Torna a Bari la “Signora dei mari”

 

«Un’esperienza che insegna il coraggio, fatto di consapevolezza dei propri limiti ed impegno, di continuità e perseveranza»

tumblr_m2z5q1ndwa1r9pn9io1_1280[1] Nell’anno della ricorrenza del suo 85° anniversario e dopo una lunga sosta per i lavori di ammodernamento, il veliero Amerigo Vespucci torna a spiegare le vele al vento toccando i principali porti italiani, tra cui quello Barese dal 7 al 9 maggio 2016, permettendo così ad una buona fetta di popolazione italiana di visitarla, prendere parte a mostre itineranti, partecipare a eventi culturali e di beneficienza a bordo di una “location” d’eccezione.
Dopo questo “tributo” e acclamazione pubblica ad un’opera di ingegneria navale di prim’ordine partirà la seconda fase della Campagna dell’ottantacinquesimo anno: gli allievi dell’Accademia Navale saranno imbarcati e il veliero farà rotta per una campagna addestrativa in Mediterraneo e Nord Europa.

L’Amerigo Vespucci nasce, infatti, principalmente come nave scuola della Marina Militare, volta all’addestramento degli allievi ufficiali dell’Accademia Navale.
Progettata insieme alla gemella Cristoforo Colombo dall’ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale, fu costruita nel 1925 per sostituire la nave scuola della classe Flavio Gioia.
E’ oggi motivo di vanto italiano in tutto il mondo: oltre ad essere una vera a propria “scuola galleggiante”, ha spesso assunto il compito di “ambasciatore per mare” dell’ arte, cultura e ingegneria italiana, presentandosi in molti dei più importanti porti del mondo in variegate occasioni.

Un veliero quasi d’epoca, che non si stanca di mantenere vive le vecchie tradizioni:  vele in tela olona, cime ancora di materiale vegetale, manovre rigorosamente eseguite a mano, ordini impartiti dal comandante tramite il nostromo con il fischietto. Il detto “andar per mare’” ricorda così i grandi navigatori del passato, lo stesso Amerigo Vespucci a cui la nave si ispira: navigatore, primo grande esploratore del Nuovo Mondo e cartografo fiorentino vissuto a cavallo tra il XV e XVI secolo.
Recuperando il suo “lascito spirituale” – l’immenso spirito d’avventura, il bisogno di abbattere le barriere convenzionali, la necessità di esplorare sempre nuovi mondi – la Marina Militare insegna ai giovanissimi allievi ufficiali, posteri indiscussi un insegnamento secolare, l’esperienza del mare nella sua completezza e l’unicità di questo incontro, senza gli “artifici tecnologici” dei giganti marini odierni. Nessuno di questi accorgimenti darebbe in grado di sostituire le competenze acquisite secondo le vecchie, ma mai del tutto tramontate, tradizioni marinaresche.
Un addestramento del genere, pur nelle sue intrinseche ed innegabili difficoltà, è funzionale soprattutto a temprare il carattere, a conoscersi davvero, a comprendere il significato del lavoro di squadra e a non sottovalutare mai la forza e la potenza della Natura.
Insegnamento cardine per chi ha fato dell’esclusiva natura del mare la propria scelta di vita.

L’Amerigo Vespucci è, quindi, principalmente un’esperienza formativa  forte e di grande accezione morale in cui, come dichiara risoluto l’Ammiraglio e capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi,  il «valore premiante è l’umiltà con cui gli allievi imparano ad essere Ufficiali sapendo cosa significa eseguire un ordine, come il più semplice dei marinai».

Francesca Rotondo

 

 

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