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“Moonlight”: film drammatico vincitore di tre premi Oscar

Silvia Di Conno 19 maggio 2017 Commenti disabilitati su “Moonlight”: film drammatico vincitore di tre premi Oscar
“Moonlight”: film drammatico vincitore di tre premi Oscar

“Moonlight” è stato il film previsto per il 16 maggio al cinema barese Esedra: questo è stato il settimo appuntamento cinematografico del cineforum che è iniziato a Marzo e proseguirà fino al 13 giugno. Scritto e diretto da Barry Jenkins nel 2016, questo film si basa sull’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney. Notevole è stato il successo riscosso da questa pellicola cinematografica: “ Moonlight” ha infatti ottenuto nel 2017 tre premi Oscar come miglior film, per il miglior attore non protagonista e per la migliore sceneggiatura non originale.

La storia è incentrata sulla vita di un ragazzino afroamericano di nome Chiron originario di Liberty City, un quartiere residenziale di Miami; la sua biografia è sviluppata dall’inizio alla fine del film tramite la divisione di quest’ultimo in tre capitoli, ossia nell’ordine: Piccolo, Chiron e Black. Ognuno di questi tre corrisponde ad una fase della vita di Chiron: rispettivamente infanzia, adolescenza ed età adulta.

La sua infanzia è vissuta all’insegna di una fuga perenne tanto da una madre tossicodipendente quanto dagli scherni di tutti gli altri bambini che gli si approcciano solo per ferirlo sia a livello fisico sia psicologico. Lo stesso appellativo “piccolo” è infatti il nomignolo che i coetanei gli attribuiscono per svilirlo: è interessante a questo proposito la scelta del regista di porlo come titolo della sezione, quasi ad evidenziare profeticamente che l’essere di Chiron finirà col coincidere con l’opinione che gli altri hanno di lui. Chiron sembra infatti non mantenere uno scarto tra la visione che lui ha di sé e quella che invece hanno gli altri, sentendosi effettivamente un essere umano destinato ad affrontare la vita come un nano tra giganti.

L’unico suo punto di riferimento rintracciato del tutto casualmente tra una fuga e l’altra è la casa dei fidanzati Juan e Teresa, sempre pronti ad accoglierlo. Anche la via di salvezza, però, sembra correre sullo stesso binario della strada da cui Chiron cerca disperatamente di fuggire: lo stesso ruolo di aiutante di Juan è infatti compromesso dal suo lavoro. Egli è uno spacciatore che rifornisce anche la madre del ragazzino: e’ come se paradossalmente Juan, essendo l’unico vero amico e interlocutore del bambino, lo salvasse dal male che lui stesso in parte gli procura vendendo la droga alla madre.

Durante l’adolescenza l’incubo diviene sempre più insostenibile per Chiron: le situazioni difficili dell’infanzia si amplificano rendendo la madre sempre più fuori controllo e i ragazzi sempre più crudeli e violenti.

Il rapporto con un coetaneo di nome Kevin che sembra condurre Chiron alla scoperta della propria sessualità pare avviarsi come uno spiraglio di luce in questa situazione disperata, ma purtroppo non fa altro che peggiorare la situazione perché Kevin si lascia sottomettere dai bulli e picchia a sangue il corpo di Chiron, autoilludendosi così di non averlo mai desiderato.

L’ultima tappa rappresentata della vita di Chiron è la sua fase adulta in cui rinnega il suo passato da vittima debole e indifesa trincerandosi dietro i suoi muscoli esagerati e il suo lavoro da spacciatore. Il nome “Black” fa in questo senso probabilmente riferimento all’oscurità dell’autonascondimento in cui egli si chiude: celando a se stesso il proprio passato, egli sceglie di rinnegarsi come se non avesse altra strada, giocando a mantenere in piedi un io fittizio che si regge sui pilastri della droga, dei muscoli, dei soldi e delle donne.

Specularmente a “Piccolo” anche “Black” è una personalità indotta dall’esterno: il vero Chiron sembra restare infatti imprigionato nell’adolescenza, momento in cui non aveva ancora abbassato del tutto le armi al mondo e cercava di svelarsi a se stesso.

La disperazione dell’essere troppo piccolo per reagire si è quindi semplicemente tradotta in età adulta nella rassegnazione – mascherata da un atteggiamento di fierezza- alla propria piccolezza di cui gli altri hanno sempre cercato di convincerlo con la violenza più cruda nei suoi confronti.

Un incontro del passato riapre le ferite mostrandogli chiaramente la cecità del vicolo in cui si è chiuso, illudendosi di poter “sembrare blu alla luce della luna” anziché completamente “Black”, cioè ignoto a se stesso.

Silvia Di Conno

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