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Seconda edizione del Festival dell’Italiano a Siena

Martina Ragone 10 aprile 2018 Commenti disabilitati su Seconda edizione del Festival dell’Italiano a Siena
Seconda edizione del Festival dell’Italiano a Siena

Dal 5 all’8 aprile 2018, si è tenuta a Siena la seconda edizione del festival dell’italiano e delle lingue d’Italia, che lo scorso hanno ha riscosso un successo inaspettato. Anche quest’anno sono stati numerosi gli ospiti, tra cui Claudio Marazzini, Corrado Augias, Vera Gheno, Marc Augè, Giulio Gioriello, Mario Tozzi, Aldo Cazzullo e numerosi anche i luoghi coinvolti, dal Palazzo Comunale alla sede della Contrada della Chiocciola, dal teatro dei Rinnovati a Santa Maria della Scala.
In questa occasione sono state coinvolte anche le scuole primarie e secondarie di Siena con laboratori, incontri e conferenze-spettacolo durante la mattinata del 5 aprile.
Ad aprire ufficialmente l’evento, venerdì 6 aprile, presso la sala del Mappamondo del Palazzo Comunale, i saluti dei rappresentanti delle autorità del Comune di Siena, della Regione Toscana, dell’Università per Stranieri di Siena e dell’Università di Siena. Successivamente al posto dell’intervento di Matteo Renzi, assente per motivi politici, ha parlato direttamente Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, alle ore 9.30. Nel suo “Che italiano fa?”, ha parlato della progressiva ed inarrestabile perdita di importanza della nostra lingua a favore di un maggiore uso dell’inglese. Questo fenomeno si riversa sia in politica sia nell’educazione scolastica, in particolare universitaria. Per quanto concerne la politica, ha riportato esempi di contesti di riunioni dei membri dell’Unione Europea. Ha proiettato dei video in cui la Merkel si esprime tranquillamente in tedesco, Macron alterna il francese all’inglese e Gentiloni è costretto a parlare solo in inglese. Ciò a dimostrazione del fatto che non possiamo esprimerci nella nostra lingua nemmeno in contesti intercontinentali, a differenza delle altre nazioni. Per quanto riguarda l’università, presentando accurate ricerche statistiche, Marazzini ha messo in evidenza come ormai i corsi di laurea, soprattutto in materie scientifiche, siano interamente in inglese. Ha denunciato fortemente questo fenomeno della preminenza dell’inglese, come l’inizio di una scomparsa della nostra lingua, ormai ridotta addirittura a minoranza che non viene rispettata, mentre le altre minoranze, come quelle in Trentino Alto Adige, vengono rigorosamente rispettate.
Il pomeriggio del 6 aprile ha presentato interventi molto interessanti, tenutisi presso Santa Maria della Scala, storico ospedale di Siena. Tra questi quello delle 17.30 “Talk: il suono della comunicazione”, della straordinaria sound maker Chiara Luzzana che, partendo dal concetto di rumore che non deve essere mai sottovalutato rispetto al suono, ha dimostrato come trasformare, secondo algoritmi matematici e mezzi informatici, il suono delle singole lettere delle parole, in vere e proprie melodie ritmate, suscitando la meraviglia del pubblico.
Successivamente alle ore 18.00, l’interessante conferenza “Parole ostili e diversità di genere” di Vera Gheno, docente presso l’università di Firenze e curatrice della pagina Twitter dell’Accademia della Crusca. La linguista si è soffermata sull’erroneo uso del linguaggio che si adopera in rete – un mondo in cui siamo sempre attivi e connessi, “onlife”, come lei stessa ha dichiarato – che porta a innumerevoli offese. Ha riportato, infatti, esempi di messaggi minacciosi rivolti all’ex presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrino, in merito alla falsa adozione del termine “presidenta”. Si è discusso riguardo alcuni insulti del web che sono prettamente femminili, come “cagna”, “matta da legare” o “mestruata”, a differenza di altri che possono essere usati in entrambi i casi come “scansafatiche”. Ha parlato poi della teoria del “Sapir-Wharf”, che consiste nel fatto che le parole che si usano influiscono sul modo di pensare e ha riportato l’esempio della parola “negro” che è prettamente spregiativa, ma se usata dalle stesse persone di colore in delle canzoni allegre, potrebbe acquisire addirittura un tono ironico. Ha concluso affermando che dovremmo combattere la cosiddetta “ubris”, parola greca che indica la tracotanza, che si potrebbe paragonare, al giorno d’oggi, all’insolenza che spesso si adopera in rete, usando l’arma della pietas e di prendersi del tempo per riflettere, prima di pubblicare un post o un commento troppo azzardato.
