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Il successo di “13 Reasons why”

Silvia Di Conno 1 maggio 2017 Commenti disabilitati su Il successo di “13 Reasons why”
Il successo di “13 Reasons why”

“13 Reasons Why” è una serie televisiva statunitense creata da Brian Yorkey che ha reso in chiave filmica il romanzo “13” dello scrittore Jay Asher. La serie è stata prodotta da Anonymous Content e Paramount Television, mentre ne sono produttori esecutivi l’ex reginetta di Disney Channel Selena Gomez, Steve GolinTom McCarthyKristel LaiblinDiana Son e Michael Sugar.

La serie è stata resa disponibile il 31 marzo 2017 su Netflix e nello stesso giorno, oltre alla distribuzione di questa, è stata anche effettuata la diffusione del documentario “Tredici” in cui il cast della serie, i produttori e alcuni psicologi discutono dei temi trattati nella serie quali la violenza sessuale, il bullismo e le conseguenze psicologiche che questi comportano. L’elemento centrale di queste puntate che stanno letteralmente spopolando è dunque la depressione giovanile che giunge al punto di non ritorno del suicidio, come nel caso della protagonista liceale Hannah Baker (Katherine Langford).

Quest’ultima, prima di suicidarsi, registra 13 cassette che corrispondono alle tredici ragioni legate a persone diverse che l’avrebbero fatta soffrire tanto da portarla ad assumere la decisione irreversibile da lei presa. Ogni cassetta è dedicata ad un individuo diverso e nel piano da Hannah architettato è previsto che debbano ricevere le registrazioni solo i soggetti coinvolti i quali sono tenuti ad ascoltarle fino a che non giungono alla propria: sono poi obbligati a passarle alla persona successiva nominata affinchè possa ripetere la stessa operazione e scoprire la propria colpa.

La serie si avvia con il momento in cui Clay Jensen (Dylan Minnette) riceve le cassette ed è quindi costretto ad ascoltarle tutte per arrivare alla sua, vivendo così le singole storie insieme agli stessi spettatori della serie tramite la giusta trovata di far corrispondere ogni cassetta ad una puntata della durata di circa 50 minuti.

Clay sembra quindi trascinare sull’orlo della sua pazzia crescente il pubblico stesso, levigando la logorante attesa della sua colpa tramite improbabili tentativi di vendicare Hannah: il ragazzo punisce infatti tutti coloro che le hanno fatto del male oltre a lui, come se così fosse possibile curare il meccanismo di autotortura che la sua stessa mente ha messo in atto e prevenire un rafforzamento di questo nel momento in cui egli verrà effettivamente a conoscenza della sua colpa. In altri termini, quindi, Clay colpisce gli altri perché gli sembra l’unica via per non autoassolversi.

Se si ricevono le fatidiche cassette non si fa altro che attendere la propria sentenza, quasi che la protagonista condanni chi le ha fatto del male – anche per cose della minima entità- a vivere morendo.

Sebbene ogni motivo assuma quindi la veste di qualcosa necessario ma non sufficiente al suicidio, cioè una concausa relativamente determinante nel produrre l’effetto in questione, l’autologoramento a cui va incontro chi riceve le cassette risiede nella perdita dei confini tra necessario e sufficiente. Come uno degli stessi personaggi afferma, probabilmente se fosse mancata anche solamente una di quelle tredici ragioni, Hannah non si sarebbe suicidata: ognuno vive dunque nell’impossibilità di sapere se il proprio comportamento sia stato necessario e sufficiente all’atto estremo, mentre i genitori della ragazza – non a conoscenza delle cassette- con una tenera goffaggine continuano ad appigliarsi ad ogni minimo dettaglio pur di farsi anche la più approssimativa delle ragioni sul motivo del suicidio della propria figlia.

 

 

Silvia Di Conno

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