Santi e martiri secondo l’Arte: Sant’Agnese

st_agnes (1)Brucia un fuoco vivo e prorompente, ma sono fiamme che non feriscono, quelle che circondano la candida figura della giovane Sant’Agnese, realizzata dal comasco Ercole Ferrata (1610-1686) per la Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma. Scolpita intorno al 1660, la Sant’Agnese sul rogo del Ferrata è sicuramente tra i suoi capolavori, un momento in cui lo scultore di stampo classicista si avvicina ai dettami stilistici del Bernini (1598-1680), indiscusso detentore del primato artistico romano del tempo. Ma se sono proprio quelle lingue di fuoco, insieme con lo svolazzo delle vesti, l’elemento di maggior dinamismo e teatralità berniniana, la Santa si caratterizza per un’impostazione equilibrata di tradizione classicista e per un’estrema eleganza formale che l’artista recupera dagli insegnamenti del suo primo maestro, Alessandro Algardi (1598-1654). Il viso d’una bellezza ideale, che rimanda a quello di una statua antica e ai volti estatici dipinti da Guido Reni (1575-1642), è rivolto verso l’alto in una silenziosa preghiera a Dio che protegge la giovane dalle fiamme, le quali si dividono prima di bruciarne la candida pelle. Così Ercole Ferrata tenta una sintesi di due correnti rivali nella scultura seicentesca, quelle appunto del Bernini (più coinvolgente e drammatica) e dell’Algardi (classicista e ispirata all’antico), conferendo una sorta di immaterialità alla figura della Santa senza però rinunciare al realismo del crudele martirio.
Agnese (290 ca – 305 d.C.) viene festeggiata il 21 Gennaio; visse sotto l’impero di Diocleziano (284 – 305 d.C.), in un momento in cui i cristiani subivano costanti e violente persecuzioni. Era giovanissima, aveva solo 12 anni e faceva parte di una nobile famiglia romana (gens Clodia), quando un giovane iniziò a corteggiarla senza successo: la ragazza aveva infatti fatto voto di castità a Gesù. Costretta alla clausura con altre sacerdotesse vestali dal potente padre del suo spasimante, rifiutatasi di adorare una dea pagana, venne successivamente mandata in un postribolo; ma nessuno dei clienti osava toccarla e Agnese, accusata infine di stregoneria, venne condannata al rogo. Di fronte al miracolo che la preservò incolume dalle fiamme i suoi carnefici ne ordinarono la morte, per colpo di spada alla gola, esattamente il modo in cui si uccidevano gli agnelli (uno dei quali infatti la accompagna spesso nelle raffigurazioni, simbolo di purezza – dal greco haghnós, “puro”- e rimando al martirio). La sua salma è conservata nella catacomba che oggi prende il suo nome, sulla via Nomentana a Roma. Patrona delle vergini, tra i luoghi di culto a Roma più famosi a lei dedicati si ricorda proprio la Basilica di Sant’Agnese fuori le mura (IV secolo d.C.), i cui ruderi fanno parte del complesso di antichi edifici sulla via Nomentana insieme alle catacombe, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona (1652-72) che sorge sul luogo deputato del martirio e conserva la reliquia della testa della Santa.

Claudia Pruner

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