Parco Archeologico di Siponto, Manfredonia (FG). La Basilica paleocristiana “fantasma” di Edoardo Tresoldi

Linstallazione-di-Edoardo-Tresoldi-per-la-Basilica-paleocristiana-di-Siponto-©-Giacomo-Pepe-2-480x320E’ una cattiva sorte toccata a numerosi luoghi di rilevanza storica della nostra Penisola, quella di essere caduti in rovina nel corso del Tempo, ma non tutti hanno poi avuto la fortuna di venir riscoperti recentemente grazie all’interesse ed al lavoro congiunto di Soprintendenze, archeologi e storici dell’arte. In questo clima di rinnovamento culturale, la Puglia va di certo a conquistare uno dei primi posti nella lista di regioni che sentono l’importanza della questione.

Nel territorio del promontorio del Gargano, di fronte alle profonde acque del Mar Adriatico, tra i pini d’Aleppo che si contorcono in meravigliose forme e che aggiungono un sapore nostrano all’aria che si respira sul Mediterraneo, qui nei secoli passati si ergeva la città di Siponto. Fondato dall’eroe omerico Diomede secondo il mito, porto settentrionale della Magna Grecia, successivamente conquistato da Romani, Longobardi, Saraceni e Normanni, il sito risultava in rovina già dalla metà del XII secolo d. C. ed i suoi resti hanno iniziato ad essere riportati alla luce dagli anni Trenta del Novecento. Era proprio qui, a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria Maggiore di Siponto (risalente al XII secolo d.C.), che sorgeva la più antica (e perduta) Basilica paleocristiana, costruita tra il IV ed il V secolo d.C., con le sue tre navate ed i suoi preziosi pavimenti in mosaico.

7-©-Giacomo-Pepe-2016_optAl giorno d’oggi il Parco Archeologico di Siponto, a poche centinaia di metri dal mare e dalla città di Manfredonia (Foggia), è la testimonianza di un passato di cui non rimane altro che qualche memoria e traccia visibile. Il sito è stato recentemente oggetto degli interventi di recupero e valorizzazione da parte del MiBACT e della Soprintendenza archeologica Puglia, arrivando infine a promuovere l’attività dell’artista milanese Edoardo Tresoldi (classe 1987), autore della “visione” della basilica paleocristiana. Un’opera imponente, eretta dall’equipe di giovani under 25 in soli cinque mesi, la più alta al mondo costruita in rete d’acciaio elettrosaldata (ben 14 metri di altezza), ma soprattutto una creazione suggestiva, emozionante e perfettamente concepita per integrarsi col paesaggio circostante.

La Basilica di Tresoldi riproduce in maniera plausibile le dimensioni, le altezze e gli spazi della chiesa paleocristiana, grazie agli studi e alle indicazioni maturati in seno all’iniziativa del gruppo di esperti, composto di archeologi, storici dell’arte e restauratori. Qui a Siponto si è di fronte a un caso lodevole in cui una creazione del Presente non finisce col creare un falso storico né tantomeno estetico, perché facilmente identificabile come opera d’arte contemporanea. E’ in effetti qualcosa che è stato già visto, in tempi andati, ma come non è stato mai visto prima. L’opera non finisce nemmeno con l’imporsi in modo invasivo in un contesto che avrebbe potuto respingerla come elemento estraneo, proprio in virtù della tecnica dell’artista che si dimostra essere qui la più adatta alla resa dell’obiettivo: una rete metallica, costruita sull’alternarsi di pieni e di vuoti, di materia e antimateria, capace di rendere alla perfezione il senso di presenza/assenza che è proprio di ciò che una volta è stato (il Passato) e ora non è più (la condizione del Presente), ma che continua a vivere nel Ricordo.

Aria che filtra, luce che si rifrange, emozione che si espande – con un filo, o meglio una rete, di acciaio – sono gli ingredienti di una ricetta vincente, a metà strada tra illusione e fisicità, come quella visibile e tangibile nella Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto lì accanto. E’ un “fantasma” oppure un ologramma onirico, una poesia visionaria e sottile come le trame metalliche di Edoardo Tresoldi, che con l’evanescenza – più emotiva che reale – della sua creazione ingloba il paesaggio in cui è a sua volta inglobato, un fertile scambio che dà luogo ad un continuo proporsi di prospettive diverse, capaci di pizzicare le corde dell’occhio e dell’animo umano.

Il Passato, sul quale di norma si costruisce il Presente, cede il posto al Presente che qui ri-costruisce il Passato. E Noi diventiamo partecipi di un doppio straordinario processo creativo, quello di Edoardo Tresoldi e quello che, per il trascorrere del Tempo, sembrava essere costretto a rimanere chiuso negli occhi dei Nostri avi.

 

Claudia Pruner

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