Renzi e la "generazione Telemaco"

«Siamo la generazione Telemaco»: una generazione che «ha il dovere di meritarsi l’eredità dei nostri padri». Nel discorso con cui Matteo Renzi ha aperto, il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, questa immagine ha avuto forte impatto. Non l’unica: anche chi non conosceva, sul palcoscenico continentale, il linguaggio svelto e comunicativo del premier italiano, si è stupito davanti all’eloquio entusiasta che sa anche accostare immagini ultramoderne (l’Europa che si scatta un “selfie”, un autoscatto, mostrando il ritratto della noia) a riferimenti classici. Un discorso brillante, volutamente privo di indicazioni programmatiche (demandate a un corposo documento dal titolo “Europa, un nuovo inizio”), e centrato invece sulla necessità di un’UE che sappia tornare protagonista senza ammazzare i suoi Stati membri col rigore, ispirando fiducia e ponendosi come «presidio di civiltà». «Non chiediamo un giudizio sul passato, vogliamo cominciare il futuro, subito», è stato un altro passaggio chiave di Renzi. Il “passato”, dopo la “generazione Ulisse” degli Schuman, dei De Gasperi e Spinelli, dei Monnet, è quel gruppo dirigente che a livello europeo, come ricordava Enrico Letta in un incontro con i giovani delle associazioni cattoliche in aprile, si è fermato al traguardo della moneta unica, e non ha osato spingersi oltre nel viaggio dell’ambizione fino a sognare un’Unione sempre più salda, quale entità federale, nel cammino verso gli “Stati Uniti d’Europa”.

La generazione Telemaco, allora, sa di avere un’importante responsabilità: di proseguire nel sogno unitario dei padri fondatori, con la consapevolezza che, se non ci muoviamo decisi in un’ottica che preveda “più Europa”, saremo costretti a soccombere come singoli stati nazionali nel confronto con le vecchie e nuove superpotenze planetarie. Per Renzi, lo dice esplicitamente facendo riferimento a se stesso, la «generazione Telemaco» è quella dei nuovi dirigenti, i diciottenni al tempo di Maastricht, insomma i quarantenni di oggi. Meritarsi l’eredità dei padri, però, è fondamentale soprattutto con lo sguardo rivolto alla generazione successiva a quella del premier: la generazione di chi, oggi, vive i suoi 18, 20 o 25 anni nell’età della crisi economica. La generazione di noi giovani di oggi, dunque, che siamo cresciuti associando all’Europa più che a parole come “pace”, “speranza”, “sviluppo”, altre espressioni meno cariche di fascino: “vincolo del 3%”, “patto di stabilità”, “spread”. Se quella del premier è la “generazione Telemaco”, forse noi ventenni di oggi siamo – per continuare il paragone omerico – la “generazione Achille”: ci sentiamo ricchi di potenzialità, impazienti di mostrare il nostro valore, ma come oppressi da un destino avverso. Ecco perché, in fondo, dal discorso d’inaugurazione del semestre ci aspettavamo qualche punto fermo in più, qualche impegno inequivocabile che andasse oltre l’affermazione di principi, pienamente condivisibili, ma pur sempre principi.

Avremmo voluto sentire qualche proposta d’orgoglio per far fronte alla disoccupazione giovanile, qualche richiesta definitiva per garantire una presenza forte dell’Unione europea nelle controversie internazionali, qualche spunto di riflessione per linee comuni d’istruzione e formazione, su cui l’Europa è chiamata a impegnarsi. Avremmo voluto sentire un urlo, che mai più nostri coetanei in arrivo dall’Africa muoiano asfissiati mentre cercano il respiro della libertà. Forse il discorso inaugurale è stato solo un primo passo, necessariamente emotivo, per indirizzare tutto il Parlamento europeo, all’inizio del quinquennio, a intraprendere una strada comune di coraggio e responsabilità. Ora il semestre italiano deve correre su questo binario, di visione e di urgenza: non possiamo permetterci, come Telemaco, di aspettare 20 anni. Forse non avremo l’invasione dei Proci, ma noi giovani di oggi potremmo arrivare a pensare che in fondo questa Unione Europea non sia poi così importante. E sarebbe un peccato imperdonabile.

Gioele Anni

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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