Pakistan: proposta di legge che autorizza la “violenza delicata” sulle mogli

b90fafad-f187-4041-9d7c-d63a6aba09b8Alla fine dello scorso mese il Consiglio dell’ideologia islamica, un corpo costituzionale della Repubblica islamica del Pakistan che si occupa di dare consulenza legale sui principi o leggi che pensa siano allineate con l’Islam o meno, ha promosso l’introduzione di un disegno di legge al fine di “disciplinare” le donne. La proposta prevede la possibilità che un marito picchi, anche se leggermente e senza arrecare danni fisici, la propria consorte in specifiche circostanze: nel caso in cui si opponga ai comandi e al suo volere; nel caso in cui rifiuti di vestirsi secondo i suoi desideri; nel caso in cui respinga la richiesta di rapporti sessuali senza addurre ottimali giustificazioni religiose. Il testo della proposta di legge incoraggerebbe gli uomini a usare le “botte delicate” anche nei casi in cui la donna interagisse con gli estranei, parlasse a voce alta, decidesse di aiutare economicamente un estraneo senza aver prima chiesto il permesso al marito. Nella minuziosa casistica delle situazioni favorevoli o meno alla violenza, si ribadisce inoltre che l’uomo debba colpire solo parti del corpo “adeguate”, evitando il viso e le zone intime, che non siano rotte le ossa, che non vengano arrecati tagli, lacerazioni o segni visibili.

Centosessanta pagine, insomma, che trattano la figura femminile al pari di un catalogo immobiliare e che impongono una sequela dettagliata di circostanze da lasciar sgomenti. Tuttavia, per indorare la pillola e rendere più appetibile la proprosta, nel disegno sono state inserite alcune norme in favore delle donne, tra cui ad esempio la possibilità di avere una parte di eredità e di restare nella casa dove ha convissuto se il marito muore senza lasciare un testamento. Futili piccolezze se paragonate alle possibilità maschili. D’altronde la bozza nasce dalla convinzione, perfettamente espressa dalle parole del presidente pakistano del Consiglio Mualana Muhammad Khan Sherani, che picchiare la propria moglie in modo delicato non rappresenta una ”violenza”, ma un modo per sancire il beneficio collettivo della società.

Oltre al contenuto della legge bollato negativamente dagli occidentali ma anche dai media locali, da alcuni membri del Consiglio e  dalla Commissione per i diritti umani del Pakistan, vi è il principio su cui si erge questo disegno di legge: l’idea implicita che l’uomo sia autorizzato a “punire” una donna per “fini educativi”, a piegarla al proprio volere. Alla luce del ventunesimo secolo e, soprattutto, delle violenze sulle donne che continuano a scuotere l’opinione pubblica e la sensibilità generale, tutto ciò appare come un’oltraggiosa legittimazione al sopruso femminile. Una legge che non delibera solo a favore della “delicata violenza”, ma della violenza in genere, rendendo le scarpette rosse (che colorano le città italiane in questi giorni) una simbologia priva di significato.

Il fotografo pakistano Fahhad Rajper  ha deciso di contrastare il volere del Consiglio proprio con la voce e i volti delle donne, lanciando sui social network la campagna #TryBeatingMeLightly-Prova a picchiarmi con leggerezza. Dodici ritratti in bianco e nero di donne pakistane con volto sorridente e sguardo fiero. Ragazze indipendenti, forti, volitive: esattamente la tipologia di donna che parte del Consiglio dell’ideologia islamica vuole contrastare, legalizzando la violenza domestica. Questo giovane ventiduenne ci tiene ad ammettere che «l’Islam non predica queste cose, che si tratti di un uomo o di una donna» e che l’unico modo in cui si dovrebbe picchiare una donna, di qualunque cultura, è con l’intelligenza, il sorriso  e la gentilezza.

Francesca Rotondo

 

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