Uno, nessuno, centomila: l’opera pirandelliana al Castello Svevo di Trani

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Martedì 27 settembre dalle ore 21.00 alle ore 23.00 il Castello Svevo di Trani ha ospitato una rappresentazione teatrale in onore del miglior drammaturgo, poeta e scrittore del XX secolo: Luigi Pirandello. L’omaggio, parte di una tournée pugliese che ha avuto sin dal debutto grandissimo successo, è avvenuto in occasione del centesimo anniversario dalla pubblicazione del celebre romanzo Uno Nessuno Centomila.

A vestire i panni, seppur in parte rivisitati, dell’eroico protagonista Vitangelo Moscarda (per gli amici Gengè) è l’attore italiano Enrico Lo Verso, il quale ha dato adito ad un’interpretazione forte, incisiva e di grande impatto scenico. Grazie al riadattamento del testo di Alessandra Pizzi (che ha curato anche la regia dello spettacolo) è nata una nuova e originale versione dell’opera, volta a rendere la “perennità” del messaggio pirandelliano e l’atemporalità del protagonista, uomo di ieri, di oggi e di domani.

L’allestimento minimale ha fatto si che lo spettatore si confrontasse unicamente con le suggestioni della voce e del testo, in modo da focalizzarsi sul messaggio universale dell’opera, ovvero mettersi a nudo senza alcuna riserva. Barcamenandosi tra le difficoltà quotidiane, le incertezze, le ipocrisie moderne, le “maschere” imposte dalla società, Vitangelo-Enrico tenta strenuamente di conquistare quella consapevolezza del proprio sé intesa come unico traguardo dell’esistenza. Il pretesto per mettere in discussione la propria vita, come tutti sanno, consiste in un’osservazione banale proveniente dall’esterno: una critica al proprio naso.  Questo dettaglio fisico apparentemente insignificante trascina Gengè come una marea, portandolo inesorabilmente in una catabasi non priva di umorismo.

Il tortuoso iter per raggiungere una meta tanto complessa – cercarsi, aversi, essere per sé uno, cogliere il proprio “Io” più profondo – prevede soprattutto l’abbandono delle centomila maschere della quotidianità, raggiungendo implacabilmente la condizione del Nessuno. Se ogni persona crede inizialmente di essere Uno (persona unica con caratteristiche peculiari), il lento progredire della riflessione svela che questa è una mera illusione: dietro questa facciata di unicità si apre il molteplice, le centomila personalità che ognuno possiede in base alle persone che ci giudicano e, paradossalmente, la nullità dell’essere. Siamo Nessuno perché avere centomila personalità significa, di contro,  non possederne alcuna.

Nonostante il relativismo conoscitivo e psicologico di matrice pirandelliana porti ad una serie di effetti drammatici, evidenti anche soprattutto in quest’opera – incomunicabilità tra i soggetti, incapacità di capire davvero se stessi e gli altri, essere soggetti ai dettami del proprio tempo, spegnere la propria specificità in nome dei ruoli imposti, possedere centomila frammenti inconciliabili, accettare l’alienazione completa da sé e vedere la pazzia come unica forma di “sopravvivenza” – l’interpretazione immediata, schietta e pulita di Enrico Lo Verso porta con sé un anelito di speranza. Tramite una suggestiva rappresentazione teatrale si consegna all’uomo contemporaneo una possibilità: ricercare la propria vera essenza nella giungla delle omologazioni, trovare se stesso dentro la propria bellezza e assaporare l’autenticità della vita oltre qualsiasi imposizione.

 

 

Francesca Rotondo

 

 

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