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Storia e simbolo di Bari: i Telamoni del palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno

Antonio Calisi 3 ottobre 2018 Commenti disabilitati su Storia e simbolo di Bari: i Telamoni del palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno
Storia e simbolo di Bari: i Telamoni del palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno

Questa volta intervisto Giovanni Lamacchia, che avete conosciuto nella veste di esperto del De Nittis, ma su qualcosa che attiene alla storia di Bari e anche a quella della sua famiglia. Infatti i Telamoni, che abbellivano il palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno e ora fanno bella mostra nell’atrio del Palazzo del Governo, sono opera di un suo prozio.

Chi era? Si è discusso negli anni passati sul modo in cui era stato realizzato, ma l’autore è ignoto.

 Infatti è così, io ho saputo tardi che si interrogavano sul tipo di manufatto, al tempo in cui se ne dovette occupare il Comune di Bari quale destinatario della donazione. E solo ora, grazie al tuo interesse e alla tua cortesia, posso far conoscere l’autore ai nostri lettori. Era un fratello di mia nonna e si chiamava Gennaro Pepe, lavorò per anni ai palazzi progettati  dall’architetto Dioguardi. Suo padre, Girolamo – mio bisnonno – era scalpellino, e con i suoi accorgimenti i figli erano in grado, già all’ età di 8 anni, di scolpire i putti destinati ad ornare le chiese. Me lo raccontava mia nonna e, per quanto stupito, non avevo motivo di dubitarne dato che anch’io sono stato molto precoce nell’approccio all’arte figurativa. 

Si capisce che tua nonna ne andava fiera. E tu, cosa provavi quando passavi sotto il Palazzo della Gazzetta? 

Quand’ero ragazzo li guardavo con sufficienza, mi parevano grossolani, mentre io cercavo la rifinitura in scultura (il mio professore, Piergiovanni, lo apprezzava molto). Poi quando ebbero l’idea balzana di passare anche sulle statue lo stesso colore – una sorta di ocra rossa – destinato al palazzo… li trovavo orrendi. Ma quando decisero di abbattere tutto rimasi molto male.

Oggi che ne pensi?

Oggi penso tante cose… Per esempio che staccate dal palazzo assumono una più marcata potenza simbolica. Mi chiedo anche a chi si fosse ispirato lo zio, perché sembrano richiamare Il Pensatore, di Rodin, ma potrebbe forse aver preso spunto dalle pose dei pugili magari pubblicate su qualche rotocalco d’epoca. Mia nonna mi diceva che erano state realizzate in argilla e poi per il calco era stata fatta una colata di cemento bianco.

Insomma oggi ti piacciono!? 

Già, ne potrei diventare fanatico. Pensa che ho chiesto al Sindaco De Caro, che ringrazio, il permesso di passare allo scanner  una coppia dei Telamoni , dato che ne ho commissionata una riproduzione alla ditta Eumakers, allogata alla spalle del Palazzo del Governo, in via Andrea da Bari.

Lamacchia continua il suo racconto. Ne parleremo ancora.

Antonio Calisi

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