Rivalorizziamo le nostre periferie

periferieAl giorno d’oggi si è soliti associare al termine “periferie” l’immagine di luoghi degradati, privi di tutela degli spazi pubblici, di cultura e di servizi per i cittadini. Non si sente il bisogno di valorizzarle, a tal punto che esse divengono delle città separate, spesso mai frequentate da cittadini che abitano in altri quartieri. Le periferie sono le città del futuro che devono essere riqualificate, non ampliate. Bisogna intraprendere delle attività che possano coinvolgere maggiormente anche i cittadini che le abitano, in modo tale da renderli parte integrante della città in cui vivono. Sarebbe opportuno organizzare dei concerti, delle mostre o anche delle letture di testi più o meno noti. Un disagio deriva dall’eccessiva lontananza di questi luoghi dal centro correlata anche al malfunzionamento dei mezzi pubblici. La difficoltà è proprio quella di saper donare un adeguato valore a tutto, in modo tale da non creare spazi vuoti adibiti solo a zone residenziali. Bisogna donare le stesse potenzialità ad ogni spazio, senza sottovalutare alcuni luoghi. Un terreno incoltivato potrebbe trasformarsi in un vasto parco o una casa diroccata potrebbe essere adibita a ludoteca per i bambini.
L’uomo è da sempre stato un essere sociale, ha bisogno di una comunità con cui poter condividere tutto, per questo ha bisogno di spazi aperti, in comune, per potersi confrontare. Non può rinchiudersi nel suo quartiere svolgendo sempre le stesse attività, ha bisogno di venire a contatto con nuove realtà ma non al di là della propria città.
Da sempre l’uomo ha creduto di essere superiore e più intelligente rispetto alle altre specie viventi e lo ha dimostrato in vari modi, a partire dal bisogno di organizzare la propria vita. Ha saputo creare luoghi in grado di assecondare i vari aspetti del suo carattere, ma spesso sottovaluta l’importanza del suo creato, dando per scontato l’eterna disponibilità di questi luoghi. Soltanto in questo modo dimostreremo che non siamo un paese debole come ha affermato lo stesso Renzo Piano all’inizio dell’articolo del 26 gennaio 2014, ma un Paese straordinario e bellissimo, capace di divenire forte dinanzi alle difficoltà, un’unica famiglia al di là dei dissidi politici, religiosi, economici, ideologi e sociali che negli ultimi decenni hanno accentuato il divisionismo anche all’interno dei piccoli centri cittadini. Siamo pervasi da una difficoltà di comunicazione, da un mutismo che paralizza le nostre menti, che impedisce l’espressione spontanea dei nostri sentimenti per paura del giudizio del nostro vicino e di un confronto con il diverso. Tramite la valorizzazione degli spazi fisici, scaturirà la rivoluzione tanto attesa e desiderata alla ricerca di una relazione più spontanea e serena con i nostri concittadini e con l’ambiente circostante.

Martina Ragone

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