“Noi siamo tutto”, teenager tra amore e malattia

La reclusione in casa, la paura, l’amore, gli sguardi, i sospiri e le attese, Madeline e Olly sono un pò Romeo e Giulietta 2.0. Il tema della malattia grave in età giovanile che aveva ottenuto un notevole successo internazionale con Colpa delle stelle e ancor prima in Italia con Bianca come il latte, rossa come il sangue,  torna in sala con Noi siamo tutto dal 21 settembre.

Madeline è un’adolescente prigioniera della propria casa da 17 anni in quanto affetta da una malattia rara che ha ridotto ai minimi termini le sue difese immunitarie. Un giorno un camion dei traslochi giunge nella sua via e Madeline, dalla finestra, vede per la prima volta Olly, il nuovo vicino. I loro sguardi si incrociano e di lì a poco ha inizio una storia d’amore che dovrà superare ostacoli che sembrano insormontabili. Come nelle più appassionanti storie d’amore di ogni età, non c’è solo un nemico esterno a dividere Madeline e Olly, ma ce n’è uno più subdolo e potente, perché interno ad entrambi, la paura. Madeline, la principessa chiusa da diciassette anni nel suo castello a vetri, incontaminato di Los Angeles, non doveva e poteva conoscere nessuno e non avrebbe perso nulla, ma conosce l’amore e, con esso, anche la paura di perderlo.

La storia della diciottenne Maddy, interpretata dalla giovanissima Amandla Stenberg, costretta a vivere imprigionata entro le mura domestiche a causa di una grave immunodeficienza, e dell’arrivo imprevisto di un nuovo vicino di casa, Olly interpretato dall’amato Nick Robinson, che scatena in lei un desiderio mai conosciuto prima, ha portato fortuna alla giamaicano-americana Nicola Yoon, che l’ha raccontata nel suo romanzo d’esordio Everything, Everything, ai vertici delle classifiche di vendita negli Usa da più di un anno e in corso di pubblicazione in ben di 38 Paesi.

Questo filone letterario, rivolto agli young adults ha avuto il pregio di smettere di rendere la malattia un tabù, qualcosa da non poter raccontare, trasmettendo così un messaggio di speranza. Noi siamo tutto è riuscito in un una cosa ancora più importante, ovvero quello di aver scelto una protagonista femminile nera, corteggiata, adorata e amata da un ragazzino bianco, concentrandosi esclusivamente sull’amore e immunodeficienza senza tirare in ballo questioni razziali. Anche Stella Meghie, regista canadese passata dal cinema indipendente a una produzione hollywoodiana, ha evitato ogni tipo di retorica, esortazione all’uguaglianze, perché “le donne di colore devono essere amate come tutte le altre”.

Noi siamo tutto racconta dell’amore nelle sue molteplici declinazioni e forme, dall’amore fra genitori e figli, all’amore fra teenager, dall’amore per cui vale la pena sacrificare ogni cosa e, senza alcuna certezza, buttarsi, all’amore puro, soffocante e morboso. L’amore un pò all’antica, senza social, whatsapp, tecnologia che finalmente resta in secondo piano.

Ilaria Sinopoli

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