Presto la pubblicazione delle lettere di Mons. Romero che fanno luce sulla grande spiritualità di un martire della fede

Un Romero inedito raccontato dalle sue lettere che verranno a breve pubblicate da Emi, Editrice missionaria italiana. Il portale Vita.it ne ha anticipato alcuni passaggi.

salvadorromeroSono di prossima pubblicazione circa cinquemila lettere che racconterebbero il vero profilo umano e spirituale di Mons. Romero, il vescovo salvadoregno morto martire mentre celebrava Messa.

Romero era un vescovo vicino alla sua gente e per questo, contrariamente a quanto si possa pensare, riceveva una grandissima quantità di lettere a cui rispondeva di proprio pugno. A rivelarlo è stato monsignor Jesus Delgado, segretario dell’arcivescovo Romero e oggi vicario generale dell’arcidiocesi di San Salvador.

Un Romero dunque visto da molto vicino che pativa le pene della povera gente.

«Il ministero che la Provvidenza ha voluto che esercitassi – scriveva Romero a Joyce B. l’8 luglio 1977 – si svolge in momenti difficilissimi per questa patria e per la Chiesa locale. Ci hanno assassinato due sacerdoti, ne hanno sequestrati altri (sebbene siamo riusciti a farli rilasciare). All’interno di questa tragedia, la presenza di Dio è stata meravigliosa. Infatti per quanto riguarda me, personalmente, ho ricevuto l’appoggio dei miei sacerdoti, dei laici che collaborano nella pastorale, di religiosi e religiose e, infine, di tutto il Popolo di Dio».

Un Romero che di fronte alle atrocità della storia non si scoraggia, ma continua a confidare in Dio trovando la forza per sostenere il suo popolo. Un vescovo che tiene testa agli estremismi e non espone i fedeli che il buon Dio gli ha affidato. A padre José, sempre in quel durissimo 1977, scriveva: «“Credo che un clero che, insieme col suo vescovo, ha come meta un’azione ecclesiale – che non deve mai scostarsi dalla luce che marca la vocazione evangelica dell’uomo –, deve eliminare gli estremismi, i metodi inadeguati, ma soprattutto gli ‘egoismi’, che complicano ancora di più la crisi che stiamo affrontando, e che ovviamente distruggono l’unità”.

Nella drammaticità di quei momenti il vescovo salvadoregno è stato sempre molto chiaro sulla sua visione del cristianesimo: «Il  cristianesimo non si può vivere nell’isolamento, senza formare comunità che siano simbolo di amore e di fraternità».

L’attenzione agli ultimi e ai disperati non è mai mancata e  Romero non si è mai sottratto dal prestare consiglio e conforto ai tanti casi personali che i fedeli gli sottoponevano. A H.P. nel 1979 consigliava; «Riguardo al problema di suo padre, lei deve capire che l’alcolismo è una malattia; l’alcolista va compreso e aiutato. Il miglior modo di aiutarlo è farlo partecipare a un gruppo degli Alcolisti anonimi».

Romero è stato un uomo di Dio in grado di avere contemporaneamente due ben nitide visioni: quella del tutto e soprattutto quella del particolare, delle tante piccole grandi storie di disperazione che la vita gli poneva davanti quotidianamente. «Pensi che non è sola a risolvere il suo problema – raccomandava a Leonor P.V. nell’aprile del 1979 – La fede fa sì che la potenza del Salvatore sia con lei».

La grande testimonianza che Romero ha lasciato circa il suo ministero al servizio della Chiesa e degli ultimi è stata quella di non farsi sopraffare dallo scoramento, anche in situazioni umanamente drammatiche. Al contrario ha sempre seminato semi di fiducia e di speranza, sostenendo e incoraggiando tutti,

Qualche mese prima di essere assassinato  scriveva a Eleonora Ph: «Leggendo la sua lettera concludo che le strade della vita, che agli occhi umani possono apparire poco chiare, allo sguardo di Dio sono in piena luce per le anime che l’accettano con serenità».

Con questo spirito un uomo di Dio ha consacrato la sua vita per amore del suo popolo.

Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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