato maxima cum laude. Tornata nuovamente al volontariato, raggiunse nell’aprile del 1915 Mahrisch-Weisskirchen nella zona dei Carpazi dove la guerra inferiva con violenza, per occuparsi dei malati di tifo.
In patria riprese i contatti con Husserl e cominciò a guadagnarsi da vivere facendo la supplente di lingue classiche a Breslavia, pur continuando la sua tesi di dottorato che, conclusa, raggiunse i tre tomi. E proprio a Friburgo, dove aveva raggiunto il filosofo, difese eccellentemente la sua tesi con il voto più alto. Fu allora che propose ad Husserl di divenire sua assistente. Aveva solo venticinque anni quando si trasferì a Friburgo per porsi al servizio del fenomenologista. Quale sua fedele interprete ella preparò per la stampa “La coscienza del tempo” raccogliendo e rendendo leggibili gli appunti del maestro. Non trascorse molto tempo che l’impegno di Edith quale assistente del celebre Husserl, seppur onorifico, non le fu più sostenibile. Fu così che ella ruppe con quello che definiva il suo maestro, per dedicarsi alla propria carriera lavorativa e filosofica.
Diventò membro della facoltà a Friburgo. In questi anni si dedicò anche all’attività politico-sociale, impegnandosi nel Partito Democratico Tedesco (DDP) a favore del diritto di voto delle donne e al ruolo nella società della donna che lavora. Nonostante avesse già avuto contatti con il cattolicesimo, rimase sconvolta da una donna “qualsiasi” che con i sacchetti della spesa era entrata in una chiesa per pregare, questo avvenimento segnò l’inizio del suo cammino di avvicinamento alla fede cattolica (aveva compreso che Dio lo si può pregare in qualsiasi momento, avendo con Lui un rapporto personale) ma fu solo dopo aver letto l’autobiografia della mistica santa Teresa d’Avila, durante una vacanza nel 1921, che abbandonò formalmente l’ateismo e si convertì. Battezzata il 1º gennaio 1922 a Bad Bergzabern, a causa delle persecuzioni dei nazisti che infuriavano contro gli ebrei, fu costretta a rinunciare al suo posto di assistente di Husserl per andare ad insegnare presso due scuole domenicane per ragazze a Spira (1923-1931). Durante questo periodo, già indirizzata alla vita di clausura, si accostò alla filosofia tomistica, tradusse il De veritate di san Tommaso d’Aquino in tedesco. La sua vita fu scandita da preghiera, insegnamento, vita comune con le allieve e studio personale. Nel 1931 divenne lettore all’Istituto di pedagogia scientifica a Münster, ma le leggi razziali del governo nazista la obbligarono a dimettersi nel 1933.
Realizzando un desiderio che da tempo portava in cuore, Edith Stein entrò nel monastero carmelitano a Colonia nel 1934 e prese il nome di Teresa Benedetta del Carmelo. Lì scrisse il suo libro metafisico Endliches und ewiges Sein (“Essere finito ed Essere eterno”) con l’obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d’Aquino e di Husserl. Per proteggerla dalla minaccia nazista, il suo ordine la trasferì al convento carmelitano di Echt nei Paesi Bassi. Lì scrisse Kreuzeswissenschaft. Studie über Johannes vom Kreuz (“La scienza della croce. Studio su Giovanni della Croce”).
Non era al sicuro neanche in Olanda: la conferenza dei vescovi olandesi il 20 luglio 1942 fece leggere in tutte le chiese del paese un proclama contro il razzismo nazista. In risposta, il 26 luglio Adolf Hitler ordinò l’arresto degli ebrei convertiti (che fino a quel momento erano stati risparmiati). Edith e sua sorella Rosa, pure lei convertita, furono catturate e internate nel campo di transito di Westerbork prima di essere trasportate al campo di concentramento di Auschwitz, dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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