“Se mi lasci non vale”, Salemme e la rivolta degli ex

vert_SMLNV_dataPassati due anni da E fuori nevica, torna al cinema Vincenzo Salemme con Se mi lasci non vale, la nuova commedia che vede il comico napoletano nelle doppie vesti di attore e regista. Se mi lasci non vale oltre ad essere il titolo della nona fatica cinematografica di Salemme è, come tutti sanno, anche il titolo di una canzone che Julio Iglesias incise nel 1976 e che lo consacrò come il cantante latino più popolare di sempre. Titolo a parte la canzone col film c’entra nulla, tantomeno l’occasionale celebrazione del suo quarantennale, anche se il tema del tradimento, protagonista del testo musicale, diventa il punto di partenza della commedia.

Tradito dalla moglie Sara (Serena Autieri), Vincenzo (lo stesso Salemme), incontra per caso Paolo (Paolo Calabresi), vittima della stessa disgrazia con la moglie Federica (Tosca D’Aquino), col quale nascerà, dalla situazione comune, un’amicizia complice. Desiderosi di vendicarsi i due decidono di sedurre, conquistare e poi abbandonare l’uno la donna dell’altro per far sperimentare alle due signore il patimento e l’umiliazione da loro subita. Ad aiutarli, un attore teatrale (Carlo Buccirosso) travestito da autista. Ma non tutto andrà per il verso giusto.

Giusto non svelare il finale di una commedia piacevole, dal racconto leggero e semplice, anche se si percepisce qualche nota stonata, a partite dal cast composto da buoni attori ma troppo eterogeneo, tra i quali spicca soprattutto Tosca d’Aquino che, nonostante sia imprigionata in un personaggio snob, riesce a far emergere la sua classica verve comica. Un film che non rende giustizia al comico romano Paolo Calabresi calato in un contesto prevalentemente napoletano. Dunque non si può che ridere con Carlo Buccirosso, che rappresenta sempre una certezza, soprattutto con personaggi cuciti su misura per lui.

Una commedia caratterizzata da gag e classici siparietti, equivoci e scambi di persona (e di coppia) ai quali Salemme è molto legato e che non rappresentano il massimo della rarità. “Una recitazione naturale, senza estremismi” sottolinea lo stesso Salemme. Canoni convenzionali con tratti di originalità e spunti di comicità poco plateale e di stampo prevalentemente teatrale, evidentemente pensata e costruita nel tentativo di non ripetere situazioni già note e usurate.

Anche se c’è qualcosa che non convince nella scelta attoriale e nella struttura del film, il lavoro di Salemme aggiunge qualcosa in più alla classica commedia degli equivoci, riuscendo a creare un prodotto complessivamente e qualitativamente nella media della commedia italiana.

Ilaria Sinopoli

 

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