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“I maestri del pentimento: Leonardo, Michelangelo, Freud” – Lezione del professor Gianluca Cuozzo all’Università degli Studi di Bari

Silvia Di Conno 19 maggio 2017 Commenti disabilitati su “I maestri del pentimento: Leonardo, Michelangelo, Freud” – Lezione del professor Gianluca Cuozzo all’Università degli Studi di Bari
“I maestri del pentimento: Leonardo, Michelangelo, Freud” – Lezione del professor Gianluca Cuozzo all’Università degli Studi di Bari

Il 17 maggio alle ore 11.15 il professor Cuozzo, docente di filosofia teoretica presso l’Università di Torino, ha tenuto una conferenza presso l’aula B del palazzo dell’Ateneo barese che è stata moderata dalla professoressa Giusi Strummiello, ordinaria di filosofia teoretica presso l’Università barese “Aldo Moro”.

Per il pomeriggio della stessa giornata è stato previsto anche un incontro alla libreria barese “Laterza” durante il quale il prof. Cuozzo ha presentato il suo libro “La filosofia che serve. Realismo. Ecologia. Azione”.

Questa conferenza pomeridiana ha costituito il secondo appuntamento  della “Primavera filosofica”, un’iniziativa promossa dalla casa editrice Laterza e curata dai professori Strummiello ed Esposito (ordinario di storia della filosofia presso l’ateneo barese). Essa consiste in una serie di incontri con alcuni protagonisti dell’odierno dibattito filosofico “La rassegna” e nasce dalla volontà di rendere partecipe un pubblico sempre più ampio alla discussione di certe questioni filosofiche che possano risultare interessanti anche ai “non addetti ai lavori” nella misura in cui si intersecano con problemi attuali.

Durante la lezione tenuta in mattinata, invece, il professore si è focalizzato sul concetto di pentimento e sul mutamento del rapporto tra l’uomo e la natura conseguente allo sviluppo della tecnica: quest’ultimo avrebbe infatti fatto sì che gli uomini dimenticassero il nesso di contingenza e casualità nell’ambito della dimensione storica e quindi la libertà dell’agire stesso; avrebbero infatti volto la propria azione all’annullamento del caso, illudendosi di rendersi più liberi in questo modo, ma riducendosi di fatto a schiavi del meccanismo del progredire continuo volto alla sottomissione della natura ai propri fini.

Il professore è partito dalla distinzione di due tipi d’azione: l’azione teleologicamente orientata al futuro progresso e l’azione volta ad una sorta di “pentimento strategico”. La prima è irreversibile perché si fonda sul raggiungimento di uno scopo che non solo sembra essere l’unico possibile per chi lo persegue, ma soprattutto appare imprescindibile in una visione in cui ogni passo verso una presunta idea di “meglio” è propedeutico al successivo. In altri termini, la reversibilità non è contemplata in questa visione perché entrerebbe in contraddizione col presupposto fondante di questa, e cioè l’urgenza di forzare i meccanismi necessari della natura per renderla disponibile all’uomo: alla luce di questa pregiudiziale, infatti, ogni volgersi indietro -perché consci della possibilità di reversibilità -coincide col regredire.

Questo tipo di azione assume quindi delle sembianze “mitiche” perché l’orientamento allo scopo è tale che l’agire stesso sembra paradossalmente perdere consistenza fino a scomparire dinanzi al risultato prefissato. Il professore ha quindi messo in luce come il capitalismo, anche se pretende di essere fondato sulla razionalità, si imponga di fatto inconsapevolmente nella sua veste di forza mitica divenendo una sorta di gabbia apparentemente gaudente in cui la nostra vita è incastrata, tanto da renderci tutti paragonabili al protagonista de “Il castello” di Kafka perché come lui sembriamo condannati ad essere immersi in un caos indecifrabile.

La seconda tipologia di azione è invece quella orientata al passato: il pentimento è definito “strategico” perché fondato sull’idea di reversibilità. In altri termini, ci si pente nella misura in cui si ha la possibilità di orientarsi nuovamente al passato per modificarlo, alla luce della constatazione della discrepanza che intercorre tra la propria volontà iniziale e il risultato conseguito. Questa visone conserva quindi gelosamente il valore del binomio contingenza- casualità e quindi quello della libertà umana che è tale proprio perchè non è costretta in quel cieco procedere in avanti tipico del progresso tecnico, ma si preserva sempre aperta a tornare indietro appena possibile per scalfire la propria azione passata.

A questo proposito, il professore ha fatto riferimento a figure del mondo della letteratura e dell’arte che sembrano essersi mosse in una dimensione di pentimento volto alla reversibilità: a livello letterario, ad esempio, lo scrittore Calvino ha affermato come i suoi racconti migliori derivassero dalla fecondità di storie da lui precedentemente scritte ma da lui stesso scartate. Lo scrivere appare quindi come un’azione reversibile grazie alla possibilità di attingere dai propri stessi scarti, recuperando così frammenti del sé da porre in tensione dialettica con i nuovi.

In campo artistico, invece, la scultura marmorea “Pietà Bandini” rappresenterebbe una sorta di presentimento da parte di Michelangelo della possibilità di un futuro senso di colpa per non aver operato al meglio delle proprie capacità: i movimenti dei corpi sembrano dunque essere abitati da una bellezza tanto straordinaria quanto dilaniata dal terrore di non essere tale. Michelangelo sembra quindi aver lavorato a quest’opera nella prospettiva di un’anticipazione del pentimento: ha agito in un modo piuttosto che in un altro per scongiurare un eventuale errore fatale, plasmando così la materia nel presente in una maniera piuttosto che in un’altra affinchè essa non agisca a sua volta sulla sua stessa anima per volgerla alla colpa di aver operato nella direzione della bellezza solo in termini di intenzioni, ma non di risultato effettivo.

Il celeberrimo dipinto “La Gioconda” di Leonardo manifesterebbe invece un ulteriore aspetto del pentimento: la natura che fa da sfondo alla Monna Lisa rappresenterebbe la necessità del regno naturale prima che si riducesse a mero strumento umano. La possibilità di esercitare la propria legittima libertà del volgersi indietro, quindi, si adagia sul volto della Gioconda ed è sostenuta dalla stessa natura che, dall’alto della sua necessità, incornicia la libera e casuale contingenza umana.

 

Silvia Di Conno

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