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TELAMONI: Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Antonio Calisi 15 novembre 2018 Commenti disabilitati su TELAMONI: Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia
TELAMONI: Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Sulla base dei documenti che hai potuto consultare e delle osservazioni tecniche sui Telamoni del vecchio Palazzo della Gazzetta, cosa senti di poter dire sinteticamente ai nostri lettori?
Ho visto che Il progetto del palazzo della Gazzetta, di Dioguardi, riporta la sagoma dei telamoni. Ma di certo il mio prozio Gennaro Pepe, prima di modellare, doveva aver abbozzato dei disegni almeno frontali per farsi un’idea più precisa delle masse su cui lavorare. E dalle misure di cui disponeva doveva fare attenzione a certi rapporti, perché la testa e una spalla delle figure dovevano sporgere dal palazzo, in modo da restituire l’impressione che questi possenti omoni lo reggessero per davvero. Poi, osservando la superficie delle figure, si vede che benché modellate sull’argilla, danno l’impressione di essere state lasciate sbozzate nella pietra, come sculture non finite, non lisciate, che riportano ben visibili le parti soltanto mazzolate. Di certo è una modalità ricercata per creare una simbiosi tra le figure e l’architettura del palazzo. Infatti, a me pare che le statue rifinite e levigate diano l’impressione di essere applicate, sulla pietra squadrata, e che starebbero molto meglio collocate nei saloni.
E secondo te, oggi che i Telamoni non hanno più la collocazione originaria, ci perdono o ci guadagnano?
Posso dire che è molto apprezzabile la sistemazione che gli ha dato il Comune e senz’altro è intesa a rendergli onore. Mi pare difficile sistemarle meglio. In realtà la visuale più adatta è dal basso, quindi dovrebbero trovarsi poggiati all’altezza di un metro e mezzo o poco più. Ma come si fa? Avrebbero bisogno di uno scenografia tutta per loro! Possono essere fruiti anche così, come … “reperti archeologici” Certo la loro collocazione originaria nel palazzo della Gazzetta ha contribuito molto a lasciare il loro ricordo nell’immaginario del barese di mezza età. Io penso che abbiano anche un po’ a che fare col carattere del barese. E vorrei dire anche un’altra cosa – forse può apparire campanilistica – mi paiono più indovinati di tante figure dei palazzi di un tempo. Sono più vivi, come figure creata per un film di animazione.
Quante altre sculture eseguite da tuo zio conosci?
Mia nonna un giorno mi descrisse l’inaugurazione del Palazzo della Gazzetta e dopo tanti anni io cercai tra le raccolte della Biblioteca Nazionale, l’articolo uscito il giorno dopo, e ritrovai tutto; le luminarie, le personalità presenti, il rinfresco al Caffè del Petruzzelli. Mi diceva che aveva lavorato molto con l’architetto Dioguardi, a Bari, ricordava l’Hotel Oriente, ill Kursal Santalucia, l’Altare della Patria del Cimitero. Uno dei figli del mio prozio, il procugino Vito Pepe, con cui ho condiviso la passione per l’arte e la storia, mi mandò un piccolo elenco costruito sul filo dei ricordi. Altri parenti mi hanno indicato il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale a Polignano a Mare (BA) e lì ho riconosciuto quel profilo greco che metteva nelle figure maschili.
(Continua)

Antonio Calisi

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