La Statua della Libertà, “signora” dei migranti, sarebbe in realtà un uomo?!

Statua della Libertà

Chissà se i 472 mila turisti italiani hanno notato, l’anno scorso, le sembianze mascoline della celeberrima “Lady Liberty”, dall’originario “Liberty enlightening the world” traduzione dal francese “La liberté éclairant le monde” (la Libertà che illumina il mondo).

Fin dal 19 giugno 1885, data d’insediamento della “signora” del migrante più famosa del mondo nel porto di New York, si hanno dubbi sulla sua “sessualità”.

Per dirimere il caso, è necessario dunque risalire agli ideatori: accanto al famoso Eiffel, che si occupò principalmente della struttura reticolare interna, occorre citare Édouard René de Laboulaye e Frédéric Auguste Bartholdi, cui si deve la realizzazione del monumento, di fatto immaginato, progettato e costruito tutto in terra francese e solo dopo donato agli Stati Uniti in segno di amicizia e in onore della Dichiarazione d’Indipendenza di un secolo prima.

Ora, la musa ispiratrice di Bartholdi non sarebbe sua madre Charlotte a dir della giornalista Elizabeth Mitchell che, nel suo ultimo libro “Liberty’s Torch: The Great Adventure to Build the Statue of Liberty” (La fiaccola della libertà: l’avvincente storia della Statua della Libertà), attira l’attenzione sul fratello dell’artista, Charles. Quest’ultimo divenuto pazzo, si era rifugiato in un profondo mutismo difronte al fratello che gli rendeva visita regolarmente in cerca d’ispirazione. Tale modello spiegherebbe la mascolinità dei tratti della Statua come dimostrato dallo studio delle foto d’archivio riguardanti la famiglia di Bartholdi. Secondo l’accanita giornalista non potrebbe mai trattarsi della madre dalle sopracciglia più inarcate, le labbra più sottili e dal naso più piccolo.

Ma secondo altri l’ispirazione è persino italiana: Mister Liberty ricorderebbe la statua della Libertà della Poesia, presente sul monumento funebre di Giovanni Battista Niccolini nella basilica di Santa Croce a Firenze. E ci sarebbe anche Milano a reclamare la propria eredità artistica, con “La Legge Nuova” di Camillo Pacetti, datata 1810 e collocata sulla balconata del Duomo milanese.

Indiscusso, almeno, il significato dell’opera che rimanda chiaramente alla libertà, non solo tramite la fiaccola illuminista ma anche grazie alle catene spezzate e alle sette punte (i sette mari del mondo), idea di libertà da ogni forma di territorialismo. I 93 metri, compreso il basamento di granitico e grigio-rosa di provenienza sarda, sono dunque più che mai attuali: non a caso il sonetto di Emma Lazarus The New Colossus, inciso sul piedistallo, termina così:

“Give me your tired, your poor,

Your huddled masses yearning to breathe free,

The wretched refuse of your teeming shore.

Send these, the homeless, tempest-tost to me,

I lift my lamp beside the golden door!”

“A me date

i vostri stanchi, i vostri poveri, 

le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi,

i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. 

Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste, 

e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.”  

Giulia Cataneo

 

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: