Notre Dame De Paris al Palaflorio di Bari

«E’ una storia che ha per luogo Parigi nell’anno del Signore 1482. Storia d’Amore e di Passione..»   Gringoire

12974538_10208004216377553_2028288239940594938_n[1]Esplosiva rappresentazione che riporta in un tempo e in luogo lontano, quello del Rinascimento Parigino. Ambientato in pieno XV secolo e rappresentato in forma di musical al Palaflorio di Bari ieri 15 aprile 2016 , questo capolavoro narra, grazie alla voce Matteo Setti nei panni del poeta cittadino Gringoire, l’intreccio di passione e disperazione che lega la protagonista Esmeralda (Lola Ponce), zingara gitana di origine spagnola di indicibile bellezza, a tutti coloro che hanno la fortuna, o la sfortuna, di incrociarla sul proprio cammino.
Tra questi il più famoso campanaro della storia, Quasimodo (reso magnificamente da Giò di Tonno), uomo tanto eccezionalmente brutto e deforme quanto animato da una gentilezza e sensibilità estrema, circondato per tutta la rappresentazione da un’aura di profonda drammaticità e per questo indimenticabile. La sua unica colpa è  essere bisognoso di comprensione e accettazione in un tempo crudele,  accanito contro il diverso, di cui lui è perfetta esemplificazione.
Cosciente della propria inadeguatezza e dell’impossibilità di essere amato come vorrebbe, domina completamente la scena:  la camminata claudicante,  la fisionomia inconsueta e , soprattutto, la complessità psicologica resa da una voce vibrante fungono da catalizzatori indiscussi.
Veglia su di lui come un’ombra malvagia, costringendolo in questa esistenza triste e solitaria tra le campane di Notre Dame- sue uniche «amanti»- l’arcidiacono della cattedrale:  Claude Frollo (Vittorio Matteucci ). Uomo “di chiesa” , crudele, classista, che ha sacrificato la propria vita in una toga nera e in nome di un Dio che è pronto a rinnegare di fronte allo struggente desiderio per la bella zingara.
Inveisce contro Esmeralda, animato da quel dissidio interiore che sarà la costante del suo personaggio: «è il demonio che si è incarnato in lei per strapparmi gli occhi via da Dio, lei che ha messo la passione e il desiderio in me». Il principio regolatore delle sue azioni sembra essere il famoso “Odi et Amo” catulliano: un «prete innamorato», che ama senza permesso e odia senza remora l’oggetto stesso del suo desiderio.
Di fronte all’indifferenza dalla ragazza e al suo esplicito disprezzo,  preferisce incolparla di stregoneria e condannarla all’impiccagione pur di non vederla nelle mani di un altro.
A battersi per lei –e per un amore tragicamente non corrisposto- c’è solo Quasimodo, vero eroe della storia.
Ultimo ma non ultimo è Febo (Graziano Galatone), capitano delle guardie di Parigi e  “belloccio” di turno, colui che, inevitabile, fa innamorare perdutamente di se la fanciulla.  L’apparenza  eroica e galante non deve ingannare: è lui il personaggio forse peggiore. In breve tempo la narrazione musicata svela la sua natura di uomo mediocre, privo di sentimenti, pronto ad  irretire Esmeralda per il solo desiderio carnale pur essendo promesso ad un’altra donna, Fiordaliso (Tania Tuccinardi).
Durante la canzone “Bella”, resa dei conti dei veri sentimenti di ognuno di questi personaggi , sarà proprio lui a chiudere il triangolo amoroso attorno alla gitana con le seguenti parole «Fiordaliso, vedi, non c’è fede in me , vedrò sul corpo di Esmeralda se ce n’è»
Tre uomini, tre storie, tre forme d’amore così diverse ma comunque capaci di catturare l’attenzione e il cuore. Così, in un tripudio vibrante di voci e colori, balli e acrobazie aeree di indicibile complessità e grandiosità, torna sul palcoscenico italiano l’opera moderna più famosa al mondo: la leggenda letteraria che Victor Hugo scrisse nel 1831.  Dopo quasi mille repliche in undici anni e quattro anni di sosta, prende vita di nuovo uno spettacolo senza precedenti, che porta innanzitutto la firma inconfondibile di Riccardo Cocciante nelle musiche sublimi, ma anche il talento sconfinato del cast storico e gli accorgimenti scenografici di un team di professionisti di primo livello.
Un capolavoro la cui versione italiana è stata prodotta da David Zard con l’adattamento di Pasquale Panella,  che pone al centro l’uomo, la singolarità di ogni personaggio, le più fulgide sfaccettature emotive e, soprattutto, la forza di sentimenti incontrollati: passione, amore, crudeltà, profondo desiderio, coraggio.  Una filigrana maestosa e irripetibile.
Ma non c’è solo questo.
Il pubblico, completamente inchiodato alla sedia, è schiacciato anche e soprattutto dalla forza di Parigi, dalla maestosa cattedrale corredata da sprezzanti e ironici gargoyle, dalla coralità della tribù zingaresca dei gitani (capitanata dal crudele e carismatico Leonardo di Minno nei panni di Clopin Trouillefou), dalla pietra che si fa «statua, musica e poesia».
In breve: dalla Storia.

Francesca Rotondo

 

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