Testimonianza: liberato dalla schiavitù della droga da Gesù

fotooooooGrazie Mimmo, per aver voluto raccontare la tua storia ai nostri lettori! Parlaci della tua vita prima di cadere nella trappola della droga.

Grazie a te, Antonio! Per me è un grande privilegio poter raccontare la mia storia e parlare soprattutto a molti giovani che sono vittime della droga e poter dire che c’è una via d’uscita alla loro schiavitù.

Mi chiamo Mimmo Vaccaro vivo a Napoli ho 40 anni e sono felicemente sposato con Clelia che mi ha dato tre meravigliosi figli.

Benché sia nato in una famiglia di credenti, litigavo ripetutamente con i miei genitori quando cercavano di parlarmi di Gesù e sovente cercavo di renderli ridicoli davanti ai loro amici.

Fino a 15 anni sono stato un bravo ragazzo. Vivevo in una zona tranquilla nella periferia di Napoli, forse troppo tranquilla per me, non c’erano luoghi di svago e così iniziai, insieme ad alcuni amici, a fumare hashish, passando giornate intere a sballarci, senza pensare alle conseguenze e al male che sarebbe giunto inaspettatamente, nella nostra vita.

Così un po’ per gioco un po’ per curiosità iniziai a provare la cocaina, poi l’eroina e gli acidi e man mano la situazione andava sempre più peggiorando, finché un giorno arrivò a Napoli una droga all’epoca sconosciuta. Gli spacciatori ci fecero credere che era come l’hashish, che si fumava con la carta in alluminio e che le conseguenze erano meno pericolose delle altre droghe. Ma in realtà non era affatto così, quella sostanza che iniziammo a fumare si chiamava Sugar brown o cobrett e le conseguenze sono devastanti. Solo dopo scoprimmo che era lo scarto dell’eroina e che la crisi d’astinenza poteva durare il doppio dei giorni della stessa.

Da qui iniziai a cadere sempre più in basso e a drogarmi sempre di più, tanto che non mi accontentavo della solita dose e iniziai a procurarmene grosse quantità.

Provai anche a smettere svariate volte ma senza successo, cambiai città e restai fuori dal giro per un po’ di mesi. Nel frattempo conobbi una ragazza meravigliosa di nome Clelia, bella bionda con i capelli ricci come avevo sempre desiderato. Ci fidanzammo e arrivai anche al punto di raccontarle in parte il mio recente passato, ma lei pensava a cose di normale routine, a cose che molti giovani fanno e che poi riescono a gestire senza problemi evidenti.

Ma non era così! Con tutta sincerità io stesso pensavo di aver superato brillantemente questa orrenda fase della mia vita.

Nel 1995 mi trasferii a Tarquinia e Clelia era venuta per uno stage nel villaggio in cui lavoravo come cuoco. Finito lo stage ella dovette ritornare per Napoli dove frequentava l’università. Inizialmente pensavo di poter gestire la lontananza ma capimmo che era molto complicato e così mi licenziai dal lavoro e tornai a casa, convinto che fosse la cosa giusta da fare.

A Napoli non c’era solo la mia famiglia e i miei amici ad aspettarmi, ma c’era quel problema che non avevo risolto, ma solamente parcheggiato e che era pronto ad accogliermi a braccia aperte: la droga.

Dopo poche settimane dal mio arrivo a casa, mi lanciai nel vortice della droga a cui seguirono furti, bugie e tanto tanto male.

Dopo due anni avevo toccato il fondo. Clelia scoprì la mia doppia vita e con evidente dispiacere mi lasciò e si allontanò da me. Ero solo, disperato e senza alcuna voglia di reagire, tutta la mia famiglia venuta a conoscenza della gravità della mia situazione, mi si rivoltò contro, perché non sapevano come gestire la mia condizione e l’unica cosa che potevano fare, era quello di accusarmi.

Accusarmi di aver rovinato la mia vita, accusarmi di aver rovinato e infangato il nome della mia famiglia e soprattutto mi accusavano di essermi fatto lasciare da Clelia che era l’unica cosa buona che avevo fatto in quegli anni.

Disperazione, mancanza di obiettivi e vuoto dentro mi attanagliavano e mi confondevano sempre di più.

Come è avvenuta la svolta nella tua vita?

Un pomeriggio mio padre mi disse che sarebbe venuto a casa un suo amico avvocato che mi voleva parlare, io subito pensai che qualcuno mi avesse denunciato per i numerosi furti che avevo fatto per procurarmi la droga e subito mi preoccupai.