Si sono susseguiti variegati eventi tra cui esibizioni al teatro dei Rinnovati, nelle sere di venerdì e sabato, riguardanti il sommo poeta Dante Alighieri, in particolare lo spettacolo “La dimensione umana nell’ultraterreno dantesco”, una performance degli studenti del liceo classico “G. Marconi” di Foligno e “L’inferno dantesco a ritmo di rap”, a cura di Giuseppina Orsini e degli studenti del liceo classico “F. De Filippis-M. Galdi” di Cava dei Tirreni. La mattinata di domenica 8 aprile, invece è stata dedicata a dibattiti riguardo la Costituzione italiana fra storia e attualità, presso l’Università degli studi di Siena. Tra questi l’intervento di Marc Augè “Société et migration”.
Ma l’evento più atteso è stato quello di Corrado Augias, alle ore 18.00 di sabato 7 aprile, in una sala delle vittorie della sede museale della Contrada della Chiocciola. È stato scelto questo luogo nell’ottica di valorizzare il ruolo originario delle contrade, come centri di aggregazione e promozione sociale e culturale. Ciò si inserisce nel progetto “Overtures. Incontri tra musica e cultura in Cripta”. L’evento ha visto la partecipazione di tantissime persone: giovani studenti, adulti e contradaioli ed è stato introdotto e concluso dall’incantevole musica del violino del bravissimo Leonardo Ricci, un giovane musicista senese della contrada della Pantera. Successivamente il giornalista, che ha intitolato il suo intervento, in maniera provocatoria, “Che razza di italiani siamo”, è stato introdotto dal priore Maurizio Tuliani, che ha lungamente parlato della contrada e dei valori di Siena che conferisce sempre importanza al suo passato. Durante l’intervento, Augias è stato anche coordinato dal professore di storia contemporanea dell’Università della Valle d’Aosta, Paolo Gheda. Il giornalista ha ripercorso la storia del nostro Paese, sempre caratterizzata dal frammentismo, a differenza di altri stati come l’Inghilterra e la Francia che sin dal 1500 avevano un’unità politica e culturale. Un altro svantaggio è stata l’assenza di una dinastia forte e capace di imporsi, i Savoia, a differenza delle forti e durature dinastie estere. Ma questa diversità ha anche un’origine geografica. Per la sua forma stretta e allungata, l’Italia è portata ad avere difficili comunicazioni e ad essere soggetta a più facili scorrerie per la sua esposizione ai mari e per la debole coesione interna a causa dei rilievi montuosi. Non si può ovviare a questi intrinseci fattori storici e geografici, ma non per questo non si può lottare per la ricerca di un’identità vera e profondamente sentita.
Dagli interventi del pubblico si è sviluppato un acceso e interessante dibattito sull’influsso che lo Stato della Chiesa ha avuto nel corso della storia, dal contrasto contro l’affermazione dei dogmi, sino alla recente opposizione al divorzio, aborto ed eutanasia. In particolare ha notato come, a differenza dei papi precedenti, papa Francesco, che non casualmente ha scelto questo nome dopo numerosi secoli di storia della Chiesa in cui nessuno lo aveva mai usato, non si atteggi a monarca vero e proprio, ma afferma “Io non sono nessuno per giudicare”. Forse ciò deriva dalle sue origini umili e dalle tragedie alle quali ha dovuto assistere in Argentina, fatto sta che il suo comportamento è fortemente controcorrente. Inoltre ha messo in evidenza come ormai la figura del papa non ha lo spazio che realmente gli spetta. In tv è relegato a qualche minuto durante il telegiornale della domenica per enunciare il suo messaggio durante la messa e ciò avviene solo nei telegiornali italiani, non in quelli esteri, come quello francese, che, dovrebbero lasciare anch’essi uno spazio al papa, in quanto Paesi cattolici.
Dopo il lungo dibattito, Augias ha concluso dicendo “Nei momenti di sconforto bisogna alzarci, ripercorrere la nostra storia e dire: se ce l’abbiamo fatta finora, ce la faremo ancora!”, suscitando un fragoroso e commosso applauso da parte del pubblico.
Un evento notevole e intenso, che ha visto la partecipazione di molte personalità preminenti e l’interazione di un pubblico variegato e curioso, perché la lingua porta ad una vera conoscenza, parla al cuore dell’uomo ed è capace di suscitare le emozioni più disparate.

Martina Ragone

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