Ragazzi in scena: Il Mago di Oz

«Che cos’è il teatro?
Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo
di provare in una sola volta più emozioni possibili»

Eugène Delacroix

 

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In linea con le direttive ministeriali per l’utilizzo didattico ed extracurricolare del teatro, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo Mazzini-Modugno hanno portato in scena il giorno 25 marzo 2017 una celeberrima favola, nata dalla penna fantasiosa di L. Frank Baum: Il mago di Oz. Nata inizialmente come romanzo per ragazzi e conosciuta con il nome originale di The Wonderful Wizard of Oz (1900), l’opera ha avuto in seguito una serie di innovativi adattamenti cinematografici e teatrali. Celebre fra tutti il film del 19399 di Victor Flaming con Judy Garland.

Questo “Musical in erba”, in cui studenti con diverse propensioni si sono messi in gioco a 360 gradi, ha stupito il pubblico soprattutto per l’impegno profuso dai partecipanti e la “professionalità” dimostrata. Alcuni di questi talenti grezzi, se raffinati, potrebbero andare lontano. L’immensa potenzialità del teatro si ravvisa nella capacità di veicolare al pubblico emozioni proprio perché queste sono esperite in prima persona dai protagonisti.

Il progetto di Teatro-Educazione persegue mete educative plurime e di ampia portata, nella convinzione che la scuola debba essere il luogo principe dello sviluppo delle competenze più che santuario del nozionismo. In questo senso l’attività teatrale incentiva molteplici aspetti, tra cui la creatività, l’espressione artistica, la comunicazione efficace, l’autostima, l’impegno, l’identità personale e di gruppo e le forme di memoria.  La “filiera educativa” è ricca ed eterogenea.
Tutto questo è calato nella più ampia logica dell’inclusione: ogni studente, indipendentemente dal proprio frame socio-culturale di appartenenza e dalle proprie capacità,  ha la possibilità di essere valorizzato e di esprimere se stesso, sentendosi sempre parte del gruppo.

Nello specifico di questo spettacolo, uno show di ridotte dimensioni ma grande per l’entusiasmo di tutti gli allievi, c’è stato un perfetto connubio di arte musicale e arte interpretativa. Gli attori da una parte e il coro dall’altra, supportati magistralmente dai professori di riferimento, hanno fatto breccia nei cuori degli spettatori per la purezza delle performance. Complici anche i testi rivisitati e scritti ad hoc per l’opera. La canzone Meravigliso di Domenico Modugno, in chiusura, ha sintetizzato efficacemente il senso dell’opera.

Il successo di quest’ultima è probabilmente ancorato alla linearità e semplicità dell’intreccio, nutrito di buoni sentimenti, e alla profondità del messaggio celato dietro le avventure dei protagonisti. Usando le parole della prof.ssa di lettere Ornella Durante, che così ha introdotto lo spettacolo al pubblico, si tratta di una storia che tenta di interrogare sul vero significato dell’essere felici.

Dorothy, la protagonista, è una bambina che vive nelle grandi praterie del Kansas con gli zii e il cagnolino Totò, ma è infelice perché, nonostante l’affetto dei parenti, questi sono sempre affaccendati nel lavoro e non hanno tempo da dedicarle. La solitudine e la vita modesta che conduce la spingono a desiderare una vita migliore. Un giorno, mentre lei e il fedele cagnolino sono in casa, un poderoso tornado solleva l’abitazione e la deposita nella Terra dei Mastichini. Nell’atterraggio la casa schiaccia la malvagia Strega dell’Est, dando al bizzarro popolo la libertà. Giunta in questo luogo fantastico e senza sapere effettivamente come, Dorothy fa la conoscenza della buona Strega del Nord e ottiene in dono le Scarpette Rosse (di cui ignora i poteri). Di fronte al desiderio della giovane di tornare in Kansas dagli zii, la strega le consiglia di recarsi dal Grande Mago di Oz, l’unico che potrebbe aiutarla e il vero depositario della conoscenza e della saggezza. Per trovarlo sarà sufficiente seguire il sentiero dorato fino alla Città di Smeraldo.

Lungo la via Dorothy si imbatte in tre indimenticabili compagni di viaggio, che diverranno suoi amici: lo Spaventapasseri, desideroso di avere un cervello come ogni essere pensante; il Boscaiolo di latta, che ha sempre bramato un cuore con cui avvertire le emozioni; il Leone codardo, animato dalla necessità di essere più temerario. Chi più chi meno tutti questi personaggi versano nella medesima condizione: sono tristemente insoddisfatti. La coscienza della propria incompletezza diventa per loro moto propulsivo dell’azione. E’ in questi termini che il viaggio verso la residenza del Mago si trasforma in una vera e propria Ricerca della Felicità.

Giunti, non senza fatica, alla Città di Smeraldo e dopo aver affrontato numerose insidie, i quattro amici arrivano al cospetto del famigerato Mago di Oz. Scoprono che egli non è altro che un comune mortale in grado di esaudire i loro desideri semplicemente perché li rende consapevoli delle proprie virtù. In particolare Dorothy scopre di avere sempre posseduto gli strumenti per tornare a casa: bastava battere per tre volte l’uno contro l’altro i tacchi delle Scarpette Rosse.

Lo spettacolo si è concluso con le parole della protagonista che, dopo questo viaggio di maturazione e di crescita personale, con rinnovata consapevolezza dice: «Ora so che, se deciderò ancora di andare in cerca della felicità, non dovrò superare i confini del mio giardino perché nessun posto è bello come casa mia».
Francesca Rotondo

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