Quest’uomo si presentò puntuale la sera stessa e mi invitò a seguirlo nella mia cameretta, ero terrorizzato e avevo paura, lui mi guardò e con una serenità mai vista prima negli occhi di nessuno, mi disse: “Lo sai che Gesù ti ama?” Non potevo credere alle mie orecchie, gli risposi: “Cosa?” E lui ancora: “Lo sai che Gesù ti ama?” Non ebbi il coraggio di rispondere, ma vi assicuro che quella frase quella che a prima impronta sembrerebbe una semplice frase di tre parole, mi cambiò la vita! Ebbi un forte tremore nel mio cuore e un senso di pace mi avvolse senza sapere cosa mi stesse succedendo. Ancora oggi rabbrividisco al ricordo di quell’evento!

Immaginate di credere che qualcuno vi stia per dare un pugno in faccia e invece senza sapere come vi dia un bacio e una carezza! Questa è la sensazione che provai!

Quell’uomo andò via senza dire nessun’altra parola lasciandomi il suo numero di telefono, invitandomi a chiamarlo qualora avessi avuto bisogno anche solo di parlare.

Cosa avvenne dopo questo “strano” incontro?

Quella sera stessa mi inginocchiai nella mia camera e pregando Gesù, per la prima volta nella vita mia, gli chiesi di dormire, dal momento che per un tossicodipendente in crisi d’astinenza è praticamente impossibile riposare.

La crisi d’astinenza è l’esperienza più brutta che un essere umano possa provare e nessuno potrà mai capire cosa si prova durante una crisi d’astinenza.

Tuttavia mi addormentai e riposai quella notte, come non avevo mai fatto prima e mi svegliai al mattino con la sensazione di non aver più bisogno di droga.

Iniziai a pregare e a piangere di gioia, per aver scoperto che pur avendo fatto tanto male, c’era Dio che mi amava a prescindere da cosa fatto e che ogni volta avessi avuto bisogno, Lui c’era!

Cosa hanno pensato di te i tuoi genitori, dopo questo incontro?

Parlai con i miei genitori dell’esperienza vissuta quella notte, ma i miei avevano perso fiducia in me, pensavano che li stavo ingannando ancora una volta.

Mi sottomisi ai miei genitori e accettai ogni condizione da loro dettata. Rimasi in casa per lunghi mesi, sempre controllato a vista, solo così potevo riguadagnare la loro fiducia.

Nel frattempo pregavo e l’unico mio obiettivo era quello di conoscere Dio, non da manuale di catechismo, ma personalmente, un Dio d’amore.

Iniziai quasi a sfidarlo e qualsiasi cosa gli chiedevo Lui mi accontentava, come fa un Padre con un figlio piccolo.

E la tua fidanzata Clelia?

Un giorno d’estate ero fuori al terrazzo di casa mia, passavano alcune coppie sulle moto che andavano abbracciati al mare o semplicemente alla ricerca di un posto romantico. Iniziai a piangere pensando a Clelia al mio amore, alla donna che pensavo di non rivedere più. Alzai gli occhi al cielo e supplicai Dio dicendo: “Ti prego Gesù voglio sapere dove sta Clelia! Ti prego Signore voglio riabbracciarla e farle capire quanto Tu mi hai cambiato, ti prego Padre!”

Passarono solo pochi minuti da quella preghiera ed ecco, squillò il cellulare! Era lei!

Saltai di gioia dalla sedia, iniziai a parlare velocemente non sapevo come farle capire quello che Dio stava facendo nella mia vita, con l’aiuto dei miei genitori. Riuscii a strapparle un appuntamento e ci vedemmo il giorno dopo.

Ci appartammo in un luogo, dove di solito vanno le coppiette in cerca di intimità, ma invece di baciarla le parlai due ore di seguito della trasformazione che Gesù aveva operato dentro di me.

Lei inizialmente mi guardava sbigottita e senza fiatare, poi capì che quelle parole erano vere, non erano frutto della mia fantasia. Da allora non ci siamo lasciati più e abbiamo deciso di sposarci!

Oggi, la droga è molto più diffusa tra i giovani, la si può acquistare tranquillamente anche su internet. Qualcuno vuole anche legalizzarla. Tu cosa pensi?

La droga ti seduce, ti possiede, ti priva della tua libertà, come è possibile solo pensare di legalizzarla?

Grazie, Mimmo! Spero che questa tua testimonianza possa toccare il cuore dei molti nostri lettori, soprattutto di coloro che cercano una via d’uscita dalla schiavitù della droga!

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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