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Torre Quetta all’alba: il concerto di Emanuele Arciuli

Francesca Rotondo 17 settembre 2017 Commenti disabilitati su Torre Quetta all’alba: il concerto di Emanuele Arciuli
Torre Quetta all’alba: il concerto di Emanuele Arciuli

«Non mi piace suonare all’aperto, ma la bellezza del contesto è tale da convincermi che questo possa essere il posto giusto per concerti di grande qualità»

Emanuele Arciuli

«Il Bari Piano Festival nasce in primis per colmare un gap, ovvero l’assenza di un festival di pianoforte in una città che ha il secondo conservatorio d’Italia per numero di iscritti, ma anche per omaggiare lo strumento più bello che esista.»

Silvio Maselli

Il pianoforte e il mare: un binomio che ricorre spesso, sia nel mondo reale che in quello immaginario. Il compositore Ludovico Einaudi suonava il suo pianoforte su una chiatta sul mare ghiacciato dell’Artico; lo scrittore Alessandro Baricco dipingeva, in un monologo teatrale, l’incredibile leggenda di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, conosciuto come il “pianista sull’oceano”, colui che visse per tutta la vita sul transatlantico Virginian allietando le serate dei passeggeri con la sua eccezionale bravura.

Sulla scorta di tali esempi, sabato 16 settembre alle 6.15, il pianista barese di fama internazionale Emanuele Arciuli ha suonato il suo gran coda su una pedana al di sopra di un pontile, sospeso sul mare di Torre Quetta a Bari. Dietro di lui, l’alba: uno scenario evocativo di eccezionale bellezza. Il concerto, dalla durata non convenzionale di 35-40 minuti, è stato un omaggio alla musica americana del Novecento, legata al minimalismo e al post minimalismo. Il recital si è aperto infatti con un importante lavoro di John Cage, compositore che ha reso possibile la fruizione della musica a pubblici completamente diversi da quello tradizionale e che è stato particolarmente importante per la storia personale e professionale del maestro barese. Nel 1946 Cage produceva In a landscape, ovvero In un paesaggio, abilmente riprodotto da Arciuli ieri mattina per sottolineare implicitamente come, nella percezione di chi ascolta, il pianista non è altro che un elemento del paesaggio posto dinanzi all’orizzonte.

L’emozionante concerto di Arciuli è servito da anteprima al Bari Piano Festival, una rassegna che si svolgerà tra agosto e settembre del 2018 e la cui direzione artistica sarà affidata allo stesso Maestro. La location prescelta è Torre Quetta, all’alba, il momento il cui la luce caccia le tenebre e annuncia un nuovo giorno. L’idea è che i recital abbiano come scenografia la natura – il cielo, il mare, il sole nascente e il silenzio delle prime luci del giorno – così da consentire al pubblico di godere appieno della potenza della musica. Il Festival, ideato da Arciuli e l’assessore del Comune di Bari Silvio Maselli, sarà curato a livello organizzativo e logistico da Christian Calabrese, che quest’anno ha vinto il bando per la gestione del lido di Torre Quetta. Egli ammette: «Ho accolto con enorme piacere l’invito di Silvio Maselli e sono felice che sia stata scelta Torre Quetta, che negli scorsi mesi è diventata uno dei luoghi di ritrovo più frequentati e amati della città.  Sono convinto che sarà una location ideale per ospitare i concerti del Bari Piano Festival»

Questo festival  è coerente con una serie di moniti che si prefiggono gli ideatori. Parafrasando le parole di Maselli e Arciuli, esso permetterà innanzitutto di ricucire il legame della città con il mare e far vivere il litorale barese a tutte le ore del giorno. Ma non solo: l’evento inviterà il pubblico ad un’esperienza di fruizione importante e impegnativa, in cui il pianoforte sarà posto al centro di una riflessione comune e rappresenterà, nel tempo, un presidio culturale per la città di Bari. Inoltre con il Bari Piano Festival si darà vita ad una rassegna in cui la musica sarà la vera protagonista e non, invece, la semplice colonna sonora del sole nascente. Una musica che sia adatta al contesto, ma che non sia necessariamente facile e certamente non banale, anzi. Sarà data enfasi alle produzioni del Novecento e della contemporaneità, per incontrare i favori di un pubblico molto vasto, diverso da quello che normalmente frequenta i concerti ed eterogeneo per età, provenienza e abitudini di ascolto.

 

Francesca Rotondo

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