“Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo”

romeo_e_giulietta-ama-e-cambia-il-mondo“Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo” è il titolo del superlativo musical del regista Giuliano Peparini e del produttore David Zard. Nel tour di quest’anno tra le tappe previste figura il teatro Team di Bari ove nelle serate dal 6 al 10 gennaio si è svolto lo spettacolo. Le musiche di Gerard Presgurvic e le coreografie di Williams, Halliwell, Pavarotti, Claudio Baglioni, Renato Zero e Giorgia hanno donato una vita nuova al testo teatrale shakespeariano, seppur nella più assoluta fedeltà alla storia.

“Romeo e Giulietta” è sì di per sé un’opera metastorica nella misura in cui, come tutti i classici della letteratura e del teatro, attraversa i secoli abbracciando nuove epoche senza mai dimenticare il suo contesto di provenienza, ma l’autentica crudezza nella rappresentazione dei caratteri di questa compagnia teatrale riesce ancor meglio a rendere l’unicità dei tipi umani senza scadere nella messa in scena di personaggi stereotipati.

Tagliente è per esempio la reazione della nutrice di Giulietta quando apprende che Frate Lorenzo farà sposare quest’ultima con l’amato Romeo in segreto dalle rispettive famiglie: i Montecchi e i Capuleti, nobili di Verona che, per via del loro reciproco astio, rifiutano un legame tra i propri figli. Nel pianto della nutrice di Giulietta si fondono confondendosi in modo sublime tanto la commozione per la fuga dalla famiglia che la ragazza si appresta a compiere, quanto la disperazione per la propria scialba vita che diverrà una vuota e vana agonia senza il candido volto di Giulietta.

L’accecante potere che le passioni esercitano  sull’essere umano è perfettamente reso dalla figura di Romeo i cui atti sono schiavi del lampo mentale del momento. La sua potenza d’animo è pari a quella di grandi personaggi della tragedia greca come ad esempio Medea, capace di essere assetata con la stessa intensità tanto di amore quanto di vendetta: è lo stesso slancio di fuggire dalla mediocrità dell’equilibrio d’animo a muovere Romeo che, per vendicare l’omicidio dell’amico Mercuzio, uccide il suo assassino Tebaldo, cugino di Giulietta.

Emblematico risulta essere anche il personaggio del padre di Giulietta, un uomo possessivo che pretende di avere il controllo delle passioni della figlia, imponendole un matrimonio con il gentiluomo Paride dopo che Romeo è stato esiliato dalla città di Verona per via del suo atto. L’essere del signor Capuleti  è in quel “tra” percepibile fra la scena in cui egli impreca contro la figlia offendendola e quella in cui si dispera in solitudine affermando che “negli occhi della figlia piangono  suoi”.

Altra figura sublime è frate Lorenzo che fornisce a Giulietta un narcotico che la farà sembrare morta per 40 ore, in modo tale da evitare il matrimonio e da permettere a Romeo di raggiungerla per fuggire con lei. Il messaggero incaricato dal frate di portare la notizia a Romeo, però, non riesce nel suo intento. Non appena il frate apprende ciò, perde ogni certezza: egli è un uomo che”ha assolto i peccati di tutti tranne i suoi” e ora, in virtù di questo, si pone dinanzi alla sua fede vedendola come “altro da sé”, come qualcosa che improvvisamente gli è estraneo nella misura in cui non gli permette di realizzare il sogno altrui.

Il valore della rappresentazione odierna di questi uomini soli che amano, si disperano, bramano il potere, rinnegano la fede e covano vendetta sta nel ricordarci la dicotomia della nostra comune origine, del tutto finita ma perennemente volta al tendere all’infinito, definibile come una dimensione struggente in quanto destinata a rimanere del tutto irraggiungibile.

Silvia Di Conno

 

 

 

 

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