Suora irachena è intervenuta al Parlamento di Washington sul genocidio dei cristiani

1520cns-iraq.jpgweb2Suor Diana Momeka, religiosa domenicana irachena a Mosul, ha indirizzato al Parlamento americano un addolorato invito ad adoperarsi per soccorrere le popolazioni cristiane in Iraq. Spettatrice delle atrocità vissute nel suo Paese, la suora ha evidenziato il “genocidio umano e culturale” che patiscono i cristiani in Iraq già da circa un anno, da quando un gruppo di terroristi, in seguito autoproclamatosi Stato Islamico in Iraq e in Siria (Isis), ha conquistato la piana di Ninive.

Un genocidio, non meno sanguinoso di quelli che la storia elenca amaramente e che continua a svolgersi ogni giorno, sotto gli occhi di tutti: uomini, donne, bambini obbligati a abbandonare le proprie case con nient’altro che i propri abiti; abitazioni demolite, chiese saccheggiate e distrutte, resti archeologici e luoghi sacri, patrimonio dell’umanità, ridotti ad un mucchio di rovine.

In mezzo a queste tragedie, non manca tuttavia la fiducia, ha dichiarato suor Diana. “Grazie anche alla Chiesa che nella regione del Kurdistan si è fatta avanti e ha curato in prima persona i cristiani sfollati, facendo davvero del proprio meglio per far fronte al disastro”. “Gli edifici appartenenti alla Chiesa – ha riferito suora Diana – sono stati aperti e messi a disposizione per fornire un riparo agli sfollati; hanno fornito loro cibo e altri generi di prima necessità, per far fronte ai bisogni immediati della gente; hanno anche fornito assistenza sanitaria gratuita”.

Per di più, “la Chiesa ha lanciato appelli cui hanno risposto molte organizzazioni umanitarie, le quali hanno fornito aiuti alle migliaia di persone in situazione di estremo bisogno. Oggi siamo grati per tutto ciò che è stato fatto, con la maggior parte delle persone che hanno trovato un riparo in piccoli container prefabbricati o in alcune case”.

La suora irachena si è rivolta dunque alla comunità internazionale e al governo degli Stati Uniti, enumerando una serie di proposte da adoperare “con la massima urgenza” al fine di “ripristinare, riparare e ricostruire la comunità cristiana in Iraq”. Innanzitutto, ha detto, occorre “liberare le nostre case dalla presenza del sedicente Stato islamico e favorire il nostro rientro”; poi deve essere sostenuto “uno sforzo comune e coordinato per ricostruire ciò che è stato distrutto – strade, acqua, forniture elettriche, ivi compresi i nostri monasteri e le nostre chiese”. Infine serve “incoraggiare le imprese per contribuire alla ricostruzione dell’Iraq e del dialogo interreligioso”.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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