A Matera suggestiva mostra dell’artista spagnolo Salvador Dalí

A Matera, presso il complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, al centro dei famosi Sassi, sono esposte più di 200 opere dell’artista spagnolo Salvador Dalí, per la mostra “La Persistenza degli Opposti” che resterà nella città dei Sassi da domenica 2 dicembre fino al 30 novembre 2019, per celebrare la città come capitale europea della cultura.
La location è molto particolare, si tratta di due complessi molto antichi. La Chiesa di Madonna delle Virtù risale, secondo alcune fonti, al XII secolo, è interamente scavata nel banco calcarenitico ed è a tre navate in stile romanico con affreschi più tardi. La chiesa di S. Nicola dei Greci si sviluppa in due navate divise da un muro e terminanti entrambe in un presbiterio ed è caratterizzata da una cripta dotata di importanti affreschi, luogo in cui è ospitata la quarta sezione della mostra. L’area occupata da questa chiesa è importante anche per i reperti archeologici che sono stati rinvenuti, risalenti all’età del ferro, a riprova del fatto che la zona è stata da sempre abitata.
Il progetto “Salvador Dalí – La Persistenza degli Opposti” è nato dalla collaborazione fra l’associazione culturale materana “La scaletta” con la società internazionale “Dalì Universe” e “Phantasya”, società partenopea. Il Circolo “La Scaletta” è un’associazione culturale impegnata nella conservazione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale di Matera e del territorio lucano. “Dalí Universe” è una società specializzata in questo artista e gestisce una delle più grandi collezioni private di sue opere, sotto la direzione di Beniamino Levi, collezionista italiano che ha lavorato personalmente con Dalí negli anni ‘60. “Phantasya” è una società che ha realizzato per l’occasione ologrammi, realtà virtuale, proiezioni 3D, video mapping.
Questa mostra permette di conoscere un lato dell’artista poco noto, quello della scultura, ambito al quale si interessò dal 1934 fino al 1987. Il materiale preferito delle sue statue era il bronzo, lavorato con la tecnica della fusione a cera persa, ma Dalì amava anche realizzare sculture in vetro colorato, poiché credeva che la pasta di vetro fosse il mezzo ideale per l’espressione della metamorfosi.

