USS Indianapolis: una tragedia reale che al cinema non rende

Dal 19 luglio approda in sala la tragica storia della USS Indianapolis e del coraggioso capitano Charles McVay, interpretato da Nicolas Cage, in un dramma d’azione di ampio respiro che cerca giustizia e visibilità per gli 880 caduti di una missione segreta che trasportò l’uranio delle bombe di Hiroshima e Nagasaki che misero in ginocchio l’impero giapponese e posero fine alla seconda guerra mondiale USS Indianapolis.

Siamo catapultati nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’equipaggio della USS Indianapolis è incaricato di trasportare dei materiali top secret in una missione altrettanto segreta. Questi materiali si riveleranno essere due componenti di Little Boy, ovvero l’ordigno atomico che verrà poi sganciato su Hiroshima e Nagasaki. Il film ci racconta del viaggio di andata e ritorno della USS Indianapolis con tanto di affondamento nel mare delle Filippine dopo un siluramento da parte di un sottomarino giapponese. Inizia quindi il naufragio e il tentativo estremo di sopravvivenza nell’oceano. Con solo le scialuppe di salvataggio i marinai saranno costretti ad affrontare qualsiasi cosa, il sole, la disidratazione, la mancanza di cibo, circondati da un branco di squali affamati. A tutto ciò segue il salvataggio finale dei pochi superstiti e un pò a sorpresa la corte marziale per lo sfortunato comandante della USS Indianapolis, Charles McVay come poi accadde nella realtà.

Il film si presenta visivamente e narrativamente come un chiaro omaggio ad un cinema d’epoca che fece del genere bellico un punto di forza del cinema americano, ma allo stesso tempo ci parla di troppe cose e descrive tutto frettolosamente e con scarsa accuratezza, dall’orrore della guerra, alla politica, fino al patriottismo e alla sopravvivenza. Tenta in tutti i modi di strappare qualche lacrima allo spettatore concentrandosi anche sulle storie individuali dei marinai ma non riesce proprio in questo intento poiché i personaggi sono piatti e non riescono ad appassionare e a far affezionare il pubblico. Tende a semplificare puntando tutto sull’azione e su una narrazione corale, tralasciando i singoli ruoli, rendendo i personaggi nel loro insieme poco riconoscibili. I marinai sono poco caratterizzati, tutti abbastanza simili, non emergono figure particolari. Lo stesso accade per il comandante McVay che è tutto tranne un personaggio ben riuscito, insomma un vero protagonista, poiché si presenta poco carismatico e risolutivo, subisce impotente gli spiacevoli eventi che accadono.

Il problema più grande sono gli effetti speciali, si percepisce troppa finzione. Rese male le esplosioni, le riprese in mare aperto, la nave Indianapolis e il sottomarino. Le poche esplosioni reali non in computer grafica fanno fin troppo bene intuire che si tratta della detonazione di qualche carica in uno studio cinematografico. Per 128 minuti si ha la sensazione del già visto e rivisto. Peccato perché scene potenzialmente interessanti come l’attacco degli squali sono assolutamente prive di tensione, pathos e suspence.

Ilaria Sinopoli

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: