Il principio di sussidiarietà contro la cultura dello scarto

cultura dello scartoChe cos’è il principio di sussidiarietà a cui spesso il Papa fa riferimento soprattutto quando denuncia la cultura dello scarto?

E’ un principio per niente nuovo nella storia della chiesa, ma, al contrario, strettamente connesso alla visione evangelica della società. Sarebbe infatti un errore credere che questo principio sia presente solo a partire dalle cosiddette encicliche sociali, come a esempio la Rerum Novarum o la Quadragesimo Anno.

Il principio di sussidiarietà, potremmo dire che nasce con la parabola del “Padre misericordioso” o se vogliamo mantenere un titolo più tradizionale con quella del “figliol prodigo”. Il figlio sceglie e sbaglia e si ritrova senza soldi e senza più la copertura del padre e, allora, decide di tornare dal padre come un servo. Il padre però non lo abbandona e gli concede una nuova possibilità.

E’ espresso in questo modo il concetto del “Subsidium”, che permette di ridare fiducia a chi ha fallito, intervenendo solo e se è necessario. Il più grande in una comunità non si sostituisce al più piccolo, sottraendogli la libertà di scelta e di azione. Fermi restando questi due principi si interviene solo per fornire i mezzi necessari, responsabilizzare e correggere.

L’enciclica Centesimus Annus (emanata in occasione del centenario dall’uscita della “Rerum Novarum”) di Giovanni Paolo II  riafferma con un’interpretazione e un linguaggio più “moderni” quello che la Dottrina Sociale della Chiesa afferma da sempre: “disfunzioni e difetti dello stato assistenziale – afferma il Santo Papa – derivano da un’inadeguata comprensione dei compiti propri dello stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà: una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune”.

E’ chiaro che in quest’ottica sono da potenziare tutte quelle istituzioni intermedie tra cittadino privato e Stato, quali la famiglia, le associazioni, le confessioni religiose strutturate ecc, i cosiddetti “corpi intermedi”. In questo modo lo Stato non soffoca le società di ordine inferiore, sottraendo loro competenze, ma le sostiene e le coordina.

La sussidiarietà diviene così un principio regolatore del cittadino, investito di una responsabilità individuale, ma in relazione con una comunità, che si fa garante della libertà del singolo individuo. La formalizzazione di questo principio nella storia della Chiesa non è da ricercarsi nella Rerum Novarum o in altre encicliche più vicine ai nostri giorni, ma il merito della sua concettualizzazione è da scoprire nelle parole di San Tommaso D’Aquino. Per il padre della Scolastica il principio di “sussidiarietà” (subsidium) serve alla realizzazione del bene comune grazie al libero esercizio dell’automia personale. “Cittadino” significa allora esercitare la propria responsabilità individuale, mai staccata dall’interesse collettivo. In questo senso Papa Francesco non può far altro che denunciare la cultura dello scarto, nella quale i più deboli diventano neanche più sfruttati, ma avanzi, scarti.

Nella prassi il principio di sussidiarietà significa: “Il rispetto e la promozione effettiva del primato della persona e della famiglia; la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie, nelle proprie scelte fondamentali e in tutte quelle che non possono essere delegate o assunte da altri; l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata, in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio, con le proprie peculiarità, del bene comune; l’articolazione pluralistica della società e la rappresentanza delle sue forze vitali; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; l’equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo «essere parte» attiva della realtà politica e sociale del Paese.”. (Compendio DSC, n. 187).

La sussidiarietà è un principio etico che permette di “riportare l’uomo al centro, per non cadere nel riduzionismo antropologico, che scarta bambini, anziani e giovani generazioni”. E per continuare a usare un’espressione di Papa Francesco: “Fermiamoci per tempo, per favore”.

Maria Raspatelli

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