Siena, Franco Nembrini presenta il suo commento all’Inferno di Dante

Mercoledì 6 febbraio alle 18.30, presso la chiesa della Santissima Annunziata in Piazza Duomo a Siena, si è svolta la presentazione del nuovo volume dell’Inferno di Dante Alighieri, commentato da Franco Nembrini.
All’incontro hanno partecipato i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di Siena che hanno posto opportune domande al commentatore circa la sua vita, il suo rapporto con Dante e il progetto che lo ha condotto al progetto sul primo volume della Commedia.
Franco Nembrini, di origini bergamasche, quarto di dieci fratelli, ha trascorso un’adolescenza difficile, costretto spesso, per bisogni familiari, a svolgere commissioni lontano da casa. Esule e lavoratore precoce, ha vissuto il suo primo incontro con Dante quando, portando delle casse d’acqua a casa, si ricordò una terzina del Paradiso in cui si parla dell’esilio. In quella occasione, per la prima volta, ha capito che la letteratura avrebbe potuto accompagnarlo per la vita, perché trova sempre le parole adatte ad esprimersi e soprattutto aiuta a scoprire qualcosa della propria personalità. Decide di trasmettere questa scoperta meravigliosa e giura alla sua professoressa di italiano delle medie, sua guida illuminante, che anche lui diverrà insegnante.
Nonostante varie peripezie – è costretto a lasciare il liceo a sedici anni, per lavorare in fabbrica, ma a diciotto anni riesce a prendere il diploma di maturità magistrale – si iscrive al corso di laurea in Pedagogia all’Università Cattolica di Milano e intanto inizia a insegnare religione come primo insegnante laico della diocesi bergamasca.
Dopo la laurea, su richiesta di alcuni genitori, fonda la scuola media libera “La Traccia” a Calcinate in provincia di Bergamo, dove insegnerà per alcuni anni, prima di passare agli istituti tecnici. Da insegnante Nembrini sostiene che la memoria è importante per lo studio, e la letteratura, tramite il dialogo con gli autori del passato, aiuta ad amare la vita. Un insegnante non dà risposte, ma aiuta a capire le domande, è uno strumento per raggiungere la vera conoscenza di sé.
La sua passione per Dante continua imperterrita, a tal punto che fonda l’associazione “Centocanti”, in cui ognuno impara un canto a memoria con lo scopo di divenire una Divina Commedia vivente. Intanto continua ad insegnare nella scuola statale fino all’estate del 2009, quando è costretto a lasciarla per motivi di salute.
Negli ultimi anni, a seguito dell’inatteso successo dei suoi libri Dante poeta del desiderio e Di padre in figlio è stato chiamato a parlare di educazione e di Dante in tutta Italia e all’estero, rispondendo ad un’esigenza già espressa nel 1273 a Firenze da una petizione popolare in cui si chiedeva di leggere la Commedia pubblicamente, affinchè questa lettura aiutasse il popolo a praticare la virtù e ad eliminare il vizio.
Alla fine di uno di questi incontri a Roma, Franco Nembrini conosce Gabriele Dell’Otto, uno dei più importanti illustratori al mondo, artista di grandi case editrici americane di supereroi, Marvel e DC. Da quell’incontro che diviene un’amicizia, con la collaborazione di Alessandro d’Avenia, nasce il progetto di illustrare e commentare la Commedia.
Dopo la prefazione di D’Avenia, ogni canto ha un’introduzione alla lettura scritta da Nembrini, il testo originale di Dante con parafrasi a fronte e una riproduzione delle meravigliose tavole di Gabriele Dell’Otto.
Un volume imponente che racchiude in sé una storia che risale a più di 700 anni fa, ma che ha ancora qualcosa da raccontarci e insegnarci. L’inferno è come andare ad Auschwitz per noi oggi, un’esperienza che anche se non ci riguarda in prima persona, ci tocca lo stesso in profondità.

Martina Ragone