Eccetto tre sculture monumentali collocate nel centro storico: “L’elefante spaziale”, “Il piano surrealista” e “La danza del tempo II”, le restanti opere d’arte sono fruibili all’interno del complesso rupestre e sono sculture museali grandi e piccole, illustrazioni, opere in vetro, libri illustrati e arredi del grande artista spagnolo. “La Persistenza degli Opposti”, come afferma lo stesso titolo, è un percorso museale volto a rappresentare i principali dualismi concettuali dell’arte di Dalí. Costui era un uomo di opposti, influenzato dalla conoscenza di Freud e dal pensiero del Novecento, basato sul relativismo, subconscio e mondo dell’onirico.
Il percorso museale si snoda in questo complesso museale rupestre, anch’esso un’opera d’arte di una bellezza inedita. Le opere sono organizzate in quattro temi: il Tempo, gli Involucri, la Religione e le Metamorfosi.
La prima sezione è dedicata al Tempo, la cui icona è l’orologio, rappresentato provocatoriamente in maniera molle e floscia, a dimostrazione del fatto che ormai il tempo è una costante incostante. Dalla teoria della relatività di Einstein è impossibile, ormai, interpretare il tempo come qualcosa di fisso. Ad esso consegue la paura della morte, del passare dei giorni, del tempo che non si può più recuperare e che l’uomo si è illuso di poter dominare. Per Dalì questo tema diviene una vera e propria ansia continua, che lo porta a dipingere e scolpire in maniera ossessiva il tempo, nel tentativo di poter afferrare il flusso inarrestabile, a tal punto che spesso lo stesso artista fonde la sua immagine con quella dell’orologio.
Alcune opere determinanti di questa sezione sono La persistenza della memoria, in cui un orologio è adagiato sul ramo di un albero morto. La mollezza è correlata al fatto che, per quanto la misurazione del tempo possa essere precisa in termini scientifici, è variabile a seconda della percezione di ogni singolo uomo, in base alla qualità dei momenti che trascorre. Un’altra opera particolare è la scultura di un cavallo rampante che è appesantito sul dorso da un orologio molle.
Il secondo tema sul quale Salvador Dalí si sofferma ampiamente, è il contrasto tra un involucro duro e un interno molle, rappresentato da soggetti che predilige come il riccio di mare, la lumaca, il bruco e la farfalla. Gli individui, per una propria tutela, tendono a costruire difese protettive intorno alla vulnerabile psiche e Dalì stesso afferma che quello che di lui vede la gente è l’esterno duro, che corrisponde al suo gusto per lo spettacolo, le azioni bizzarre, le affermazioni stravaganti; il vero Dalì è nascosto nel suo interno morbido. Questo lega molto l’artista a Matera: i Sassi, seppure sembrano rudi al loro esterno, nascondono al loro interno una realtà meravigliosa, caratterizzata dall’attività artigianale e dalla bontà d’animo dei suoi abitanti. Quest’opposizione sembra richiamare quella tra durezza e mollezza, tanto celebrata dal pittore; anche per questo Matera è parso il luogo più adatto ad ospitare questa mostra.
In questa sezione si presenta anche la figura della donna, collegata all’immagine della rosa, simbolo per eccellenza della sessualità. Gli elementi reali della donna, ovvero la sua straordinaria bellezza e capacità seduttiva, si uniscono ai misteri nascosti nella sua psiche, raffigurati da cassetti sul suo corpo. La passione per il mondo dell’onirico e del fiabesco lo induce a privilegiare personaggi come Alice nel Paese delle Meraviglie, raffigurata come una dea greca con un lungo vestito panneggiato.
Il terzo tema della mostra è dedicato alla Religione che è stato un elemento determinante nella vita del pittore dagli anni ’50 in poi. Dopo l’esplosione della bomba atomica nel 1945, Dalí aveva sviluppato la cosiddetta “mistica nucleare” che lo indusse a reinterpretare figure religiose attraverso l’utilizzo di concetti scientifici e giochi spaziali. L’autore dichiara di aver avuto questa svolta mistica studiando una serie di cartoline dipinte da lui, in cui ricorreva il tema della farfalla: «La farfalla è presente perchè per santa Teresa d’Avila era simbolo dell’anima. Il brutto e goffo bruco, il nostro corpo, entra in una specie di tomba, il bozzolo. Da questa morte sbuca fuori la farfalla: bella, libera, non più legata alla terra». Tra le opere che si possono ammirare, è caratteristico il “crocifisso spaziale” che raffigura un Cristo contorto e sofferente con una croce dalle linee precise, che sembra provenire dallo spazio cosmico, o la scultura di Adamo ed Eva al cui centro si trova il serpente tentatore che, con il suo corpo, forma un cuore tra i due.
In questo periodo Dalì rivisita il viaggio allegorico di Dante, interpretandolo in chiave psicoanalitica, con simboli iconografici: figure molli, stampelle e arti umani collocati in maniera surreale. In occasione del 700° anniversario dalla nascita del Sommo Poeta, Salvador Dalí è stato incaricato di illustrare l’intero poema, anche se questo lavoro non ha riscosso il successo desiderato a causa del contenuto controverso. Ma restano le illustrazioni, oggi molto ammirate per la loro suggestività, di singoli episodi della Commedia. A riprova del suo misticismo, oltre ad illustrare il poema di Dante, Dalì si cimentò nell’illustrazione del Libro per eccellenza, la Sacra Bibbia.
L’ultimo tema, la Metamorfosi, verte sul fatto che lo sculto re tende a visualizzare le forme del suo inconscio con estrema precisione. La realtà pura, atavica e geologica si sovrappone alla coerenza oggettiva del mondo onirico che dà libero sfogo a pensieri, immagini e parole. Di questa sezione fa parte il cigno-elefante, una scultura che, a seconda dei punti di vista, può raffigurare un cigno o un elefante; una dea greca con il collo da giraffa; un rinoceronte che ha sul dorso la maschera di un uomo, forse Napoleone Bonaparte, e altre sculture che mettono in luce come l’artista abbia dato libero sfogo ai processi dell’inconscio, un mondo misterioso ed incomprensibile che va oltre i confini del possibile e dell’immaginabile.
L’ultima sezione della mostra è costituita da una pinacoteca che raccoglie le varie illustrazioni e stampe dell’artista e una sala cinema che proietta un breve filmato come panoramica sulla vita e il pensiero di Dalì.
Una mostra molto interessante che presenta opere dal profondo significato reso esplicito da didascalie dettagliate e melodie intense che permettono di entrare in contatto con il subconscio dell’artista, il tutto in una location molto suggestiva come quella dei Sassi, luoghi immacolati e ricchi di secoli di storia.

Martina Ragone

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