Roma, Caritas: una città che non accoglie non è comunità

minori migranti

Una città che non accoglie i migranti – famiglie e ragazzi in fuga da guerre, persecuzioni e povertà – è un popolo senza memoria, un agglomerato umano che non può dirsi comunità. Lo sottolinea la Caritas di Roma in una nota.  Il fenomeno delle migrazioni è vasto e con molte sfaccettature, semplificare spiegazioni e possibili soluzioni – così come fanno alcuni politici e “intellettuali” – rischia di banalizzare la complessità, rafforzare i germi dell’ignoranza, trasformare una tragedia epocale in un sondaggio di opinioni in cui una soluzione vale un’altra.

Le migrazioni non possono essere affrontate e comprese senza conoscere i 144 conflitti che in questo momento insanguinano il mondo; senza collegarle alla sete e alla mancanza di cibo che soffre un miliardo di persone; senza commuoversi davanti alle persecuzioni, alle torture, alla paura, alla mancanza di diritti, la sfiducia e la rassegnazione di intere popolazioni. Così anche il tema dell’accoglienza – le procedure di emergenza, l’individuazione dei luoghi – rischia di scontrarsi con egoismi, interessi e paure. Sentimenti di cui approfittano forze politiche senza scrupoli per incrementare un clima di odio che mai si era visto a Roma e in Italia, prosegue la nota. La comunità cristiana oggi ancora di più deve rendersi visibile e partecipe con la preghiera, iniziative di solidarietà e integrazione verso i migranti, così come deve essere vicina alla popolazione locale favorendo percorsi di conoscenza. A tutti il compito di far sì che il disagio di tanti si trasformi in maggiori diritti e solidarietà.

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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