VIOLENZA DOMESTICA: LA STORIA DI GRETA, RINATA GRAZIE AL LAVORO

1479029861028-714654073Greta (nome inventato) è una donna di 36 anni, ennesima vittima di violenza psicologica e domestica da parte del suo coniuge. Diplomata come operatrice turistica, si occupava di seguire le gare d’appalto per una multinazionale farmaceutica.

La costrizione ad abbandonare il suo lavoro è stata solo la prima delle violenze psicologiche subite dall’uomo che amava, seguite da altre violenze fisiche. Greta finisce in un baratro, in un buco nero di sofferenza, umiliazione per diversi anni, finchè un giorno, disperata, decide di dare una svolta alla sua vita e riprendersi se stessa. Finalmente, dopo 9 mesi, Greta riesce a liberarsi dal suo aguzzino e insieme altre nove donne, vittime come lei di atti di violenza, assistite da Telefono Rosa, ha partecipato al progetto creato da Samsung, Women Run The Show, per facilitare il loro inserimento all’interno del mondo del lavoro.

“Women Run the Show mi ha permesso di frequentare un corso da segretaria amministrativa che mi ha dato la possibilità di ripassare tutte le mansioni che questa mansione comporta”- racconta Greta. “In più ho seguito un aggiornamento sul web marketing, molto prezioso. Il  percorso di Formazione, durato circa un paio di mesi, mi ha permesso di ritrovare la mia autostima. Mio marito pretendeva che io restassi a casa e, alla fine, ho ceduto, sperando che si tranquillizzasse. E invece no, è stato ancora peggio: aveva il monopolio sulla mia vita, decideva tutto, e non so se facessero più male le violenze fisiche o quelle psicologiche, gli insulti. Ma io non me ne rendevo conto: di fronte a chi mi avvertivo, mi preoccupavo anche di difenderlo, sebbene le sue difese mi annientassero, e mi denigrasse anche in presenza dei nostri figli. Mi ero convinta di essere diventata una nullità, proprio come diceva lui. Mi ci sono voluti 6 anni per ammettere il problema, perchè l’errore di molte donne, me compresa, è proprio ostinarsi a credere che le cose cambieranno: così aspetti, il tempo passa, e non hai più energia neanche per reagire, continui a ripeterti che, una volta uscita da quella casa, rimani in mezzo a una strada.

Vivevamo isolati, a causa della sua gelosia assurda e paranoica, mi controllava anche se parlavo con la vicina: quando se ne accorgeva dovevo scappare via, altrimenti erano violenze e scenate. Finchè un giorno disperata ed esausta, preoccupata di quello che avrebbero appreso i miei figli e per il mio bene, ho cercato il numero del telefono rosa e ho chiamato. Mi risposero: “Vieni così puoi parlare con la psicologa e l’avvocatessa, risponderanno a tutti i tuoi dubbi”. Ci andai, e nel giro di due ore avevo contatti con una casa rifugio segreta, dove il giorno dopo mi recai con i miei bambini, dove siamo rimasti per 4 mesi, nonostante la paura e il pericolo di ripensamento. Parlavo ogni settimana con la psicologa, perchè,in queste condizioni, c’è una fragilità tale da pensare anche che è colpa tua, ti senti giudicata.

Ora con i miei figli abitiamo in una casa famiglia, loro hanno ripreso a incontrare il padre. Io invece no, non l’ ho più rivisto e piano piano sto cercando di riprendere la mia vita, come mamma e come donna.”

Grande è la riconoscenza di questa donna nei confronti delle volontarie del Telefono Rosa, che continuano a portare avanti l’iniziativa Woman Run the Show: liberarsi di un compagno violento che ti isola, ti denigra, ti picchia non è facile, soprattutto perchè senza l’indipendenza economica, non hai modo di gestire la tua libertà. Offrire alle donne vittime di violenza domestica un percorso che le aiuti a reinserirsi all’interno del mondo del lavoro, è il punto di partenza per aiutarle a riprendere la propria vita e la propria autostima.

1522: il numero che salva la vita delle donne, e dei propri figli dalla violenza, sempre e comunque ingiustificabile.

Francesca Morga

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