Non voglio cambiare pianeta

Dal 24 aprile è stato pubblicato in esclusiva su RaiPlay, Non voglio cambiare pianeta, un docutrip in sedici puntate di un viaggio in bicicletta compiuto dal famoso cantante Jovanotti tra Cile e Argentina, nei mesi di gennaio e febbraio 2020. L’idea di questo viaggio, come il cantante ci confessa nell’ultima puntata ambientata a Cortona, gli è venuta dopo il suo mega tour estivo Jova Beach Party, perché al termine di ogni evento importante della sua vita ha bisogno di fare un viaggio da solo. In una tappa dei concerti è venuto a trovarlo Augusto, un amico di vecchia data, che ha un negozio di biciclette a Forlì e insieme hanno progettato di condividere una delle tappe di questo percorso.

Il viaggio ha inizio il 13 gennaio, giorno in cui il grande ciclista Marco Pantani, amico di Jovanotti, avrebbe compiuto 50 anni. Il cantante parte dalla città La Serena in Cile per addentrarsi sulla Panamericana. Pedalando per interminabili ore, attraversa i territori più disparati, dal parco dei pinguini di Humbolt al deserto di Atacama, in cui lo coglie un caldo asfissiante di quaranta gradi o più, fino al Parco nazionale Pan de Azúcar.

Nelle sue pedalate solitarie, molteplici sono gli spunti di riflessione: la bellezza del miracolo del nostro pianeta, la comunanza con gli animali, la gioia di poter ammirare una meta conquistata con tanta fatica, le potenzialità del corpo e il bisogno di recuperare lo spirito. Come dice Jovanotti, pedalare per molte ore porta a riflettere sul senso della vita, sulle relazioni, sulle volte in cui abbiamo sbagliato e a come potremo riparare una volta tornati. Ma alle volte la ripetitività della pedalata porta ad uno stato di non-pensiero, quasi di trance che il cantante definisce spesso “trip psichedelico”. E poi non mancano momenti molto allegri, in cui Jovanotti si cimenta nel ballo del cioccolato o della banana e in cui dialoga con gli animali che incontra, tra cui dei bellissimi lama, che diventano il logo di questo documentario.

A metà viaggio, giunto ad Antofagasta, come progettato, lo raggiunge il suo amico Augusto, con il quale affronta la tappa più ardua: le Ande. Tra una salita e l’altra, con il vento alle volte favorevole, ma altre volte contro, raggiungono i 4800 metri, sentendosi come dei lama, liberi come il vento a due passi dal cielo, con foglie di coca nel palato, una tipica usanza degli andini. Dopo una notte in tenda a quasi 5mila metri con neve e ghiaccio e dopo aver ammirato un’alba spettacolare, i due amici varcano il confine argentino e, giunti a Salta, Augusto riparte alla volta dell’Italia.

Lorenzo riprende il viaggio in solitaria, alla volta di Cafayate. L’ultima settimana è quella della pampa sconfinata, in cui immensi rettilinei rivelano scenari imprevedibili. Dopo due giorni di temporali incessanti, Jovanotti arriva a Cordoba e rende omaggio alla madre di Che Guevara.

E poi l’ultima tappa: Buenos Aires, a cui giunge tramite un trasferimento in pullman. Rimane qui due giorni, osservando la vita pullulante della città, perdendosi nel traffico, tra ballerini di tango e tifosi del Boca, e rievocando i personaggi famosi che hanno attraversato quelle vie: dai poeti Jorge Luis Borges e Julio Cortáza al cantautore Carlos Gardel.

Jovanotti ci porta con sé nel suo fantastico viaggio, facendoci vivere ogni giorno come se ci trovassimo su un pianeta diverso; facendoci ammirare le onde dell’oceano, le dune del deserto, le cittadine che visita, le particolari casette in cui riesce a dormire; facendoci percepire il caldo asfissiante del deserto, il gelo delle Ande e il buonissimo gusto dei cibi che assaggia; facendoci conoscere le persone che incontra come se fossero nostri amici. Al termine di ogni episodio ci dona anche la lettura di una poesia che rispecchia le riflessioni della giornata e il tema del viaggio. Infatti, il titolo di questo documentario è proprio ispirato ad una poesia, precisamente all’ultimo verso de Il pigro di Pablo Neruda, poeta di origini cilene.

Jovanotti ci elegge a suoi compagni di viaggio, non documenta soltanto ogni momento, ma condivide con noi le sue emozioni, le sue difficoltà, i suoi momenti di pazzia, facendoci esplorare posti in un periodo in cui siamo costretti a rimanere chiusi in casa e non sapremo quando potremo ritornare a viaggiare con la spensieratezza di prima. Con questo documentario Jovanotti ci insegna che è possibile viaggiare anche telematicamente, ammirare posti mozzafiato anche all’interno della propria stanza e provare emozioni forti anche seduti su una semplice sedia.

Nell’ultima puntata, ormai a Cortona, il cantante dichiara: «Viaggiare fa prendere coraggio, fa riflettere sul fatto che si vive una volta sola e ti fa buttare nelle cose. Di questo viaggio ricorderò maggiormente dei momenti che mi sono conquistato con fatica e il sapore di certi cibi, perché il miglior condimento di un cibo è la fame. Ogni momento è scolpito nelle mie cellule».

E con Buenos Aires ha termine un viaggio che è un più di un semplice viaggio turistico e di esplorazione, ma è un viaggio di scoperta interiore ed esteriore che ha stravolto la sua vita, in cui Jovanotti si è sentito parte vivente di quel meccanismo meraviglioso e complesso che è il mondo.

Martina Ragone

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