Presentazione del libro di Angela Campanella “Bona Sforza, duchessa di Bari, regina della Polonia”

Sabato 21 giugno alle ore 20.00 presso la Baja delle Sirene, via G. Paisiello 56, a Taranto, sarà presentato il libro di Angela Campanella “Bona Sforza, duchessa di Bari, regina della Polonia”.
La figura di Bona Sforza è certamente una delle più affascinanti del Rinascimento. Di questo essa incarna gli aspetti più caratteristici ed in un certo senso più enigmatici. Il Rinascimento si presenta, infatti, come la cesura tra medioevo ed epoca moderna, la rottura col primo e la proiezione della seconda. Nel Rinascimento troviamo Erasmo di Rotterdam e Lutero, e convivono Lucrezia Borgia e Beatrice d’Este, Ludovico il Moro e Cesare Borgia, Michelangelo e Leonardo.
Bona Sforza impersona questo mondo in tutte le sue contraddizioni: ha l’apertura mentale di Erasmo, ma anche un bisogno di riforma religiosa; ha il gusto della vita di una Beatrice d’Este ma anche il freddo machiavellismo di un Cesare Borgia o di un Ludovico il Moro. Da tutti costoro si distingue per la sua esperienza di vita, a motivo del fatto che, per coronare il sogno della madre (e suo) di assidersi su un trono reginale, venne a trovarsi in un mondo molto diverso dalle corti di Milano, Ferrara e Mantova.
Trapiantata nel mondo slavo della Polonia e della Russia occidentale e meridionale non ne rimase succube, ma con la sua potente personalità diede ad esso un’impronta senza la quale il Rinascimento in quei Paesi avrebbe tardato di molto. La nobiltà polacca, osteggiata con grande tenacia da Bona, vedeva in essa un Cesare Borgia in gonnella. E, in fondo, questo è stato il terreno su cui è fiorita la “leggenda nera” che non si è dileguata del tutto. In realtà, se Machiavelli avesse conosciuto Bona Sforza avrebbe molto probabilmente scelto lei come modello del principe. La figlia di Isabella, infatti, ricorreva sì agli strumenti del “principe” di Machiavelli, e non andava per il sottile pur di raggiungere lo scopo. C’è però una differenza di fondo tra lei e il `principe”: la sua mancanza di scrupoli nell’uso dei mezzi non aveva come fine unicamente il suo bene personale, ma era profondamente interessata al benessere dei suoi sudditi.
Stando in Polonia avrebbe potuto occuparsi soltanto della nazione di cui era regina e limitarsi ad incamerare il denaro proveniente dai suoi feudi italiani. Invece, benché impegnatissima a dare un nuovo volto alla Polonia (con riforme in campo agrario, giuridico e religioso), continuò i suoi contatti non solo con Milano, Ferrara, Mantova, Napoli, ma anche con i suoi feudi di Bari, Modugno, Ostuni, Rossano e così via. Anzi, le sue iniziative furono estremamente “moderne”. I documenti attestano il suo impegno per il welfare (vedi le disposizioni del 23 maggio 1557 ad Ostuni per la distribuzione gratuita di grano ai poveri), per la sicurezza (detassava i vassalli che spendevano per fortificazioni antiturche a Bari, Ostuni e altrove), si preoccupava della pulizia delle strade come del rendere più celere il servizio postale.
Il lavoro di Angela Campanella coglie tutti questi aspetti della personalità di Bona Sforza. Non nasconde i lati discutibili, ma pone in luce il fascino di una donna che, vissuta cinque secoli fa, presenta un’eccezionale modernità. La sua narrazione si muove tra la storia documentata e la creazione di fantasia. Il racconto è scorrevole e piacevole, ed anche laddove si tratta di fantasia riflette l ‘atmosfera del tempo. Esso è il frutto di una gestazione impegnata oltre che vissuta con gusto e con passione. Man mano che il lavoro della Campanella procedeva, cresceva il suo amore per Bona al punto di sconfinare facilmente dalla storia alla fantasia e dalla fantasia alla storia.

Padre Gerardo Cioffari
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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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