Origine ed evoluzione dei diritti umani

di Massimo Castellana

Il XIX è stato un secolo di grandi vittorie, dal punto di vista del progresso umano e della lotta per l’uguaglianza sociale.

Anni e anni di conflitti, teorie filosofiche, vere e proprie guerre hanno portato alla società odierna, che dal punto di vista giuridico e politico sembrerebbe la più evoluta.
Oggi, infatti, si ha diritto ad un giusto ed equo processo, diritto alla libertà di pensie-ro, diritto allo studio, ad una condizione minima di reddito e salario…

Ma la nascita dell’ONU, di diversi organi per la protezione dei diritti, con le relative nuove regole e consuetudini internazionali, hanno veramente soddisfatto tutte le popolazioni allo stesso modo?

Siamo sicuri che i diritti vengano visti e percepiti sullo stesso livello tanto in Russia, quanto in Argentina, India, Senegal, Cina?

La mentalità, la visione del mondo e dell’uomo, variano da un continente all’altro. Anzi, possiamo affermare che anche da una Regione all’altra dello stesso Paese, o da uno Stato all’altro – come nel caso di India e Stati Uniti, cambiano le tradizioni, i dia-letti, la religione, a volte anche la lingua e l’alfabeto di scrittura.

Tali variabili si riflettono inevitabilmente anche nella concezione della società, di cosa valga la pena difendere e cosa no, quali siano le priorità nelle relazioni sociali, e così via. Per questo ho scelto di svolgere una breve dissertazione in cui espongo la genesi storico-culturale dei diritti umani, la loro giustificazione in ambito filosofico, ma anche i loro punti deboli in un mondo unito e spezzato allo stesso tempo come quello di oggi.

Espressioni come “diritti dell’uomo”, “diritti umani”, “diritti della persona umana” vengono oggi utilizzate in modo equivalente, esprimendo la stessa idea.

In passato, solitamente, la dicitura “diritti naturali” veniva associata a quella dei diritti “innati” o “originari”; per il filosofo britannico Stuart Mill appartenevano all’insieme anche i “diritti morali”. In seguito, l’assimilazione dei diritti umani all’interno delle prime dichiarazioni nazionali e internazionali, come pure nelle varie Costituzioni statali, ha dato vita alle idee di “diritti fondamentali”.

Il genere umano, in base alle proprie inclinazioni naturali, è capace di agire, di non-fare, omettere, chiedere, ricevere; in ogni caso, vuole tutelarsi in qualche modo.

Per far sì che tale istanza di “autotutela” diventi un vero e proprio diritto, occorre passare attraverso lo status giuridico: dunque deve essere almeno codificata, riconosciuta e rispettata.

La filosofia non si è certo tirata indietro dal teorizzare ed interpretare tali fenomeni dell’età moderna.

Già nella Francia del ‘700 esisteva la concezione positivista dei diritti fondamentali, nel quadro politico e sociale precedente la Dichiarazione dei diritti del cittadino emanata nel 1789: era la prima concretizzazione dei diritti umani nel continente europeo.

Stando a questa corrente, gli unici diritti fondamentali che contano sono quelli riconosciuti “ufficialmente” in un ordinamento giuridico.

Storicamente, sul fronte opposto vi erano i sostenitori della teoria giusnaturalista, in base alla quale i diritti umani hanno origine non già da un canone di leggi, bensì dalla stessa natura umana.

Le due scuole di pensiero hanno in comune la tesi secondo cui il titolare del diritto è la persona umana, e che i diritti umani abbiano bisogno di una effettiva codificazione scritta, prima di essere ritenuti pienamente realizzati; in tal senso sono estremamente importanti anche le condizioni sociali, economiche e culturali di ciascun momento storico.

Tutti sono d’accordo col sostenere che i diritti umani siano imprescrittibili, inalienabili, irrinunciabili ed universali; aggettivi che sottolineano definitivamente l’unione indissolubile tra tali diritti, la natura umana e la sua struttura ontologica,
Il filosofo francese Jacques Maritain, del quale tratterò in maniera più approfondita nel prossimo paragrafo, ci insegna come l’idea di “uomo”, “umanità” trovi la propria ragion d’essere nella teologia cristiana: un Dio incarnato che si fa uomo in Cristo non solo spiega l’essenza umana, ma la eleva come pari a quella del Creatore.

In base alla dottrina del libero arbitrio, esposta sì dalla teologia cristiana ma non del tutto contestualizzata, l’uomo, nel suo stato naturale di creatura divina, avrebbe poteri e libertà illimitati.

Ma a questo punto, si rende necessaria l’esistenza di un sistema che definisca e garantisca tali poteri e libertà: ed ecco che nelle società attuali gli ordinamenti giuridici fanno sì che alle possibilità astratte di poteri astratti, subentrino diritti affermati, riconosciuti e tutelati.

La storia dei diritti umani si potrebbe far risalire persino ai tempi dell’antica Mesopotamia, quando il codice di Hammurabi tutelava già il diritto alla vita e altri ed esso collegati; anche se occorre sottolineare che non si trattava di diritti “negoziati”, bensì semplicemente concessi dal sovrano.

È solo nel Medioevo che iniziano a manifestarsi le prime forme di diritti di natura contrattuale, ossia nascenti da una transazione tra sudditi e sovrano.

Si inizia a parlare di vita e integrità fisica, libertà personale, di circolazione, proprietà e molto altro.

Nell’età moderna, al concetto di diritto inteso come jus si sostituisce quello di diritto inteso come lex, ossia una regola specifica prevista dall’ordinamento giuridico in una comunità organizzata.

La “Dichiarazione dei diritti del buon popolo della Virginia”, emanata in America nel 1776, insieme alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino”, emanata in Francia nel 1789, rappresentano la chiave di volta all’interno di questa evoluzione: trovano finalmente la loro massima espressione giuridica non solo la dottrina cristiana – in particolare quella predicata da San Tommaso nel Medioevo, ma anche quella illuminista.

In particolare, la Dichiarazione del 1789 indica dei principi normativi che sarebbero applicabili in ogni tempo e in ogni luogo.

Il passo definitivo è stato fatto nel 1942 con la Dichiarazione delle Nazioni Unite, e la conseguente nascita della massima organizzazione internazionale nel 1944.

Il rispetto dei diritti umani è l’obiettivo primario dell’ONU, il cui Statuto afferma già nel suo Preambolo che occorre: «Al fine di mantenere la pace … sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti e della autodeterminazione dei popoli».

Massimo Castellana

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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