Ospedale di eccellenza in Uganda

«Milioni di bambini muoiono ogni anno semplicemente perché non hanno accesso alle cure mediche. Carenza di risorse? Scarso interesse per le sofferenze di una parte della popolazione? Mancanza di responsabilità dei governi? Qualunque sia il motivo, la domanda è sempre la stessa: dovremmo continuare a tollerare questo scandalo o dovremmo compiere ogni sforzo possibile per salvare o migliorare la vita di milioni esseri umani?»

Gino Strada

Procedono i lavori nel cantiere di Entebbe (Uganda) per la realizzazione dell’Ospedale Pediatrico sul Lago Vittori, a 35 km dalla capitale Kampala. Accanto alle opere di costruzione prosegue anche la sfida che caratterizza il progetto: dare origine ad un modello di eccellenza medica, sostenibilità ambientale, indipendenza energetica e armoniosa distribuzione dello spazio.

Il tutto ebbe inizio il 10 febbraio 2017, giorno simbolico in cui diverse personalità di spicco del panorama italiano ed estero – Gino Strada, Renzo Piano, il presidente della Repubblica Ugandese Yoweri Museveni e il ministro della Sanità Jane Ruth Aceng – posarono metaforicamente la prima pietra del futuro ospedale nel lotto di terra ceduto dal governo ugandese. La necessità di un centro specializzato in Chirurgia Pediatrica, secondo nella “Rete sanitaria d’eccellenza in Africa” (creata su iniziativa di Emergency nel 2009), è direttamente connessa ad una priorità: contribuire alla riduzione della mortalità infantile in Uganda e nei paesi limitrofi. In questo Stato dell’Africa Orientale si contano 138 bambini morti per mille nati e sotto i cinque anni di età. Numeri preoccupanti, che non possono passare inosservati.

Gino Strada, medico e attivista italiano fondatore dell’ONG italiana, è il promotore dell’ideale alla base di questa iniziativa e più in generale dello spirito di Emergency: dare origine ad un mondo «scandalosamente bello» poiché accessibile a tutti, grazie all’offerta di cure mediche gratuite. Una sanità basata sull’equità, sulla qualità e sulla responsabilità social, nella convinzione che la sofferenza non conosca gerarchia.

Gli ideali, tuttavia, da soli non bastano. Servono dedizione, impegno, tenacia e conoscenze tecniche specifiche. Chi si occupa di progettare fisicamente questa poderosa struttura deve essere in grado di «eccellere anche nell’architettura e nell’ambiente e successivamente nel comportamento delle persone», come testimonia il progettista Renzo Piano durante la cerimonia di inaugurazione del cantiere del centro chirurgico tenutasi lo scorso febbraio.
Dopo tre anni di lavoro di ricerca svolto presso il Laboratorio Corporate R&S di Milano, Mapei (azienda leader mondiale nei prodotti per l’edilizia) ha messo a disposizione di Emergency, dei progettisti dello studio Renzo Piano Building Workshop e dei costruttori un sistema innovativo per la realizzazione del complesso ospedaliero con la tecnica del pisè. Questo metodo costruttivo della terra cruda, ampiamente diffuso del mondo e di antica tradizione, si basa sulla semplice compattazione, strato dopo strato, di miscele di terra umida, sabbia e ghiaia entro strutture simili a casseri.  Ovviamente la messa a punto di leganti di ultima generazione e l’innovazione della chimica nell’edilizia, rendono al struttura stabile, durevole e sicura.

L’edificio si distinguerà per un layout funzionale, l’attenzione al rispetto dell’ambiente e all’efficienza energetica. Composta da tre corpi di fabbrica diversamente adibiti, da tre sale operatorie e settantotto posti letto, la struttura ospedaliera costituirà anche un luogo di formazione per medici ed infermieri che, avendo l’opportunità di seguire corsi altamente specializzati in loco, non saranno costretti ad andare all’estero per specializzarsi. Grande importanza è attribuita alla qualità della “residenza”: l’ospedale disporrà di energia elettrica autonoma; il tetto sarà costituito da una struttura a traliccio portante sospesa con pannelli fotovoltaici; i corridoi e le camere dei pazienti saranno interamente investiti dalla luce naturale e si affacceranno al giardino interno, al centro del quale si troverà un grande albero come metafora della guarigione.

Questo progetto, sostenibile sotto ogni aspetto, costituisce soprattutto una grandiosa esperienza di vita, incastonata su due valori principali: l’eccellenza, quale essenza del progetto e l’umanità, come chiave del successo.

Francesca Rotondo

 

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