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Nao Robot: l’umanoide francese

Francesca Rotondo 14 aprile 2017 Commenti disabilitati su Nao Robot: l’umanoide francese
Nao Robot: l’umanoide francese

«E’ utilizzato negli ambienti di ricerca, ma anche in ambito familiare (..) Spopola in Giappone, perché è uno spasso per i bambini: parla tre lingue, canta, balla ed è molto divertente»

Carlo Alberto Avizzano, direttore del laboratorio di robotica della Scuola Sant’Anna di Pisa

 

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Un concentrato di tecnologia in soli 58 centimetri, pronto a rivoluzionare il mondo e dal nome semplice ed incisivo: NAO. Questo robot umanoide di taglia media, autonomo e programmabile, è stato sviluppato dalla società francese di robotica Aldebaran Robotics, con quartier generale a Parigi.

Il progetto è stato lanciato nel 2004, ma la nascita effettiva di Nao risale al 2006. Nell’agosto 2007 ha sostituito Aibo, il cane robot della Sony, nell’impiego nella Standard Platform League (SPL) delle competizioni internazionali RoboCup (Robot Soccer World Cup).
I tecnici della Softbank Robotics (attuale nome dell’azienda parigina) sono già all’opera per apportare miglioramenti allo loro creazione: Nao è infatti un’opera aperta alla collaborazione di ricercatori e sviluppatori, in linea con la necessità di incentivare la robotica umanoide nel suo complesso.

La robotica costituisce ormai una nuova ricoluzione tecnologica e sta investendo con forza anche il nostro paese. L’Italia, animatamente conosciuta per arte, cultura, bellezze architettoniche e paesaggistiche, si sta aprendo con fiducia anche a questo complesso ed affascinante campo, mostrandosi al  passo con i tempi e all’altezza delle aspettative. Annoverata tra i primi 10 produttori mondiali di dispositivi robotici, emersa come il sesto mercato mondiale e il secondo in Europa, la nostra penisola è in totale ascesa, nonostante il primato mondiale del Giappone rimanga indiscusso.

Inoltre, in una società che vede aumentare sensibilmente l’età media della popolazione, la presenza di robot umanoidi potrebbe rivelarsi utile per l’assistenza agli anziani e il supporto domestico. Ma la gamma dei possibili utilizzi di Nao è talmente vasta ed eterogenea da non poterlo minimizzare a semplice “robot di compagnia” o “assistente tecnologico” alla famiglia. Questo dipende principalmente dalle sue immense potenzialità di programmazione e dalla sua struttura.

Nello specifico Nao è in grado di muoversi grazie a 25 gradi di libertà e due videocamere che gli consentono di interagire con l’ambiente circostante. Possiede un’unità inerziale che gli permette di sapere se è seduto o in piedi ed è corredato da diversi sensori: tattili e di pressione per iniziare, ma anche ad ultrasuoni ed infrarossi. Quattro microfoni direzionali, un sintetizzatore vocale, il supporto wifi chiudono il cerchio e lo rendono una sottospecie di essere vivente tecnologico in miniatura. Unica pecca, se così la si può definire: la batteria è limitata. Il robot ha un’autonomia di un’ora e mezza, variabile a seconda dell’utilizzo.

In attesa di diventare uno degli strumenti domestici più desiderati, il suo utilizzo si sta diffondendo principalmente nel settore della didattica: è già adoperato in scuole di settanta Paesi, dalla primaria all’Università. Nao è una sorta di “professore tecnologico” che sale letteralmente in cattedra e insegna agli studenti competenze specifiche nel settore high-tech, ad esempio programmare in un modo intuitivo e divertente, nel tentativo di colmare il divario tra la teoria appresa a scuola e la pratica richiesta dal mercato. Incarna uno strumento innovativo ed adattabile ad una grande varietà di contenuti educativi trasversali, ma è anche in grado di incentivare soluzioni creative, aumentare la motivazione degli studenti e appassionare allo studio di materie tendenzialmente asettiche come matematica, scienze, ingegneria, tecnologia. Per queste ed altre qualità questo umanoide è garante di un’esperienza di apprendimento unica nel suo genere.

Forse il requisito più sorprendente di Nao risiede nella sua capacità di interazione.  Come piccolo mostro di “tecnologia emozionale” ed essendo dotato di un cuore artificiale pulsante, il droide è in grado di comprendere i significati delle parole e, di riflesso, stabilire relazioni umane. Oltre ciò, riconosce visi ed espressioni, memorizza i volti, reagisce ai sorrisi e stringe addirittura delle amicizie. Più che sconvolgente.

Nao è soprattutto una perfetta esemplificazione dell’attuale società ipertecnologica e dei vantaggi che la scienza apportare al mondo. Accanto ad essi, però, non possono che sorgere dubbi di tipo etico sul rapporto uomo-macchina e sul livello di autonomia di questa nuova specie di automi.
Se in un futuro non troppo lontano il progresso scientifico ci costringerà a convivere con intelligenze artificiali, sistemi intelligenti multifunzionali, robot sociali e domestici, factotum evoluti e perfezionati, bisogna gettare ora le basi del giusto e dell’ingiusto.
A questo ci pensa la Roboetica, così definita da Spyros G. Tzafestas: «ramo dell’etica applicata, cioè riflessione filosofica sistematica ed informata che studia le conseguenze tanto positive che negative dei robot nella società, allo scopo di suscitare la progettazione, lo sviluppo e l’uso morale dei robot, in particolare dei robot “intelligenti” ed “autonomi” ». (Roboethics, Springer 2016)

Francesca Rotondo

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